Buona Apocalisse a Tutti!

Da piccoli vostro padre vi ha mai portato in città a vedere una parata chiedendovi se da grandi sareste stati i salvatori dei falliti, degli sconfitti e dei dannati?

Se siete confusi, allora vuol dire che non siete stati degli adepti di Gerard Way quando, nei primi duemila, era frontman dei My Chemical Romance, una delle band caposaldo della cultura emo dell’epoca.

È lui il creatore della serie di fumetti The Umbrella Academy, da cui è stata tratta l’omonima serie Netflix uscita il 15 Febbraio di quest’anno.

La storia parla della bizzarra famiglia Hargreeves, composta da un eccentrico imprenditore, i suoi sette figli misteriosamente nati tutti nello stesso giorno e dotati di poteri speciali, un maggiordomo scimpanzé e una mamma robot.

Reginald Hargreeves, padre adottivo dei ragazzi, decide di sfruttare i loro poteri addestrandoli come supereroi. Nasce così la Umbrella Academy, gruppo di giovani eroi che combattono il crimine.

I sette piccoli robin non hanno un nome proprio, e vengono da Reginald chiamati con dei numeri. È stata la loro mamma (o almeno così ci viene detto nell’episodio pilota) a dar loro dei nomi, per cui abbiamo:

Numero 1 anche detto Luther, Numero 2 (Diego), Numero 3 (Allison), Numero 4 (Klaus), Numero 5 (l’unico senza nome), Numero 6 (Ben) e Numero 7 (Vanya), l’unico membro della famiglia a non avere poteri.

Dopo aver ottenuto la fama, la morte di Ben e l’improvvisa scomparsa di Numero 5 fa deteriorare il gruppo, che decide ognuno di seguire la propria strada.

Sarà la morte improvvisa di Reginald a riunire gli ex allievi dell’Accademia, ormai grandi e molto diversi tra loro: Luther ha vissuto quattro anni sulla Luna, Diego continua la sua carriera di vigilante, Allison è diventata una stella del cinema, Klaus un senzatetto tossicodipendente e Vanya una violinista di medio talento.

Fioccano discussioni e problemi mal risolti, e il funerale viene interrotto da un particolare fenomeno elettromagnetico: il ritorno di Numero 5.

Il fratello che riappare stranamente sotto sembianze di sé stesso tredicenne, rivela agli altri di aver vissuto per trent’anni nel futuro e di essere tornato con una missione: fermare l’apocalisse che avverrà da lì a cinque giorni.

Come andrà a finire?

Le premesse della serie sono estremamente comuni: il tema dell’Apocalisse ha caratterizzato una stagione di Supernatural ed è la base di Good Omens, libro che vedrà la propria trasposizione telefilmica a maggio di quest’anno; ma nonostante questo la serie funziona e la struttura di ogni episodio è fatto in modo tale da spingere lo spettatore a continuare la visione fino a che tutti i misteri che si presentano man mano non si siano risolti.

La colonna sonora è un altro elemento che fa funzionare serie: ottima e perfettamente studiata, ricorda molto Guardians of the Galaxy per la minuzia delle scelte musicali e per la scelte delle canzoni in sé, molto famose che però restano impresse assieme alle scene cui fanno da accompagnamento.

Il telefilm conta dieci episodi ed è stato rinnovato per una seconda stagione. Come già accennato, la storia è nata dalla penna di Gerard Way, che ha pubblicato con la Dark Horse Comics (una sezione della DC Comics) l’omonimo fumetto The Umbrella Academy, che conta attualmente quattro volumi e alcune ministorie ed è stato premiato con l’Einser Award per la migliore miniserie (2008).

[ATTENZIONE: DA QUI IN POI COMINCIANO GLI SPOILERS]

La scelta di raccontare di una famiglia dichiaratamente disfunzionale di supereroi l’ho particolarmente apprezzata, poiché spesso l’elemento disfunzionale è presente ma non esplicito.
Da lettrice e spettatrice di Batman, l’ho trovato concettualmente simile a Batman Beyond, serie del 1999 ambientata in una Gotham futuristica in cui praticamente Bruce Wayne resta solo col suo cane e il suo maniero, poiché i suoi figli si sono completamente allontanati da lui e dal suo terribile carattere.

La differenza sta nel fatto che in TUA papà Hargreeves farebbe rivalutare ogni padre scellerato di serie e fumetti, come ad esempio l’imperdonabile John Winchester (chi ha visto anzi subito Supernatural sa di cosa parlo).

I sette protagonisti sono personaggi che a mio parere rappresentano perfettamente i vari modi in cui viene affrontato il passaggio dall’infanzia all’età adulta: c’è chi ha paura del cambiamento come Luther, chi come Diego ci si butta a capofitto e chi cresce coltivando un forte rancore per la propria famiglia come Vanya. Chi non ha mai dovuto affrontare grosse difficoltà  per una buona parte della propria vita e cade in una profonda crisi davanti al primo ostacolo, come Allison, o chi non vuole affrontare i propri fantasmi (effettivi o metaforici) e decide di ignorarli anche in modo distruttivo.

Le loro vicende personali ci vengono svelate man mano e permettono allo spettatore di capire meglio i personaggi ed eventualmente affezionarsici ( in questo senso, Klaus sembra il favorito del pubblico).

Parlando della storia in sé, la scelta di trama del personaggio apparentemente più debole che si rivela in realtà essere il più forte e potente di tutti è una scelta abbastanza scontata ma apprezzabile, se non fosse che il personaggio in questione, Vanya, è l’unico personaggio che ho trovato poco sopportabile.

Il suo complesso di inferiorità nei confronti dei fratelli ha generato un certo tipo di rancore comprensibilissimo, ma ha prodotto un principio di autocommiserazione che alla lunga snerva non poco.

Il salvatore del mondo, Numero 5, è un altro personaggio chiave e molto enigmatico, soprattutto perché i suoi fratelli sono capaci di non credergli nonostante abbiano vissuto le avventure più improbabili e disparate. Per esempio, Luther è per metà scimpanzé ma non riesce a credere al racconto sull’Apocalisse di suo fratello, interessante.

L’arco narrativo di Numero 5 è la base su cui ruotano tutte le vicende della serie: i principali antagonisti della serie, Hazel e Cha-cha, sono degli agenti mandati da un’organizzazione a catturarlo per impedirgli di cambiare il corso della storia. E sembra quasi che il corso degli eventi, che pare poter essere in qualche modo controllato dall’organizzazione – chiamata La Commissione – trovi sempre il modo di compiersi nel modo prestabilito, nonostante i vari tentativi di 5 e dei suoi fratelli di cambiarlo.

Menzione d’onore trovo vada riservata anche ai due agenti, Hazel e Cha-cha, killer professionisti il cui compito è quello di far fuori ogni persona che ostacola il corso già scritto della storia.

Spietati ed efficienti, sono il prototipo della coppia di poliziotti partner da una vita e sfruttati dalle alte sfere. Se Cha-cha (interpretata da una bravissima Mary J. Blige. Sì, quella Mary J. Blige) è ancora un impeccabile braccio della Commissione, Hazel comincia ad essere stanco della vita da cecchino, e vorrebbe trovare un nuovo scopo alla propria vita.

Lo trova in Agnes, una dolcissima pasticcera che vende le proprie ciambelle in un negozio in città e sogna di trasferirsi in campagna dove poter vivere nel suo cottage e sperimentare con la cucina vegana. La dinamica tra i due è molto tenera e la coppia si discosta dalle classiche romance dei telefilm, con un giovane uomo e una donna più attempata.

Non mi dilungo ulteriormente sugli altri personaggi, vi dico solo che personalmente il mio preferito dell’intera serie è stato Numero 6. Ma non era l’unico figlio morto? – vi chiederete voi. Ebbene, scoprirete il perché solo vedendola.

Nonostante sia una serie poco impegnativa e non molto innovativa, come buona parte delle storie tratte dai fumetti, The Umbrella Academy è un bel prodotto che consiglio di vedere tutto d’un fiato.

Fatemi sapere assolutamente quale sia il vostro numerino preferito e cosa ne pensate della serie.

Per chi volesse approfondire senza aspettare la seconda stagione, i fumetti sono in vendita online e nelle fumetterie, oltre che disponibili gratuitamente su readcomicsonline.com. Le differenze con la serie, per quanto ho capito non avendolo letto, non sono eccessive, e anche la seconda serie dovrebbe rientrare nel primo volume.

Se lo avete finito e siete rimasti insoddisfatti, Netflix ha provveduto a pubblicare una colonna sonora parziale del telefilm, che conta anche un paio di cover di Way stesso.

Annabella Barbato


Sitografia:

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