Giovani, carini e italiani

Lo scorso 12 febbraio la Roma di Eusebio Di Francesco è scesa in campo all’Olimpico contro il Porto di Sergio Conceição per il match di andata degli ottavi di finale di Champions League. Al di là della buona prestazione dei giallorossi, che proseguono la loro stagione di saliscendi e montagne russe, ciò che ha più colpito è stata la formazione iniziale schierata dal tecnico pescarese: infatti ben sette giocatori sugli undici scesi in campo sono italiani.

Tra i pali Antonio Mirante, 35 anni, di Castellamare di Stabia, alla sua seconda presenza in Champions League, ha sostituito l’infortunato Robin Olsen; core de nonna Alessandro Florenzi, 27 anni, è tornato a ricoprire il ruolo di terzino destro; il capitano e veterano Daniele De Rossi, 35 anni, rientrato dopo un lungo infortunio, è tornato a dar sicurezza ed equilibrio in mezzo al campo, come mediano del 4-3-3; le due mezze ali sono state invece Bryan Cristante, 23 anni, nato a San Vito al Tagliamento (PN) e Lorenzo Pellegrini, romano di 22 anni; infine i due esterni: Stephan El Shaarawy, 26 anni di Savona e, dulcis in fundo, Nicolò Zaniolo, 19 anni di Massa, enfant prodige del calcio italiano, autore della doppietta che vale la vittoria dei giallorossi.

Questo piccolo record può essere davvero significativo per la Roma e per il calcio italiano tutto: si pensi che l’ultima volta che sette italiani sono partiti titolari in Champions League risale al 17 settembre 2013. Si giocava Copenaghen-Juventus, finita 1-1: i bianconeri di Antonio Conte, all’esordio in Champions, faticano contro la squadra danese, riuscendo a riacciuffare la partita grazie al gol di un vecchiarello che ancora oggi continua a gonfiare le reti della Serie A, Fabio Quagliarella. I sette italiani in campo dal primo minuto erano: Buffon, Chiellini, Ogbonna, Bonucci, Peluso, Pirlo, Quagliarella.

In un periodo così buio per il nostro calcio, il ritorno di così tanti nomi italiani in campo europeo non può che essere di buon auspicio. Non si tratta di né di autarchia né di nazionalismo, ma soltanto di buon senso.
Il calcio, spesso e volentieri, è lo specchio della società, talvolta nei suoi aspetti più positivi, più sovente, purtroppo in quelli più beceri e violenti: la speranza è che il primo aspetto possa cominciare a prevalere sul secondo. Giocatori come Zaniolo, Cristante e Pellegrini, affiancati a veterani come De Rossi, stanno dimostrano non solo di essere talentuosi, ma anche di avere il carattere e l’entusiasmo necessario per prendersi sulle spalle una squadra in difficoltà come la Roma.

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La speranza e l’auspicio di tutti, non solo calcisticamente parlando, devono essere quelli che questo paese possa ricominciare a puntare sui giovani di talento, che non sono pochi – magari affiancati da qualche veterano di prestigio, che possa indirizzare e ottimizzare il loro talento e la loro esuberanza – e da costoro far ripartire una rinascita.
Giovani scelti meritocraticamente, che abbiano la voglia e la grinta di Nicolò Zaniolo, il suo talento cristallino, la sua faccia pulita e la sua gioia genuina nell’esultare dopo un gol, nel correre sotto la curva di un popolo di nuovo sognante: giovani che abbiano la forza di voler tornare competitivi, la forza di voler e far sognare.

Danilo Iannelli


Foto in evidenza: © www.imagephotoagency.it
Gif Zaniolo : http://www.dagospia.com/rubrica-30/sport/roma-ha-trovato-rsquo-erede-totti-nicolo-rsquo-zaniolo-ndash-193253.htm

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