Anal-izzare

Il contenuto dell’articolo è esplicito e potrebbe non essere adatto alla sensibilità di tutti i lettori. L’articolo è frutto della volontà e della personale espressione dell’autore.

Era il lontano 2009 quando Facebook fece la sua comparsa in Italia e nel mondo, e io ero un ragazzino di sedici anni. La mia fidanzata di allora mi parlò, per la prima volta, del punto di stimolazione anale nell’uomo, chiedendomi con fare innocente se poteva migliorare il mio orgasmo attraverso un dito nel mio occhio celato. Erano altri tempi, i social non avevano ancora intasato e occupato gran parte delle nostre giornate e io ero ancora un coglioncello, rifiutai sdegnato minacciando di chiudere il rapporto se me l’avesse proposto di nuovo. Sono passati dieci anni, ora posso quasi considerarmi un membro integrante della società adulta e mi rendo conto che molte cose prima mi sarebbero apparse strane.

Infatti, non tardò ad arrivare una seconda proposta, questa volta di stimolarmi l’ano prima con la lingua e poi con l’eventuale inserimento di una delle sue sottili dita. È allora che il mio concetto di maschio alfa cambiò, fino a quell’età me lo ero portato dietro come baluardo e difensore della mia eterosessualità. Era un giorno di maggio del 2014, avevo 23 anni, iniziavo le giornate fumando canne prima di andare a lezione, durante la pausa pomeridiana e alla sera. In quel periodo ero un fuori sede, convivevo con una ragazza che era una mia compagna di classe e come tutti i fuori sede che si rispettino facevo l’unica cosa che non dovevo fare, ovvero schifo. Ero diventato una persona molto aperta di mentalità, seguendo una filosofia di vita abbastanza semplice, che si poteva riassumere in poche parole: “qualsiasi cosa mi provochi piacere la faccio”, e così facevo. Durante un classico rapporto la mia ragazza di allora mi chiese se poteva leccarmi la zona perianale durante la masturbazione, io acconsentì ormai sicuro della mia sessualità e intento a provare e sperimentare nuove sensazioni, soprattutto in campo sessuale, e da lì apriti cielo: provai una sensazione mai vissuta prima, l’orgasmo fu intenso e più prolungato, fu come scoprire qualcosa di inedito, qualcosa che aveva spezzato una monotonia che fin dalla giovinezza (ma a volte anche per una vita intera) attanaglia noi uomini, poiché limitati da un orgasmo abbastanza frettoloso ed esplosivo che dura sì e no una manciata di secondi.

Questa esperienza diede inizio a una nuova concezione delle cose, divenne sempre più insensato e illogico il concetto di mascolinità che molti ragazzi della mia età tenevano per sé: “che schifo!” o “mica sono frocio!” erano le classiche affermazioni quando si parlava della stimolazione anale per quanto riguarda l’uomo. Ma la mia domanda, che fino ad ora ha ottenuto una risposta generalizzata è: “ma qual è il vostro problema?”. Se una lingua o un dito vicino al vostro ano mette in crisi la vostra sessualità virile e vi fa sentire meno uomini, non dovreste forse riflettere sulla vostra virilità piuttosto che sulla mia? Una risposta che mi darebbe uno psicologo o sessuologo è che è un concetto mentale, un tipico comportamento maschilista conservatore, che viene instaurato dentro i nostri cervelli in una cultura di massa che ancora esclude l’educazione sessuale come fosse un tabù, e vive di una discriminazione latente verso l’omosessualità, rendendo la zona anale la zona d’interesse per i loro peccati.

Questa è una risposta. Un’altra, data più di pancia, è “solo il pensiero mi fa ribrezzo” o “non me lo farei mai fare”. Io cerco di controbattere spiegando che non c’è niente di sbagliato, che anzi molti sessuologi consigliano alle coppie questa pratica (etero e/o non), ma niente da fare, è un muro invalicabile.

Ora con la mia attuale fidanzata mi sento libero di sperimentare (fin dove mi è concesso e senza oltrepassare i limiti) a provare piacere e a stimolarci a vicenda, ne parlo tranquillamente con la mia compagnia e ottengo come risposta risate di divertimento, visto che ormai sono il maniaco/pervertito del gruppo. Forse non sarà granché, ma parlandone tranquillamente a poco a poco e cercando di sdemonizzare una pratica che in teoria è normalissima si riuscirà a scalfire quel muro mentale che tanto ci blocca e frena.

In fin dei conti, credetemi, un dito nel culo durante un pompino è veramente il massimo.

Elson Dauti

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