This is a man’s world: Vox mulierum

Immaginate di avere un dispositivo al polso che, al raggiungimento di 100 parole pronunciate in una giornata, vi rilascia una scarica di elettricità in tutto il corpo, capace di immobilizzarvi e mettervi fuori uso; immaginate poi di non poter più lavorare, né studiare, né svolgere qualsiasi altra attività che non riguardi le attività domestiche e la cura della famiglia: tutto questo soltanto se siete donne.

In un futuro assai prossimo al nostro e in un’America dipinta a tinte assai fosche è ambientato Vox, il romanzo d’esordio di Christina Dalcher, pubblicato in Italia da Editrice Nord. La sua è una distopia che immagina gli Stati Uniti d’America governati da un’élite ultraconservatrice di fanatici religiosi cristiani chiamata Movimento per la Purezza: i suoi tratti principali sono un maschilismo e una misoginia sfrenati che relegano le donne in un ruolo totalmente subordinato all’uomo, privandole di ogni diritto e costrette, in una visione anacronisticamente vittoriana, ad essere unicamente ‘gli angeli del focolare’ domestico.

La protagonista e narratrice interna del romanzo è Jean McClellan, neurologa e ricercatrice che, all’apice del suo successo, dopo aver scoperto un siero per curare l’afasia di Wernicke, vede crollare tutto il suo mondo, schiacciato dall’ombra di un grande e oscuro burattinaio, il reverendo Carl, la mente dietro la dittatura maschilista e ultraconservatrice del Movimento per la Purezza che la costringe al ruolo di casalinga e mamma a tempo pieno, strappandole via non solo i successi ottenuti nella sua carriera, ma anche la possibilità di protestare attraverso la parola.

La parola appunto, il linguaggio e la comunicazione umana come strumenti di potere sono il fulcro ideologico del romanzo: in un mondo in cui alle donne non è permesso di parlare risulta ovvio che gli uomini si prendano tutti i ruoli di potere e di responsabilità, prevaricando ogni logica meritocratica. La narrazione, polarizzata tra il non-detto femminile e il detto maschile, se in un primo momento appare fondamentalmente riflessiva e descrittiva della condizione femminile in questo regime di silenzio coatto, ben presto assume il ritmo del thriller: le conoscenza scientifiche sull’afasia di Wernicke diventano il bene proppiano da difendere ad ogni costo, per non farlo cadere nelle mani del folle nemico.

In tutto questo trambusto che ruolo hanno dunque gli uomini? A parte qualche rara eccezione – una delle quali è rappresentata da Lorenzo, collega e amante italiano di Jean – sembrano tutti conniventi e felicemente proni a questo regime misogino. Per quasi tutto il romanzo incontriamo uomini profondamente misogini o, forse peggio ancora, ignavi che, pur non essendo d’accordo, accettano di buon grado questa paradossale situazione per le loro mamme, sorelle, mogli e figlie pur di non subire ritorsioni. Questa è la situazione di Patrick, marito di Jean, la cui mollezza e viltà sono contrapposte all’integrità e l’ardore di Lorenzo, l’amante italiano – che incarna, invero in maniera assai stereotipa, il prototipo di maschio latino, passionale e istintivo.
Questa situazione – che, a dire il vero, ha disturbato e non poco la mia parte maschile – perdura fino allo scioglimento della vicenda, quando finalmente anche qualche uomo si riprende la propria integrità morale.

Vox appare una storia di donne rivolta alle donne: è un tentativo di sensibilizzare e scuotere tutte coloro che non fanno sentire la propria voce e che si abbandonano senza lottare a un mondo maschilista. Il romanzo è piacevole da leggere: le sequenze dialogiche e narrative dominano la narrazione, rendendola leggera e garantendo un ritmo assai alto. Proprio questa rapidità della narrazione avvicina però il romanzo al thriller più che al romanzo sociale contemporaneo, facendone perdere, a mio avviso, gran parte della carica sovversiva e femminista, che risulta inevitabilmente diluita all’interno di una soluzione prevalentemente narrativa.

Danilo Iannelli

 

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