Michele Rech, classe 1983, in arte Zerocalcare, rappresenta uno dei maggiori esponenti di spicco del fumetto in Italia. Da sempre legato alla scena underground, portavoce della generazione anni ’90, si annovera tra le figure più interessanti e complesse della scena culturale di oggi. Nato ad Arezzo, madrelingua francese, il fumettista è adottato da anni dalla Capitale, nel quartiere popolare di Rebibbia, dove sono state create tutte le storie dei suoi libri. I suoi racconti non sono vere e proprie cronache con protagonisti realmente esistenti, ma evocano luoghi e sentimenti comuni, facendosi portavoce dell’incertezza di vivere in un mondo in cui le disuguaglianze sociali si fanno evidenti, la lotta per i diritti s’indebolisce sempre più e la ricerca di un lavoro diventa sempre più difficile. Dal 10 novembre 2018 fino al 31 marzo 2019 Zerocalcare è protagonista di una grande mostra al MAXXI di Roma, realizzata in coproduzione con Minimondi Eventi, a cura di Giulia Ferracci e con la collaborazione di Silvia Barbagallo.

Il titolo dell’esposizione, “Zerocalcare. Scavare fossati, nutrire coccodrilli”, nasce da una suggestione biografica e da una riflessione di stringente attualità sul momento storico che viviamo: i coccodrilli e i fossati rappresentano una condizione emotiva, ma sono anche la grottesca metafora dell’avanzare delle paure originarie dell’uomo, le più primordiali, strettamente legate all’invasione, alla preservazione del proprio territorio; paure artefici della fascinazione verso movimenti d’ispirazione neo-fascista. Il progetto, organizzato intorno a quattro nuclei tematici (Pop, Tribù, Lotte e Resistenze, Non-Reportage), ripercorre tutti gli anni del suo lavoro tra locandine, poster, illustrazioni, copertine di dischi, tavole originali dei suoi fumetti, magliette e loghi. Analizziamo più nel dettaglio ciascun nucleo tematico:
Pop: il primo capitolo espositivo tratta dei temi che riguardano la generazione nativa degli anni Ottanta cresciuta tra game boy, fumetti della Marvel, supereroi e lungometraggi della Pixar. Si tratta di una generazione che cresce in pieno boom economico e che vede poi tramontare progressivamente il sogno della nazione come terra promessa. Il confronto con i giovani d’oggi è ironicamente restituito attraverso la presentazione delle icone pop e alcuni fumetti cult come “Pedagogia e Iggiovanidoggi” (2012) e “La paura più grande” (2015). La rassegna prosegue con l’analisi dei demoni del nostro tempo: i social network, la reperibilità e la produttività.
Lotte e resistenze: questa sezione include fumetti trasformati dall’artista in playground per la formazione dello spazio pubblico e della vita civica: poster, illustrazioni realizzate a sostegno delle iniziative più diverse, fanzine autoprodotte, periodici dedicati all’approfondimento della cultura underground. Il tema affrontato nelle diverse tavole riguarda le conquiste politiche, ritrae i diversi movimenti di opposizione sociale degli ultimi anni e racconta la centralità di alcuni spazi occupati nella formazione di una cultura della differenza. Incluse sono anche vicende tratte dalla cronaca nazionale come approfondimento politico e morale sugli atteggiamenti derivanti dalla dottrina fascista.
Non-Reportage: il terzo nucleo della mostra viene dedicato a diversi resoconti di fatti di cronaca nazionale e internazionale, desunti da esperienze personali e di viaggio. Questa sezione include numerosi approfondimenti e testimonianze vissute e raccontate in prima persona con lo spirito del reportage e trasformate nel diario intimo di un viaggiatore del nostro tempo. Di particolare interesse le tavole “La città del decoro” (2015) pubblicate sul quotidiano La Repubblica, in cui è affrontata la questione del degrado urbano della Capitale e Best Movie, recensioni di film candidati al Festival del Cinema di Venezia a partire dal 2016.
Tribù: rappresenta il cuore della mostra, in quanto attraversa tutti i temi espositivi. Una selezione di circa quaranta tavole illustrate racconta come la verità più autentica dell’autore risieda nella cultura punk, quella che egli stesso definisce la sua “tribù”, la “famiglia di appartenenza”. La scena punk si compone di un organismo sociale determinato e coerente, si declina in correnti, look, generi musicali, ideologie e stili di vita tra i più disparati, come lo Straight Edge, ‘filosofia’ che rifiuta ogni tipo di droga e dipendenza, sposata dall’autore stesso da quando aveva appena diciassette anni. Risulta praticamente impossibile collocare il movimento verso un’unica direzione di pensiero, per questo del punk non è dato parlare se non attraverso le copertine di cd e vinili. Questo fulcro espositivo, concepito dall’autore come un omaggio alla complessità del movimento e “a tutti quei ribelli mossi dall’impeto del cambiamento”, si propone di descrivere la scena punk italiana dell’ultimo quindicennio.

Francesca Moreschini

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