Ipotesi di salvezza

Ed ecco che, come ogni anno, siamo arrivati alla fine del cosiddetto “mercato di riparazione”, ovvero la finestra di mercato che si apre solo a Gennaio, e finalmente ci prepariamo ad assistere alla fase finale del Campionato.

Ma visto che negli ultimi anni la lotta per il vertice della classifica non è stata particolarmente emozionante, e questa stagione non sembra essere diversa, perché non interessarsi al fondo della classifica?

Ecco 3 scenari impossibili, o quantomeno improbabili, riguardanti la lotta per la salvezza in Serie A:

OH MY SERGIO

È la sera di Venerdì 8 Febbraio quando, allo stadio Bentegodi di Verona, va in scena Chievo Verona – Roma, secondo anticipo della 23° Giornata. I clivensi, con solo 9 punti in campionato, sono reduci dal pareggio esterno contro i concorrenti per la salvezza dell’Empoli, mentre i giallorossi sono ancora scottati per il pareggio con il Milan ma soprattutto per la netta sconfitta subita a Firenze in Coppa Italia.

Chi si aspettava una partita sporca e complicata per la Roma rimane deluso perché già dal primo tempo si assiste a un vero e proprio show dei capitolini che dopo aver chiuso il rimo tempo sullo 0-4 riesco a portare a casa un netto 1-8 che vendica virtualmente la disfatta contro i Viola.

L’esonero per Di Carlo arriva nella serata stessa e il presidente Campedelli, ormai disilluso, decide di mettere sulla panchina della squadra il capitano stesso: Sergio Pellissier. L’attaccante valdostano accetta di buon grado il doppio ruolo con il benestare dello spogliatoio.

Il neo-mister clivense, causa un problema all’adduttore rimediato con l’Empoli, non gioca le prime partite con Udinese e Genoa ma la sua cura sembra funzionare visto che arrivano prima un pareggio e poi una vittoria.

Il Chievo diventa improvvisamente una squadra spregiudicata e offensiva che grazie al talento di trequartisti come Giaccherini e Lucas Piazon riesce a mettere i difficoltà la difesa di ogni squadra.

I punti messi in cascina nei 4 mesi di gestione Pellisier non bastano al Chievo per salvarsi e alla 37° giornata arriva la retrocessione matematica grazie alla sconfitta contro la Sampdoria.

Il Capolavoro di Pellissier però arriva proprio all’ultima giornata, dove a Frosinone va in scena la partita fra retrocesse per decretare chi sarà la squadra a finire ultima. C’è bisogno di dirlo? Tripletta di Pellissier e tutti a casa.

SERGENTE DI FERRO

È ormai risaputo che nel calcio i cambi di allenatore portano benefici alla squadra. E ne sanno qualcosa anche a Bologna dove a Sinisa Mihajlovic sono bastati 90’ minuti in trasferta contro la sua Inter per rilanciare una squadra che sembrava condannata ad una retrocessione quasi certa.

Il 4-3-3 è una manna dal cielo per una squadra che aveva sbattuto per mesi il muso su un 3-5-2 che non portava risultati.

Anche nella giornata successiva il Bologna vince la partita casalinga col Genoa ma già nelle giornate successive arrivano le prima due sconfitte contro Roma e Juventus. Inizia così una montagna russa di risultati per il Bologna che non riesce mai a inanellare una serie ne positiva ne negativa dimostrando di essere la squadra più discontinua del campionato. Il paradosso è che, nello scacchiere di Mihajlovic, il punto di forza e quello debole della squadra coincidono: Orsolini, Sansone e Palacio infatti oscillano per mesi tra prestazioni superbe ad apparizioni vergognose, dovute probabilmente a problemi di testa che nemmeno i metodi rudi del tecnico serbo riescono a risolvere.

Il dramma si consuma però alla 34° giornata quando i felsinei escono sconfitti dal proprio stadio per 1-2 nello scontro salvezza contro l’Empoli di Iachini e scivola così a meno 5 dalla 17° posizione , quella che è sinonimo di Serie A.  La faccenda sembra chiusa visto che il calendario propone al Bologna 4 partite quasi impossibili: oltre al derby in casa col Parma sono Milan, Lazio, e Napoli le ultime squadre da affrontare in stagione. L’aiuto per il Bologna di Sinisa arriva però all’improvviso dal Nord-Est. E no, non si sta parlando di uno svincolato balcanico preso per le ultime partite, ma dell’Udinese: i friulani infatti crollano completamente nel finale di stagione e complici 5 sconfitte consecutive permettono al Bologna, che ha vinto entrambe le partite in casa con Parma e Napoli, di raggiungere un’insperata salvezza.

TU QUOQUE, PIATEK

L’avventura di Claudio Cesere Prandelli sulla panchina del Genoa non era certo cominciata nel più tradizionale dei modi, essendo subentrato a stagione in corso dopo gli esoneri di Ballardini e Juric, anche se ormai i tifosi del Grifone sono abituati alla girandola di allenatori voluta dall’eclettico presidente Enrico Preziosi.

Un’altra prerogativa di Preziosi, oltre alla scarsa pazienza con gli allenatori, è il continuo via vai di giocatori durante il mercato invernale.

La cessione del capocannoniere Krzysztof Piatek al Milan non va giù ai tifosi che come al solito aprono la contestazione contro la società, ma la risposta della squadra sull’immediato sono ottime. Infatti il nuovo arrivo Antonio Sanabria segna nelle prime due partite in campionato e fa ben sperare sia il tecnico che il pubblico.

I problemi iniziano ad arrivare con l’infortunio di Christian Kouamè nella trasferta a Bologna. Senza l’attaccante ivoriano crolla tutto il castello di carte messo in piedi dall’ex commissario tecnico della Nazionale.

Purtroppo  nessun altro giocatore a disposizione di Prandelli riesce a mettere Sanabria in condizione di segnare. Gli esperimenti del tecnico lombardo con Pandev, Lapadula e Favilli portano tante brutte figure e pochi gol, ma sopratutto pochi punti.

Si arriva così alla 32° Giornata fatale per Prandelli, che perde il derby 4-0 e lascia la squadra in zona retrocessione. La protesta sugli spalti dei tifosi si inasprisce e a seguito di disordini e rivolte al termine della partita la Lega punisce il Genoa chiudendo lo stadio per le restanti partite di campionato.

Il ritorno di Juric sulla panchina non cambia nulla e si arriva così al 19 Maggio 2019 quando, in un Ferraris dal clima spettrale, la sconfitta con il Cagliari decreta la definitiva retrocessione del Genoa.

Enrico Izzo

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