The Comeback Kid

3 Agosto 1977. San Mateo, California. Nella classifica Billboard Hot 100 domina da un paio di settimane la canzone “I just want to be your everthing” di Andy Gibb, fratello del trio musicale Bee Gees. L’irlandese cattolico Thomas Brady sta per diventare padre per la quarta volta. Stavolta a nascere è un maschio e come da tradizione americana il bambino avrà lo stesso nome del padre: Thomas Edward Patrick Brady Junior, conosciuto da tutti gli amanti del football americano o in generale dello sport a stelle e strisce come Tom Brady.

Per chi non lo conoscesse, Tom Brady è il giocatore più vincente della storia del football americano. Di ruolo quarterback, cioè il regista di questo sport, gioca da 19 anni coi New England Patriots, con i quali vince 9 campionati nazionali, partecipa a 9 Superbowl (un trofeo come la Champions League, ma con numeri totalmente diversi dal momento che è seguito solo negli Stati Uniti da 100 milioni di spettatori.) vincendone 6, di cui 4 come miglior giocatore (l’ultimo vinto nel 2016 alla soglia dei 40 anni). Dulcis in fundo è il giocatore che ha fatto realizzare più touchdown (la “meta” nel football americano) dal 1920, anno di fondazione della federazione americana chiamata NFL.

La carriera strabiliante di Tom Brady è scandita da una serie di sliding doors, destini che s’incrociano, scelte obbligate, dolorose e controcorrenti che hanno segnato il successo del ragazzo di San Mateo.

Dopo l’High School in California, Tom frequenta l’università nel Michigan, dove alle lezioni alterna gli allenamenti con la squadra universitaria (Michigan Wolverines). Nelle gerarchie è il settimo quarterback, una posizione che destabilizza il ragazzo a livello emotivo tanto da considerare un ritorno in California o persino d’intraprendere una nuova carriera nel baseball. Grazie alle ore passate con uno psicologo sportivo riesce a trasformare in modo positivo la frustrazione e l’ansia, diventando nel 1999 capitano e quarterback titolare dei Michigan Wolverines, portando la squadra a un’insperata vittoria dell’Orange Bowl ai supplementari, una partita che valse a Tom Brady il soprannome di “The Comeback Kid” (in italiano può essere tradotto come “ il ragazzo che non si arrende”).
L’anno successivo partecipa al Draft NFL, evento annuale nel quale le squadre di NFL selezionano i giocatori provenienti dai college. I rapporti degli osservatori NFL, però, sono tutt’altro che positivi. Tom Brady non eccelle in nessuna dote atletica, i suoi movimenti sono lenti e sgraziati per un quarterback oltre a essere giudicato scarso nella costruzione del gioco. Tuttavia i suoi allenatori all’Università del Michigan esaltano la sua dedizione nei confronti del football americano fuori e dentro il campo, la sua scaltrezza, la capacità di prendere decisioni in poco tempo e di lanciare rapidamente e con precisione chirurgica, doti difficilmente ritrovabili in altri giocatori.
Nello stesso periodo i New England Patriots sono reduci da alcune stagioni non esaltanti e necessitano di una rifondazione. Per tale motivo scelgono nel Draft di prendere un quarterback in più a dispetto di un giocatore in un altro ruolo e quindi al sesto giro, dopo 198 atleti totali, Tom Brady viene selezionato.

Durante il suo primo anno gioca solo uno spezzone di partita, ma si fece notare per la dedizione e l’intensità degli allenamenti finendo per scalare le gerarchie arrivando a prima riserva del quarterback.

Settembre 2001. Gli Stati Uniti sono sotto choc per l’attentato alle torri gemelle. C’è voglia di dimostrarsi forti, di non darli vinta ai terroristi e di ritornare alla routine quotidiana. C’è bisogno di non arrendersi. Come un mantra risuona nelle strade “WE NEED TO COMEBACK”. Ora chiamatelo destino, coincidenza astrale, karma, come vi pare, ma qui qualcosa ci mette lo zampino.

Il 23 settembre 2001 si gioca a New York la partita tra New York Jets e New England Patriots. Nell’ultimo spezzone di partita s’infortuna il quarterback titolare dei Patriots e al suo posto entra con la maglia numero 12 Tom “The Comeback Kid” Brady. La stagione di Nfl sarà segnata da questo ragazzo, che riuscirà a portare i Patriots al Super Bowl, li farà vincere con una giocata all’ultimo minuto diventando a soli 24 anni il più giovane quarteback ad alzare il massimo trofeo di football americano.

Successi, sconfitte, infortuni, fama, soldi e donne (è sposato con l’ex modella Gisele Bundchen, conosciuta grazie a un appuntamento al buio organizzato da amici in comune. Averne di amici così!!!) non cambiano di una virgola Tom Brady, che negli anni è riuscito a perfezionare la sua alimentazione e i suoi allenamenti (la prima seduta di allenamento è alle 6 di mattina) oltre a decurtarsi lo stipendio svariate volte per permettere alla società di creare una squadra competitiva.
Ogni eroe che si rispetti, però, ha il suo punto debole. Per Achille era il tallone, per Superman la kryptonite. Per il quarterback dei New England Patriots è il “deflategate”.  Nel 2015 la Nfl apre un’inchiesta riguardante la pressione dei palloni nel match valevole per l’accesso al Super Bowl tra i New England Patriots e gli Indianapolis Colts, giudicati inferiori alla norma. Le indagini terminano con la sospensione per 4 giornata di Tom Brady, da scontare nella stagione successiva. L’America si divide tra chi lo difende e chi lo giudica un truffatore. Il quarterback sembra non reggere questo tipo di pressione mediatica, però lui è “The Comeback Kid” e non può arrendersi adesso. Non in questo modo.
Il campo parlerà per lui.  Scontate le 4 giornate, Brady torna più deciso che mai, giocando una delle sue stagioni migliori culminata con la vittoria del Super Bowl e del titolo di miglior giocatore della partita.

Con il sesto titolo arrivato nell’edizione 2018 del Super Bowl, alla veneranda età di 41 anni, Tom Brady non sembra perdere un colpo e si sta già preparando per la prossima stagione. Anzi per la precisione per le prossime 7, visto la recente dichiarazione di voler giocare fino a 48 anni.
Battuti tutti i record, è chiaro che Brady ora voglia affrontare che la sfida più difficile. Quella di se stesso contro la clessidra del tempo che scorre inesorabile lasciando solchi indelebili nel corpo umano. Di certo non si arrenderà facilmente neanche questa volta. Altrimenti non staremmo parlando di “The Comeback Kid”.

Marco Paoloni

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