Cosa fanno realmente gli archeologi?

download (1)

1000px-Flag_of_the_United_Kingdom_(3-5).svg

L’archeologia si occupa della ricerca di resti umani e di tutto ciò che gli uomini hanno lasciato in qualsiasi momento ovunque nel mondo. L’obiettivo è chiarire l’ambiente delle culture passate e investigare aspetti della loro società. Come scienza culturale fa uso delle scienze naturali, con le quali è possibile determinare risultati precisi e integrare la ricerca culturale.

Una parte dell’archeologia è l’archeobiologia. Questa disciplina si interessa ai resti di animali e piante nella cultura e tenta di ricercare l’umanità e il suo rapporto con il rispettivo ambiente. L’archeobiologia stessa può essere ulteriormente divisa in più discipline fondamentali, come l’archeobotanica e l’archeozoologia. Queste sotto-discipline sono connesse tra loro naturalmente ma possono anche essere usate per ricostruire l’ambiente di una cultura separatamente dalle altre. Di seguito possono essere esaminati alcuni aspetti con pochi esempi che spiegano i metodi di ricerca e i risultati di specifici studi.

L’archeobotanica è la ricerca di tutti i resti botanici che possono essere usati per evidenziare qualcosa riguardo la vita in certi periodi o in certi luoghi (o entrambi). Parte di questa ricerca sono i macro resti di piante, come semi bruciati trovati in buche per il fuoco o vestiti fatti da piante che possono essere trovati per esempio nelle sistemazioni o nelle tombe. Questi macro resti possono essere analizzati e sono poi usati per determinare quali piante sono state usate da quale cultura in quale periodo, e nel miglior caso, anche a cosa siano serviti. Un buon esempio per la reale importanza della ricerca archeobotanica è la sua ricerca di piante coltivate e piante selvagge. La differenza tra la struttura di queste piante nelle stesse specie può essere analizzata usando differenti metodi e può determinare se per esempio una cultura neolitica (di circa 12 000 anni fa nella Mezzaluna Fertile) fosse sedentaria o no, basandosi sull’ammontare delle colture usate da quando queste piante necessitano di grandi spazi e un modo per essere conservate. Per determinati interventi lì certamente sono necessarie più ricerche differenziate che semplici studi di resti di piante ma la ricerca archeobotanica dei macro-resti certamente gioca un ruolo importante.

Ugualmente importante è lo studio dei micro-resti botanici, come il polline. I micro-resti naturalmente sono un grande affare meno di quello dei macro-resti, ma possono essere usati per rendere simili dichiarazioni su qualcosa. In palinologia (lo studio del polline), il polline viene esaminato al microscopio ed è usato per determinare il clima di un certo periodo, da quando la distribuzione di certi alberi e piante ha permesso conseguenzeriguardo le fasi di caldo-freddo nel clima. Ogni pianta preferisce certi terreni e specifici climi, e non possono sopravvivere se è troppo caldo o troppo freddo. Pertanto, l’esistenza del polline di faggio in uno strato, per esempio, può essere indicazione per un’imminente fase di caldo perché i faggi sono piante pioniere con più bassi requisiti sul terreno di altre e tendono ad apparire per prime una volta che il clima diventa caldo. Ad ogni modo. le altre piante hanno più alti e più definiti requisiti di crescita e quindi crescono solo in certi periodi e luoghi. Le analisi del polline perciò permette una definizione dell’immediato ambiente circostante, per esempio, così l’ambiente delle persone vissute lì può essere ricostruito e le interpretazioni riguardo il loro modo di vivere può essere discusso.

L’archeozoologia a sua volta si occupa di ricerca di resti animali, come le ossa. Simile all’archeobiologia, questi ritrovamenti sono usati per ricostruire il sostentamento degli umani dalle ossa animali (e se possibile: il loro DNA) e possono inoltre essere usati per determinare se gli animali fossero addomesticati o selvaggi. Se gli animali risultano addomesticati, si presume di solito che fossero coinvolti degli allevamenti, che richiedevano pascoli e stalle e quindi un consolidato sistema di vita.  Usando le ossa, si possono determinare differenti parti del nutrimento. Per esempio, un certo quantitativo di rifiuti da diverse parti di una città è stato analizzato ed è stato possibile determinare che alcune persone in un certo periodo probabilmente erano più ricche di altre basandosi sulle differenti parti di animali che mangiavano e perciò avevano una dieta più nutriente e grassa degli altri, come il consumo principalmente di filetto, che è la parte più delicata del bovino, o una dieta più magra (dove per esempio si usavano zampe o parti della testa del bovino). A parte le ossa, altre parti degli animali possono essere altrettanto analizzate, come la lana, la pelle o altre, per esempio residui di latte sulla porcellana.

Naturalmente il consolidamento dei resti di flora e fauna nella ricerca archeologica ha determinati requisiti. Per portare realmente alla luce e analizzare ritrovamenti come questo, sono necessarie certe condizioni poiché i resti organici sono delicati e richiedono specifiche situazioni. I semi hanno bisogno di essere carbonizzati o conservati in terreno umido, altrimenti si decompongono piuttosto facilmente. Il polline può essere preservato per diecimila anni ma ha anche bisogno di essere conservato in terreno umido e senza ossigeno per impedire che vada in putrefazione. Le ossa possono sopravvivere  in una varietà di situazioni ma necessitano di essere in un certo stato per essere utili per i ricercatori. In ritrovamenti molto fortunati, come nei casi di corpi mummificati o altre mummie, il contenuto dei loro stomaci può essere analizzato e interi pasti preistorici possono essere ricostruiti. Per esempio, lo stomaco di Ötzi, la mummia di ghiaccio in Svizzera, è stato analizzato e si è potuto determinare cosa avesse mangiato nelle sue ultime 55 ore.

Comunque per questo tipo di ritrovamenti, la modalità di scavo gioca un ruolo importante. Poiché i resti archebiologici sono di solito piccoli, gli archeologi hanno bisogno di essere estremamente attenti a non perdere o distruggere niente. Per prevenire che questo accada, c’è un modo per setacciare i piccoli resti e dove solitamente i frammenti di ceramica vengono puliti correttamente: oggi gli archeologi pongono estrema attenzione nel vedere se, eventualmente, c’è una crosta o altri resti su un frammento o vaso.

Quindi, l’archeobotanica gioca una parte molto distinta nella ricerca archeologica ma è anche legata a certe condizioni e metodi richieste sia sul campo che poi in laboratorio. Ad ogni modo le loro scoperte mostrano che è importante fare scavi prudentemente e con impegno, così circostanze di vita di culture precedenti possono essere rese un po’ più tangibili.

Traduzione di Martina Moscogiuri

Articolo di Lea Hüntemann

2 commenti

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: