È mezzogiorno del 9 febbraio 2019, un insolito clima primaverile si abbatte sulla Capitale, ma noi scegliamo al suo posto il fresco ambiente della libreria “Nuova Europa – I Granai”. Siamo a Roma 70, quartiere periferico di Roma Sud che ha visto crescere i due attori Edoardo Leo e Marco Bonini. E proprio loro siamo andati a vedere.

Marco Bonini scambia le vesti di attore con quelle di scrittore e presenta il suo libro “Se ami qualcuno dillo”, insieme all’amico Edoardo Leo che legge dei passi tratti dal libro, o leggerà. Questo perché i primi venti minuti della presentazione si alternano tra l’interesse per il contenuto del romanzo e la tragicomica attesa di Leo che “sta arrivando”. “Sono quarant’anni che sta arrivando”, sottolinea Bonini visibilmente rassegnato.

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Ma di che parla questo romanzo? “È una commedia che parla di maschi, maschi vecchi e nuovi. E parla di un rapporto padre-figlio. Ma il maschio vecchio è il figlio e quello nuovo è il padre, che in seguito a un infarto cambia, scopre l’amore”. Bonini parte da uno spunto autobiografico per raccontare il tema dell’educazione sentimentale maschile e del ruolo del maschio nella società. L’episodio scatenante riguarda l’infarto del padre, un uomo duro, incapace di mostrare tenerezza o affetto, che dopo il malanno si risveglia come “resettato”, con tutto ancora da imparare. E qui inizia, sconvolgendo il figlio abituato a tutt’altro padre, a esprimere il suo amore sia a parole che a gesti in maniera totalmente opposta a prima dell’infarto.

“Mio padre ha avuto un infarto a 50 anni, suo padre anche, io ne ho 46, chiamateme ogni tanto”. Bonini sottolinea come l’infarto sia una malattia che colpisce il cuore, “il muscolo cardine dell’essere umano, la sede dell’amore”, e che quindi si è concentrato sugli aspetti “ambientali” sia del padre che del nonno, riconducendo la sua analisi a un assunto di fondo: esiste un codice vigente, in cui è cresciuto, di maschilismo, che presuppone i maschi facciano determinate cose e le femmine altre. Il maschio, per esempio, non può dimostrare di provare emozioni, per questo definisce la sua educazione un addestramento, “perché se vai in guerra non puoi provare empatia per il nemico, rischi di essere ammazzato per primo”.

Edoardo Leo, dopo aver vinto la battaglia con la ricerca del parcheggio, legge l’incipit del libro, che anticipa le tematiche del libro e presenta una descrizione sentita del rapporto del protagonista con suo padre, con la giusta semplicità e linearità, senza mai cadere nel forzato o didascalico.

“Mio padre è la chiave di volta di tutta la mia vita. Mio padre è il modo in cui guardo mia madre, il modo in cui gioco con mio figlio, il tono con cui mi rivolgo alla madre dei miei figli. Mio padre è il sorriso che rivolgo a una donna. La leggerezza con cui scherzo con i miei amici. Mio padre è il sottotesto di tutti i personaggi che interpreto come attore, è il giudice incontrastato della mia intera infanzia.”

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Tuttavia, il romanzo viene presentato come una commedia e il passo successivo – una telefonata in cui Marco parla con il padre del suo percorso di ballerino di danza classica in maniera spigliatamente ironica – lo dimostra. La lettura a due di Leo e Bonini, poi, aggiunge al pezzo la comicità adatta a intrattenere il numeroso pubblico accorso.

L’incontro si conclude e si crea la classica calca per il firma copie. Quello che rimane è uno sguardo lucido e divertito sul mondo maschile e sull’assurdità del “castello medievale di mascolinità” che ancora domina molti maschi, che dovrebbero invece “aprire la loro anima in modo da includere le donne. I maschi, in un processo sulla disparità di genere, dovrebbero costituirsi parte civile, sia nei confronti delle donne che di loro stessi, per essersi privati della possibilità di sfruttare tutto ciò che hanno dentro”.

Claudio Antonio De Angelis
Foto di Cecilia Calistri

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