Se pensiamo ad un cinema delle relazioni casalinghe ci tornano alla mente delle coppie, i loro ricordi degli anni passati insieme, case curate con amore. Tutto meticolosamente pulito, ordinato e pronto a cedere per una rivelazione, un fantasma del passato o estranei che entrano a sconvolgere solidi equilibri.

Questo codice consolidato Andrew Haigh (1973) lo conosce eccome: basta portare alla mente 45 anni (2015) che si è aggiunto non solo tra i suoi titoli migliori ma anche tra quelli dei suoi protagonisti. Haigh sceglie di adattare il racconto In Another Country di David Constantine (1944), lo asciuga, ne modifica dei risvolti e si concentra soprattutto sul personaggio della moglie.

Kate (Charlotte Rampling) e Geoff (Tom Courtenay) stanno insieme da quarant’anni e passa, non hanno figli e vivono nella calma nebbiosa del Norfolk. Benestanti, immersi nella loro routine, circondati dagli stessi amici: dal punto di vista narrativo sono dei bersagli troppo facili e succulenti da colpire per un narratore esperto.

Il colpo arriva alla vigilia del festeggiamento dei loro 45 anni insieme: una lettera informa Geoff che in Svizzera, dopo tanti anni, è stato ritrovato intatto il corpo del suo vecchio amore, Katya. Questa donna, di cui Kate sapeva il minimo indispensabile, risulta tutt’a un tratto aver avuto un ascendente pesantissimo sul loro matrimonio, quasi ne avesse condizionato ogni singola scelta.

In molte sequenze il film ricorda un thriller, dove però la tensione è tutta vissuta nella mente, mai resa esplicita per amore della stabilità e della facciata di coppia. Kate è tra i due quella che s’assume il ruolo di custode del rapporto e del sentimento. Geoff lavora per rimozione, scansa il ricordo mostrandosi come il tassello debole della coppia.

Con uno stile secco supportato dalla fotografia di Lol Crawley, Haigh ricerca luci livide per atmosfere in penombra, quasi da limbo, in bilico tra il grigio della senilità ed il verde della transizione. Scene da un matrimonio che trovano la forza nell’atmosfera, gli spazi della provincia inglese ma soprattutto nei volti dei suoi protagonisti, premiati alla Berlinale del 2015.

La Rampling (1946), nominata all’Oscar per il ruolo, riceve da Haigh un compito di per sé arduo ma a cui è abituata: reggere il film su sé stessa. Il francese Ozon aveva già sfruttato a pieno il suo potenziale in Sotto la sabbia (2000) e Swimming Pool (2003) ed Haigh sa lasciarle libertà per lavorare splendidamente in chiave bassa.

Questo, in fondo, è un film di fantasmi e quelli che si dicono viventi sono tutti coinvolti in una recita. I 45 anni celebrati nel finale sono di un’unione o di un ignaro duo teatrale? Lo spettro di Katya, nel danneggiare il rapporto di Geoff e Kate, ha alleati importantissimi nell’abitudine e nella convenzione, rappresentate dagli amici di sempre della coppia all’oscuro di tutto.

Sottilissimo è lo strato di metacinema che volge lo sguardo agli anni ‘60 in cui i due attori principali fecero il loro debutto o al cinema del quotidiano di Mike Leigh e colleghi. Haigh sceglie una via più sobria di Segreti e bugie (1996), più calma, sommessa ma non meno mesta.

Antonio Canzoniere

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