Vorrei iniziare con una prima domanda sul libro. Lei come descriverebbe la sua raccolta di poesie e se c’è un motivo per cui ha scelto la forma poetica?

Innanzitutto, grazie per avermi dato questa possibilità di esprimermi. Io ho scelto questa forma poetica per esprimermi e denunciare ciò che viviamo e sentiamo nella nostra quotidianità. Soprattutto a livello politico e nella storia ci hanno insegnato tanti grandi poeti che hanno usato la poesia come forma di denuncia, la poesia non è soltanto – secondo me – scrivere delle cose romantiche, ma è pure uno strumento di denuncia che può servire e aiutare molte persone a capire tante dinamiche politiche. Per me è un bello strumento di denuncia.

Le sue poesie vedono intrecciarsi arte e diritti umani, diventando un manifesto ed espressione del sentimento di migliaia di persone che giungono in Italia ogni anno, crede che la poesia possa essere utilizzata come mezzo per un riscatto sociale e creazione di una società più equa?

Sì, io credo di sì, credo che sia un mezzo che può aiutare tante persone a capire delle dinamiche, cercando di rispettare i diritti umani. Perché spesso la gente non capisce e poi con l’ignoranza crea delle difficoltà alle persone che non hanno le informazioni chiare su certe cose e li fanno diventare razzisti o portarli su una strada che magari loro personalmente non vogliono. Quindi penso sia un manifesto che a chi arriva, capirà che ci sono tante cose dentro.

Nelle sue parole c’è una forte denuncia al colonialismo europeo, che anche se non in modo ufficiale come con le colonie, esercita una forte influenza nella politica del continente africano.

È una bellissima domanda che mi piace molto, perché ultimamente c’è stata della propaganda politica su tante finzioni. Il neocolonialismo oggi, soprattutto nell’immigrazione, ha una grandissima responsabilità e la prepotenza delle politiche internazionali ha creato tanti problemi in Africa. Il neocolonialismo, lo sfruttamento, le implicazioni delle multinazionali e tante altre cose, soprattutto la moneta coloniale francese che sta in Africa da sessant’anni e che oggi il 60% delle nostre economie vanno in Francia. Questa forma non ci aiuta per niente e noi non riusciamo a svilupparci per questo motivo, che è una cosa che sta appoggiando le dittature in Africa, la vendita di armi, i traffici che stanno dietro tante cose. Non sta aiutando i nostri Stati ad andare avanti, è una cosa abbastanza difficile, ma dobbiamo affrontarlo. Per quanto riguarda i paesi africani ci sono problemi, per il franco ci sono problemi che hanno rovinato la nostra economia, per quanto riguarda le multinazionali oggi con l’inquinamento, con le truffe che fanno non pagando circa 50 miliardi di dollari, che rubano agli stati africani ogni anno. E poi gli appoggi che fanno ai nostri dittatori, che hanno dei miliardi nelle banche occidentali, ad esempio l’unica ambasciata europea aperta in Eritrea è quella italiana. Questa dittatura in Eritrea è sempre stata appoggiata dall’Italia. Tornando alle multinazionali, per l’inquinamento gli agricoltori non riescono più a coltivare, i pescatori non riescono più a pescare. Un esempio: nel delta del Niger l’Eni ha distrutto tutto. Come fanno? La gente locale è costretta a migrare, quindi il neocolonialismo è responsabile di questo dramma.

 

E tu questo lo denunci nelle tue poesie, nella raccolta le dividi in diverse sezioni.

Sì il libro è diviso in sezioni, dove parlo dell’essere umano, della ricerca di una vita migliore, come se fosse una narrazione dove inizio con la denuncia fino alla fine, in cui parlo della responsabilità delle persone coinvolte nel problema e che va via alla ricerca di una vita migliore.

 

Soprattutto negli ultimi in anni in Europa e in Italia il fenomeno dell’immigrazione è stato oggetto di una pesante strumentalizzazione politica, che ha portato a un aumento preoccupante di episodi di razzismo e all’introduzione di norme e provvedimenti discriminatori come il recente Decreto Sicurezza. Lei, che ha vissuto in prima persona il percorso difficile e il dramma dell’emigrazione cosa si ricorda e cosa si sente di raccontare?

Io penso che quando dicono che l’immigrazione sia un problema è nascondere i problemi che ci sono in Italia e soprattutto in Europa. Sicuramente l’immigrazione può essere un problema quando non viene gestita in un modo giusto, ma ci sono dei veri problemi in Europa che non c’entrano con l’immigrazione. Per esempio oggi la criminalità organizzata, che ha una grande responsabilità su tante cose che succedono in Italia, ma quando i politici – per avere due voti – si aggrappano a delle persone che non c’entrano niente della situazione economica europea, che sia italiana o di un altro paese. L’estrema destra oggi per fare voti si aggrappa agli stranieri che non hanno nessuna colpa e, per quanto riguarda il nuovo Decreto Sicurezza, io lo chiamo Decreto Insicurezza. Perché spedendo le persone per strada – ci sono delle persone che avevano la protezione umanitaria e a cui non verranno rinnovati i permessi – che cosa fa questo decreto? Un bel regalo alla criminalità organizzata, perché quelle persone si ritroveranno per strada e chi non ha la possibilità di affrontare la situazione, si ritroverà facilmente nelle mani della criminalità organizzata. Soprattutto le donne, che si ritroveranno a prostituirsi, per questo io lo chiamo Decreto Insicurezza. Un decreto discriminatorio, non si può dire altro, va abolito. Non si può fare una cosa del genere in un paese civile.

 

Sì, è un provvedimento decisamente discriminatorio nei confronti dei migranti. Ma tu che hai vissuto il dramma della traversata, è chiaramente propaganda politica quella che viene raccontata sugli scafisti, su tutta la vicenda.

Gli scafisti non esistono. Per esempio in Italia sanno tutti che se vai a Pozzallo sono pescatori, sanno stare in barca, e lo stesso è in Africa. Per chi si trova in mezzo al Mediterraneo, la sua vita in primis è in pericolo. Quelle sono persone innocenti che non c’entrano niente. Gli scafisti sono i soldati che hanno armato in Libia per fare la guerra, gli scafisti sono i marinai che hanno finanziato, gli scafisti sono queste persone che hanno preso i soldi degli italiani, le tasse che gli italiani pagano, per armare queste persone a bloccare la gente in Libia e sappiamo tutti che è una violazione dei diritti umani. La Libia è un paese che non ha ratificato la convenzione di Ginevra e come ci si può fidare di un Paese del genere? Io sono stato in Libia e so come funziona, ho visto dentro le carceri come sono, con 30 persone dentro a una cella, dove le persone venivano portate a fare i lavori forzati, dove la notte venivano a prendere le donne e le forzavano a prostituirsi e i miliziani si prendevano i soldi. Questo è un Paese sicuro? Non è sicuro nemmeno per i libici, figuriamoci per gli stranieri. Penso che gli italiani debbano guardare la situazione in faccia. Io dico a tutti gli italiani: i vostri soldi, compreso io che pago le tasse qui in Italia, le tasse che paghiamo vengono usate per finanziare delle persone che schiavizzano e fanno violenza nelle carceri. Questa è la situazione in Libia.

Grazie, penso che questo basti.

Jovana Kuzman
Claudio Antonio De Angelis

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Soumaila Diawara nasce il 4 febbraio 1988 a Bamako, dove consegue la laurea in Scienze Giuridiche con una specializzazione in Diritto Privato Internazionale. Durante il periodo universitario inizia la sua esperienza politica prendendo parte attiva ai movimenti studenteschi a fianco della società civile. Terminati gli studi si inserisce in politica, entrando nel partito d’opposizione “Solidarité Africaine pour la Démocratie et l’Indépendence”. Diventa responsabile della comunicazione del suo partito in collaborazione con la Sinistra Africana. Nel 2012 è costretto ad abbandonare il Mali in quanto accusato, ingiustamente insieme ad altri, di un’aggressione ai danni del Presidente dell’Assemblea Legislativa. A seguito di quell’accusa molti suoi compagni hanno incontrato la morte, altri pochi sopravvissuti sono fuggiti dal paese, mentre lui si trova costretto a seguire le rotte dell’attuale fenomeno migratorio partendo dalla Libia su un gommone. Grazie al salvataggio di una nave della Marina Militare giunge in Italia nel 2014 dove ottiene la protezione internazionale ed è tuttora rifugiato politico.

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