La mattina di Venerdì 15 marzo 2019 la gente nelle piazze di tutto il mondo marciava per l’ambiente.

La mattina di Venerdì 15 marzo 2019 la gente nelle moschee di Christchurch correva per la vita.

Tra gli articoli sulla protesta globale portata avanti dall’ormai celebre Greta Thunberg, nella mattina di venerdì scorso, si sono tristemente fatti largo gli articoli riguardanti la sparatoria avvenuta nella moschea Al Noor e nel Centro Islamico di Linwood nella città di Christchurch, in Nuova Zelanda. Un suprematista australiano, assieme ad altre tre persone ancora non identificate, ha aperto il fuoco contro i presenti alla celebrazione della preghiera del venerdì, uccidendo cinquanta persone tra passanti, religiosi, e adolescenti. Un video live dell’attentato è stato presente sui social per 17 minuti prima di essere rimosso, raggiungendo in ogni caso le 4000 visualizzazioni. Sulle armi usate durante l’attentato sono state riscontrate delle scritte in vernice bianca citanti le grandi battaglie storiche contro la comunità musulmana dai tempi di Carlo Martello fino all’attentatore di Macerata Luca Traini.

Mattarella, Conte, Macron, Erdogan, Juncker e altri maggiori capi di Stato si sono espressi sull’evento porgendo le loro condoglianze e sottolineando, a seconda dell’interesse, i loro punti di vista sulle cause scatenanti uno degli attentati più sanguinosi nella storia della Nuova Zelanda. Islamofobia, terrorismo, intolleranza, Europa e confini. Il Papa allo stesso modo si rende vicino alla Nazione pregando “per la guarigione dei feriti, la consolazione di coloro che soffrono per la perdita dei loro cari e per tutti i colpiti da questa tragedia”.

Potrebbe questa essere questa l’ennesima descrizione dell’ennesimo attentato nell’ennesimo Paese occidentale che subisce un attacco terroristico perpetrato ai danni di una minoranza etnica e religiosa con il solo scopo di portare avanti una propaganda di odio e divisione. Non è però questo il caso. Non è così perché la Nuova Zelanda non è gli Stati Uniti d’America e Jacinda Ardern non è Donald Trump.

Il Primo Ministro neozelandese Jacinda Ardern è una donna di 38 anni che ha dimostrato e sta dimostrando una tempra e una tenacia come nessun altro leader europeo e occidentale ha saputo fare fino ad adesso, dando una nuova visione del ruolo di capo di Stato a tutto il mondo. Già sotto i riflettori dal 2017 per essere diventata il Primo Ministro neozelandese più giovane ad essere mai stato eletto, durante il suo incarico ha dato luce ad un figlio che ha portato alla sessione delle Nazioni Unite di questo scorso autunno, acquisendo ulteriore notorietà e portandosi a baluardo della figura della donna moderna che prova a farsi largo nel terrificante mondo globalizzato del ventunesimo secolo. Dopo gli avvenimenti degli ultimi giorni, Jacinda ha dato corpo e solidità a tutte quelle attenzioni, consolidando la sua figura di Primo Ministro in uno dei momenti più bui del Paese.

Nelle dichiarazioni successive all’attacco, Ardern ha condannato l’attacco, definendolo come “un attacco terroristico senza precedenti”, definendo i suoi perpetratori non come minaccia per una comunità specifica del Paese ma come attentatori di un sentimento di fratellanza universale, un “noi” che ha un significato molto più solido di un mero gesto di solidarietà verso un’etnia o una religione. “Loro (le vittime) sono noi”, ha sottolineato il premier. Ma più delle parole, più di Trump, del secondo emendamento, Jacinda Ardern è andata oltre ogni possibile pensiero di qualsiasi Repubblicano americano, garantendo nel prossimo futuro una totale revisione della legge sulla possesso delle armi in Nuova Zelanda. Perché un singolo attentato è sufficiente per rivedere gli standard di sicurezza in cui sono posti i cittadini. La forte tradizione di caccia all’interno del Paese ha procurato in passato grandi difficoltà per tentativi di riforma nel 2005, 2012, e 2017. Tuttavia, segni di cambiamento ci sono e sono stati resi visibili a tutti: alcuni possessori di armi hanno già ceduto equipaggiamenti, il gruppo di vendita Hunting & Fishing ha già ritirato dal mercato le armi semi-automatiche in stile militare, e il più grande sito web di vendita Trade Me ha annunciato la rimozione dal sito delle liste di armi semi-automatiche. Il vice Primo Ministro Winston Peters, rappresentante del partito populista e nazionalista New Zealand First da sempre contrario alle riforme sulle armi, ha dichiarato “Il nostro mondo è cambiato per sempre e così sarà per le nostre leggi”.

Il giorno successivo il Primo Ministro si è presentata nella città di Christchurch portando con sé rappresentanti di tutte le fazioni politiche del Paese, non solo del suo partito. Ha incontrato i membri della comunità musulmana, abbracciandoli, lasciando parole di conforto e stringendo a sé una Nazione a pezzi. L’empatia contro la vendetta. Jacinda ha espresso i valori dei neozelandesi, lontani anni luce dai sentimenti di odio dell’attentatore. “Non siamo noi”. Cinque giorni dopo l’attentato, il Primo Ministro ha visitato il liceo neozelandese Cashmere dove un gruppo di studenti ha espresso con la nota danza tribale haka il proprio cordoglio verso alcuni dei compagni rimasti vittime dell’attentato, congratulandosi con una tale espressione di solidarietà.

All’apertura della sessione di dibattito della Camera di martedì, la prima dopo il violento attentato, il premier ha dichiarato, con riferimento all’attentatore australiano:

“Ha cercato tante cose con questo attentato ma una era la notorietà e per questo voi non mi sentirete pronunciare il suo nome. È un attentatore, un criminale, un estremista; ma quando parlerò, rimarrà senza nome”

Jacinda Ardern è una chiara rappresentazione di conforto e fermezza. Ha dato prova di essere vicino ai propri cittadini, di qualsiasi nazionalità essi siano e di avere la forza di portare un effettivo cambiamento al Paese. Ha dato ragione di credere ci sia una risposta vera al terrorismo e all’odio, ai muri e alle divisioni. C’è l’empatia, la comprensione, la mano tesa e la volontà di cambiare il Paese per la sicurezza dei propri cittadini. “La qualità prima di un leader è l’integrità”. Non parliamo dei criminali ma delle vittime. Le vittime siamo noi tutti e tutti noi siamo diversi da chi ci divide. C’è un’alternativa al nazionalismo, al muro di Erdogan, alle armi di Trump, alle divisioni della Brexit. C’è una donna di 38 anni, madre, che ha deciso di abbracciare e stringersi guancia a guancia con chi ha subito una perdita irrimediabile, introiettando il suo dolore per trovare la forza di portare un cambiamento concreto per tutti.

“Siamo stati scelti perché noi non rappresentiamo nulla di tutto questo. Perché rappresentiamo diversità, gentilezza, compassione. Una casa per coloro che condividono i nostri valori. Rifugio per coloro che ne hanno bisogno. E questi valori non sono e non saranno scossi da questo attacco.”

“You may have chosen us – we utterly reject and condemn you”

Matteo Caruso


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