Jeremy è rosso, May è blu, io a Brexit non gioco più

Jeremy è troppo rosso, la May è sempre blu, sono Indipendente, a Brexit non gioco più

La sinistra è sull’orlo di una crisi. Il partito si sta lacerando internamente, tra scissioni e accuse reciproche, mentre la destra al potere, senza avere un qualche tipo di opposizione contro, porta avanti le sue politiche populiste e antieuropeiste che sembrano trascinare il Paese ancora di più sull’orlo di una crisi già dilagante con un futuro ancora più incerto per investitori, imprese, e cittadini in tutto il Paese.

Non si tratta stranamente del teatrino gialloverde di questo governo, contornato da un’assenza di opposizione di sinistra, che si sta vivendo da quasi un anno in Italia. Mica solo a noi, eh.

Nella giornata del 18 febbraio, sette membri del Parlamento inglese hanno annunciato la loro fuoriuscita dal partito laburista. La sofferta decisione, sulla base dei discorsi pronunciati dai parlamentari alla conferenza stampa, è dovuta principalmente alla deriva del partito sulla tematica della Brexit nella quale le divisioni interne e l’ambiguità del leader Jeremy Corbyn hanno reso i laburisti un’opposizione decisamente debole e poco coesa. Oltre a ciò, le accuse di atteggiamenti e dichiarazioni antisemite imputate a Corbyn hanno contribuito ad aggravare ulteriormente una già precaria situazione.

Luciana Berger, Chris Leslie, Angela Smith, Gavin Shuker, Ann Coffey, Mike Gapes, Chucka Umunna sono i sette ex-laburisti che tre giorni fa hanno indetto una conferenza stampa con l’intenzione di rendere pubblica questa loro decisione. Non si sono però limitati ad annunciare la loro separazione dal partito. Hanno fatto un passo in più che rende questo passaggio all’interno della politica britannica di grande interesse per Labour e Conservative: hanno deciso di fondare un loro gruppo politico, l’Independent Group.

Dalle parole di Luciana Berger: “For my part, I have become embarrassed and ashamed to remain in the Labour party. I have not changed – the core values of equality for all, opportunities for all, anti-racism against all and social justice.”

Chris Leslie sottolinea maggiormente il distacco dalle politiche dell’attuale leader laburista “British politics is now well and truly broken. In all conscience, we can no longer knock on doors and support a government led by Jeremy Corbyn or the team around him. The evidence of Labour’s betrayal on Europe is now visible for all to see.

In base alle dichiarazioni, questo nuovo gruppo indipendente non si porrà né a destra né a sinistra ma porterà avanti delle politiche a favore di una rinascita del Paese su basi europeiste e di welfare. L’idea di base ha una prospettiva che sicuramente sarà appoggiata da molti remainers e sostenitori di un Paese molto più aperto al confronto europeo e decisamente meno su toni imperialisti. Una prospettiva indubbiamente innovativa nel panorama del Regno Unito, così abituato ad un normale confronto tra le forze mainstream e con poco spazio per nuovi avventori del dibattito politico. Il gruppo non si è dunque dichiarato apertamente di sinistra ma, al contrario, pronto ad accogliere membri da qualunque fazione politica che condivida le sue idee.

Jeremy Corbyn non è rimasto indifferente e nella sua prima apparizione pubblica dopo la scissione ha dichiarato di essere profondamente dispiaciuto per questo abbandono. Spera soprattutto che i parlamentari in questione “si ricordino di essere stati eletti per portare avanti il manifesto del partito laburista”, con un velo di risentimento non troppo nascosto.

Non è invero la prima volta che un partito di sinistra assiste ad una scissione interna, ci mancherebbe. Se il Partito Democratico potesse parlare, cosa che non sembra ancora capace di fare, ne avrebbe da raccontare a riguardo. La grande differenza rispetto ad analoghe vicende è l’assenza di colore partitico che rappresenta il gruppo indipendente. Non è un aspetto da sottovalutare, soprattutto alla luce degli avvenimenti della giornata odierna: proprio questa mattina ben tre membri del parlamento inglese hanno dichiarato di abbandonare il partito dei Conservative per unirsi al gruppo indipendente. Tanto per semplificare la situazione Brexit a questo governo che al momento si trova con l’acqua del mare irlandese fino alla gola.

In un momento in cui il Primo Ministro Theresa May sta cercando di trovare appoggio da chiunque, ma proprio chiunque, per portare avanti l’accordo per l’uscita dall’Unione Europea, questo è un colpo più forte di quanto si possa credere.

Il 29 marzo 2019 è la data prevista per applicare l’art.50 del Trattato dell’Unione e separare il Regno Unito dall’Unione Europea. La situazione politica inglese è una fase della sua Storia senza precedenti e l’idea di forze progressiste che possano fronteggiare l’ondata populista dilagante in tutta Europa è sicuramente un segnale positivo. Rimane da capire se questa spinta vada nella direzione giusta e se, soprattutto, sia arrivata in tempo per salvare il Regno di Sua Maestà dal baratro in cui sembra oramai prossima a toccare il fondo.

Matteo Caruso


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