Il valore della poesia

Ogni anno il 21 marzo, in concomitanza del formale (dato che in realtà fino al 2102 avverrà il 20 marzo) equinozio di primavera, si celebra la Giornata internazionale della poesia, proclamata dall’Unesco nel 1999. La coincidenza di questa data con questa ricorrenza sancisce un legame indissolubile tra ciò che significa la primavera nell’immaginario umano da tempi immemori e ciò che suscita in chi la scrive e in chi la recepisce la poesia: lo schiudersi dei fiori e delle sensazioni derivanti dai versi come rinnovamento della vita. Ogni volta che un poeta si accinge all’atto della poesia, per prima cosa semina le idee, poi disponendole le innaffia attendendo il frutto. Un frutto senza tempi precisi e coi sapori più diversi, inaspettati al suo primo morso e poi diversi al gusto e al fiuto di ogni singolo individuo.

Ciò che causa commozione nella poesia non è figlio dell’ammirazione di una sfuggente bellezza, del significato di una parola in particolare, della disposizione precisa delle sillabe e degli accenti: questi non sono che strumenti soggettivi, necessari al raggiungimento di uno scopo molto più profondo.
Quel che commuove è l’impatto che ha sui nervi, sulle viscere di colui a cui viene mostrato qualcosa che giaceva nel suo intimo senza che ne fosse a conoscenza: non è una sensazione di felicità, di serenità, ma un tocco malinconico a una corda che suona, quando poco prima era atona. Non è una carezza di labbra che sfiora una guancia, ma un bacio profondo, passionale, che lascia un segno nell’animo.
La turbolenza dell’uomo, che sogna da lucido mentre legge, lo porta a provare qualcosa che è sia dolore sia piacere, come un orgasmo, trasportando nel retro dei suoi occhi qualcosa che in seguito a questa postulazione nervosa ha l’aspetto di un paradiso rivelato.
Le parole, nonostante la loro inadeguatezza nel poter esprimere quello che si vuole esprimere, proseguono nel limare quella stessa infinita volontà di potenza a cui sono soggette, essendo loro stesse nel loro singolo vuote e impersonali, ma nel loro insieme possono incidere sulla vita e la prospettiva di un uomo. Nessuna poesia sarà quella giusta, tutte sono sbagliate nella loro formulazione, ma è nel contatto che ha col lettore che possono diventare perfette.

La poesia di oggi, quella celebre e famosa e che si vende di più, non ha queste doti poiché anche in questo ambito si è figli del nostro tempo con la poca voglia di concentrarsi e l’abitudine di scorrere velocemente (per questo abbiamo tanti finti Ungaretti che credono di fare poesia mettendo una parola a verso) e di ricercare cornici che escludono i contenuti. (Basti anche vedere il declino della musica).

Per questo non deve passare inosservata questa ricorrenza. In un mondo che perde di poesia ogni giorno è importante riesumare i garanti delle emozioni pure che si sono susseguiti nel tempo. Perché la poesia non è fine a se stessa, ha un valore universale che si può manifestare sia in una lettura collettiva ad una piazza gremita, che a mente, seduti, nella penombra della propria stanza.
Questo valore è sentire, senza limiti di tempo e di spazio, la vicinanza di un uomo a un altro uomo

Manuel Torre

Foto di copertina di Francesco Palumbo

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