All covering Sex (Education)

Il primo approccio con il sesso, in età adolescenziale, può essere davvero complicato: l’ansia sociale generata dai propri coetanei, l’insicurezza del proprio corpo,  il senso di pudore infantile che persiste, l’inesperienza e l’ignoranza legate all’atto e la scarsa abitudine al contatto con un corpo diverso dal proprio sono tutti fattori che possono creare non poche difficoltà; queste potrebbero addirittura diventare insormontabili se si ha una mamma che di mestiere fa la terapista sessuale che si impiccia oltremodo e che ha la casa tappezzata di libri, immagini e DVD che parlano di sesso.

Da questo spunto prende il via Sex Education, una teen drama britannica pubblicata su Netflix l’11 gennaio 2019. Il protagonista è Otis Milburn, il figlio di una terapista sessuale; umoristicamente, egli soffre di un blocco psicologico riguardante la masturbazione: essendo però abituato a sentir parlare di sesso fin da piccolo, è in realtà assai ferrato sull’argomento a livello teorico e molto attento ai problemi degli altri ragazzi; così, l’incontro con Maeve, una ragazza proveniente da un contesto sociale degradato e in costante ricerca di denaro, sancisce l’inizio della carriera da terapista sessuale di Otis. I due mettono su una società: Maeve organizza gli incontri e Otis ascolta e dà consigli riguardo il sesso ai clienti, ovvero ragazzi che frequentano il loro stesso istituto.

Attraverso questo escamotage la serie sviluppa la propria narrazione, dedicando ampi spazi all’argomento sessuale e ai problemi che da essi derivano in età adolescenziale – ma non solo. Invero troviamo molta varietà: si va dall’amore omosessuale all’anorgasmia, dalla massificazione del concetto di bellezza all’aborto, dalla masturbazione alla precocità forzata e indotta di rapporti sessuali. Gli argomenti trattati sono davvero tanti: a questi si mescolano le vicende personali dei personaggi, che riescono a tenere unita la serie e dare continuità tra un puntata e l’altra.

Il vero protagonista di Sex Education però sembra essere davvero il sesso: esso coinvolge e tange, con i suoi naturalistici e irrefrenabili impulsi, con i suoi timori e i suoi tabù, tutti i personaggi della serie, dai più giovani ai più attempati. Il sesso è il collante che tiene insieme le vicende narrate e il motore che le fa progredire: è come una stanca e costante nevicata che cade su tutti, nessuno escluso, di joyciana memoria: qui perde la sua carica metafisica e allusiva, mantenendo unicamente il suo ruolo unificatore. Tutti ne sono soggiogati: i ragazzi popolari e ricchi, così come quelli meno fortunati e reietti dalla società scolastica.

Lungi dall’essere una serie culto, come talvolta ne ho sentito parlare, Sex Education rimane comunque un prodotto gradevole, che si lascia guardare con piacere, sia da un pubblico adulto che da uno più giovane. L’intenzione educativa allusa dal titolo viene forse tradita; lo scopo sembra piuttosto espositivo infatti: più che educare ai problemi legati alla sfera sessuale essa si limita a metterli in mostra, narrandoli con la giusta leggerezza – si badi bene, sa essere anche più grave, quando necessario – e svuotandoli da quel senso di proibito che spesso li caratterizza.

Danilo Iannelli

 

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