7 Febbraio, il quartiere di Aurora, a pochi passi dal centro di Torino, si sveglia in un tripudio di sirene e lampeggianti blu. È iniziato lo sgombero dell’Asilo, storico centro anarchico presente nel quartiere da oltre 20 anni. Immediatamente 5 occupanti salgono sul tetto, per scenderne solo 30 ore dopo, mentre decine di persone cercano di raggiungere l’Asilo per protestare contro lo sgombero e la militarizzazione dell’area. Alcuni manifestanti sono costretti in un angolo di una piazza adiacente per ore, circondati da decine di poliziotti in tenuta anti-sommossa; vengono istituiti veri e propri checkpoint dove le forze dell’ordine controllano i documenti di chiunque li attraversi ed alcune strade vengono chiuse da reti e barricate.

Due giorni dopo, sabato 9 Febbraio, un corteo organizzato in risposta allo sgombero vede la partecipazione di anarchici da mezza Europa, ma anche di realtà ed individui che non ne condividono l’ideologia, ma che rifiutano le politiche repressive del governo, della questura e dell’amministrazione di Torino. Il corteo conta oltre un migliaio di partecipanti, un dato che spaventa le istituzioni ma che mostra l’obiettivo di più ampio respiro della mobilitazione: contrastare le politiche fortemente autoritarie e repressive di cui il Ministro dell’Interno si fa portavoce e promotore. Durante il corteo ci sono violenti scontri fra i manifestanti e le forze dell’ordine, ed alla fine della giornata il totale degli arrestati, fra il corteo e lo sgombero, è di 11 persone con accuse che vanno dalla resistenza a pubblico ufficiale al terrorismo.

13 Febbraio, i capi d’accusa decadono per mancanza di elementi e tutti ed 11 vengono rilasciati, rimangono l’obbligo di firma e per alcuni il divieto di dimora e l’accusa di resistenza all’arresto. Nel frattempo a Porta Palazzo accade qualcosa di inaudito: la polizia ferma un tram della linea 4 su cui si trovano alcune persone dirette sotto il comune per partecipare ad un presidio contro la militarizzazione del quartiere Aurora (che continua da giovedì) e contro la violenza e la repressione delle forze dell’ordine. Gli altri passeggeri vengono fatti scendere mentre i manifestanti sono costretti a restare a bordo, dove vengono caricati dalla polizia che sequestra i telefoni di chi cerca di filmare l’accaduto, identifica tutti i presenti ed arresta una donna che stava filmando la scena ed un passante che si ferma a protestare contro l’eccessiva violenza delle forze dell’ordine.

Nonostante la frustrazione ho cercato di riportare i fatti nella maniera più oggettiva possibile attingendo tanto da fonti vicine all’Asilo ed ai manifestanti quanto da mezzi di informazione mainstream. Il quadro che ne viene fuori è quello di una settimana di follia in cui è stata messa in atto un’autentica strategia di repressione, in cui le forze dell’ordine hanno raggiunto livelli di violenza fisica e psicologica degni di una dittatura, con il beneplacito e l’esplicito plauso del Ministro dell’Interno e della Sindaca di Torino, cui fa da corollario la dichiarazione del capogruppo della Lega della circoscrizione 6 di Torino che afferma “Nessuna pietà, nessuna, per queste persone. Le Forze dell’ordine sono troppo limitate nei loro poteri. Ci vuole un po’ di Scuola Diaz”.

I discorsi che si possono fare sono moltissimi e basta una breve ricerca su internet per averne una panoramica: dalla gentrificazione feroce in atto in Aurora e nei quartieri adiacenti alle tensioni create dalla militarizzazione del quartiere e della sua vita, dall’incredulità dei suoi abitanti che non vedono nello sgombero dell’Asilo la “liberazione e pacificazione” del quartiere tanto sbandierata dalle istituzioni alla crescente strumentalizzazione delle accuse di resistenza a pubblico ufficiale e di terrorismo. Per ognuno di questi temi il dibattito è molto acceso e non ha senso ridurlo a queste poche frasi.

Quello che è importante notare è che la risposta compatta da parte del “movimento” (l’aggregato di tutte le realtà che in maniera più o meno conflittuale e con ideologie profondamente diverse, si oppone a questo governo ed a questo sistema.) testimonia, come si diceva all’inizio, il più ampio respiro di questa protesta: la genuina paura di un ritorno dell’autoritarismo, di una securitarizzazione della vita pubblica e della repressione del dissenso in nome di una legalità i cui principi sono piegati secondo bisogni e necessità. Lo sgombero dell’Asilo è da un lato l’ennesimo specchietto per allodole, usato dalla politica allo stesso modo della questione migranti: per distrarre dagli enormi problemi strutturali cui l’Italia, come istituzione e come realtà geografica e politica, sta andando incontro. Dall’altro è un pericoloso segnale di un modo di fare politica che abbiamo già visto ripetersi decine di volte nel corso della storia in ogni angolo del pianeta. Visto in quest’ottica, il Tweet di alcuni giorni fa del Ministro dell’Interno, in cui affermava di non voler fare politica pensando ai prossimi mesi, ma ai prossimi 20 anni, non può che spaventare e rimandare il pensiero ai racconti ed alle testimonianze del Ventennio più buio della nostra storia recente.

Mattia Comoglio

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