Sabato 2 marzo 2019 la vulcanica scrittrice Catena Fiorello ha presentato  presso la Libreria Nuova Europa – I Granai il suo ultimo romanzo, “Tutte le volte che ho pianto“. Con lei, la professoressa Maria Rita Parsi, psicoterapeuta e presidente della Fabbrica della Pace Movimento Bambino Onlus.

Come spiegato subito dall’autrice, il romanzo nasce per la volontà di far parlare un personaggio che piange, che al contrario di lei sa esprimere i propri sentimenti. Quel personaggio è Flora, la protagonista, che al contrario di molti personaggi femminili non è una superdonna: al contrario, è una persona comune, con i suoi problemi inerenti al mutuo del bar, alla madre, alla sorella… Del personaggio di Flora parleremo però meglio più avanti; per il momento soffermiamoci sull’altro protagonista principale della narrazione: il pianto.

Si viene al mondo piangendo, e piangendo ce ne andiamo dal mondo, se si riesce ad avere il tempo per rendersi contro che ce ne stiamo andando. Nel frattempo, capita di piangere molte altre volte, per molti altri motivi: si piange di dolore, certo, ma anche di felicità, di stupore, di rabbia. Il pianto è il distacco, il cambiamento, l’inizio.

Dopo un’emozionante lettura di alcuni passi del romanzo, Maria Rita Parsi ci illustra uno spaccato del suo lavoro terapeutico inerente al pianto.
La prima domanda che rivolge a chi la contatta piangendo è sempre la stessa: “Quanto sei arrabbiato?” Il pianto è spesso infatti riconversione della rabbia, è ciò che viene prima delle parole, quando queste non sono ancora in grado di esprimere il sentimento.
Il pianto può arrivare esaminando un sogno o un ricordo, anche quando il soggetto è in uno stato di pietrificazione: lì le lacrime sono il segno dello scioglimento, e da lì inizia la guarigione. I soggetti che anche analizzando un evento doloroso restano freddi, impassibili e imperturbabili sono come ghiacciai, che verranno poi sciolti dal raggio di sole della comprensione e del rispetto.
Il pianto può anche essere poi, nei bambini per esempio, nient’altro che un capriccio. Attenzione però, perché anche i capricci spesso nascondono dietro parole, tormenti, paure.

Nel libro però si affronta un dolore troppo grande da elaborare anche per il pianto: il tradimento. Flora infatti narra le proprie vicende dopo la rottura con Antonio, marito che ha amato alla follia, in seguito ai reiterati tradimenti di lui.

Interviene nuovamente la professoressa Parsi con un’interessante precisazione: il tradimento femminile è diverso da quello maschile.
Il tradimento maschile è un ritorno al seno e al grembo, e in questo puramente fisico. Sigmund Freud parlava di invidia del pene, ma forse si sarebbe dovuto occupare prima dell’invidia del grembo. La donna infatti non ha bisogno di ricercare un altro corpo, in quanto essa è già possibile creatrice e generatrice di altri corpi. Il tradimento di una donna è fatto più con la testa che con il corpo, è spirituale e sentimentale, pertanto più definitivo.

Dal tradimento si sviluppa il romanzo che, in un piacevole alternarsi di presente e flashback, delinea i tratti della vita di Flora e dei personaggi che intorno le fanno da coro e contraltare: la figlia quindicenne Bianca, legatissima al padre, che sta entrando nella fase della propria vita in cui si iniziano ad avere i primi contrasti con i genitori; la madre anziana che non è mai riuscita a superare la prematura morte della figlia Giovanna; il ricordo della stessa Giovanna, che nel corso del romanzo avrà una forte evoluzione; il suo collega omosessuale, protagonista di vivaci spaccati su quanto sia complessa la vita di un uomo che ama persone dello stesso sesso in un piccolo paese della Sicilia; e infine Leo, uomo che Flora aveva frequentato vent’anni prima e del quale non ricordava nulla, al contrario di lui. Leo infatti costituisce la svolta nella narrazione della vita di Flora: tornato nel paese d’origine per girare un film, porta con sé un carico di ricordi che la protagonista aveva scordato o non aveva mai appreso. Cambierà così la sua concezione del ricordo di sua sorella, della sua vita, e della memoria stessa.

Scorre rapidissima un’ora, tra l’emozionante lettura di una poesia scritta dalla Parsi dopo aver letto il romanzo, profonde considerazioni e un toccate ascolto di “At last” di Etta James, colonna sonora del romanzo; mentre pian piano si delinea il filo rosso che lega tutta la narrazione: piangete ma non rimpiangete.

Paolo Palladino

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