Billy Milligan: la storia di colui che visse 24 volte

Avrete sicuramente visto o sentito parlare di “Split”, il film uscito nel 2017, sceneggiato e diretto da M. Night Shyamalan, la cui interpretazione del protagonista principale è stata affidata a James McAvoy. Alcuni di voi avranno anche letto “Una stanza piena di gente”, scritto da Daniel Keyes nel 1981; libro che valse all’autore una nomination al premio Edgar Allan Poe Awards.

Meno scontato è invece sapere che ambedue le opere, in modo più o meno ispirato (“Una stanza piena di gente” è una vera e propria biografia), raccontano la storia di William Stanley Milligan, meglio conosciuto come Billy Milligan, il caso mediatico che negli anni Settanta portò alla luce il disturbo dissociativo dell’identità.

Billy Milligan, infatti, fu il primo americano ad esser stato dichiarato non colpevole di gravi crimini per riconosciuta infermità mentale.

La sua condizione venne alla luce nel 1977 quando, all’età di ventidue anni, viene arrestato con l’accusa di aver rapito, rapinato e stuprato tre studentesse dell’Ohio State University. Se inizialmente sembrava si trattasse di un comune caso di violenza sessuale, nel corso degli interrogatori nascono i primi dubbi. Ad ogni colloquio con il Pm, Billy sembra una persona completamente differente. A volte appare come un bambino indifeso e fragile, altre come un uomo risoluto e saldo, altre ancora apatico e passivo, a volte risulta aggressivo. Viene diagnosticata una forma acuta di schizofrenia, ma un’analisi più approfondita attraverso indagini psichiatriche, risonanze magnetiche ed elettroencefalogrammi mostrò i segni inequivocabili di uno dei casi di disturbi dissociativo d’identità più complesso di sempre: vengono identificate 24 personalità diverse per sesso, età, carattere, nazionalità, quoziente intellettivo.

Ma cosa è il Disturbo dissociativo d’identità?

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Il disturbo dissociativo d’identità (DDI o DID – Dissociative Identity Disorder) un tempo noto come “disturbo di personalità multipla” è caratterizzato da uno sconvolgimento e/o discontinuità nella normale integrazione di coscienza, memoria, identità, emozione, percezione, rappresentazione del corpo e comportamento. La conseguenza è la disgregazione dell’identità in due o più stati di personalità distinti. Le identità prendono il controllo in maniera ricorsiva e il passaggio da una all’altra avviene spesso in seguito ad un evento stressante. Un sintomo importante associato al DDI è l’amnesia dissociativa, ovvero l’incapacità di ricordare informazioni importanti della propria storia di vita, ma anche lacune considerevoli nel richiamo di azioni e compiti quotidiani. Un importante fattore di rischio per lo sviluppo del DDI è la presenza di traumi infantili, soprattutto se gravi e prolungati. In particolare i sopravvissuti a traumi infantili che presentano sintomi dissociato hanno riferito:

  • abuso sessuale (57,1 % – 90,2 %)
  • abuso fisico (62,9 % – 82,4 %)
  • abuso emotivo (57,1 %)

A tal proposito alcuni studiosi sono arrivati a definire il DDI come un fattore di “resilienza evolutiva”: come se l’individuo, vittima delle forme più estreme di violenza cronica e incessante, costretto ad adattarsi a un contesto insopportabile, trovasse in questa separazione la salvezza, l’unico modo per resistere.

La storia di Billy

L’infanzia di Billy non è stata per nulla facile: a solo un mese di vita rischia di morire per un tumore all’esofago, da cui riesce a sopravvivere. Era il figlio del secondo matrimonio di sua madre, Dorothy, donna assente presa dal suo lavoro; suo padre, Johnny Morrison, soffriva di depressione ed alcolismo e si suicidò quando lui aveva solo quattro anni. Proprio a questa età, come meccanismo psicologico di difesa, Billy comincia a sviluppare le sue prime persoalità dissociate. Uno dei successivi mariti della madre ( ne ebbe quattro in tutto), Chalmer Milligan, si dimostrò un pessimo marito e padre: fu accusato di abuso e tortura del piccolo Billy. Da adolescente viene ricoverato in diversi ospedali psichiatrici, ma ancora non viene riconosciuto il disturbo dissociativo di cui è affetto. A 16 anni tenta il suicidio, ma una delle sue personalità prende il controllo e gli impedisce di uccidersi. A 22 anni compie il reato per cui è conosciuto.

Le 24 personalità di Billy

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Ci troviamo in una stanza buia. In mezzo a questa stanza, sul pavimento, c’è una chiazza di luce. Chiunque faccia un passo dentro la luce esce sul posto, ed è fuori nel mondo reale, e possiede la coscienza. Questa è la persona che gli altri – quelli fuori – vedono e sentono e a cui reagiscono. Gli altri possono continuare a fare le solite cose, studiare, dormire, parlare o giocare. Ma chi è fuori, chiunque sia, deve fare molto attenzione a non rivelare l’esistenza degli altri. È un segreto di famiglia”.

Così Billy spiegava come le personalità prendevano il controllo della coscienza.

Tra di esse si stabilisce un codice comportamentale da seguire rigorosamente:

  1. Non dire bugie
  2. Proteggere le donne e i bambini
  3. Osservare la castità
  4. Mantenersi intellettualmente attivi
  5. Non violare la proprietà delle altre personalità

Le personalità si dividono in principali e indesiderabili.

Le prime dieci sono quelle principali, che emergono sin dai primi interrogatori:

  • William Stanley Milligan: 26 anni, è l’identità centrale, quella originale.
  • Arthur: 22 anni, londinese, studia biologia e medicina, legge e scrive molto bene la lingua araba.
  • Ragen Vadascovinich: 23 anni, iugoslavo, conosce la lingua serbo-croata. È definito “il guardiano della rabbia”, è esperto di karate, è una personalità violenta e l’unica autorizzata ad usare le armi, ma è anche quella che deve proteggere le altre identità e occuparsi del loro sostentamento.
  • Allen: 18 anni, suona la batteria e dipinge ritratti. È una delle personalità che più interagisce con l’esterno, quella che costruisce le relazioni sociali. È anche l’unica identità a fumare sigarette.
  • Tommy: 16 anni, esperto di elettronica. È colui che prende il controllo quando si tratta di liberare Billy da corde, manette e camicie di forza grazie alla sua capacità di controllare bene ossa e muscoli delle mani.
  • Danny: 14 anni, ha due fobie incontrollabili; quella per gli uomini (poiché era quello che emergeva durante gli abusi sessuali di Chalmer, il padrino di Billy, subendoli al suo posto) e la terra (da quando Chalmer costrinse Billy a scavarsi una fossa per seppellirlo vivo). Gli piace dipingere nature morte.
  • David: 8 anni, definito “il guardiano del dolore”. È colui che rompe il patto con le altre personalità e rivela la loro esistenza alla psichiatra.
  • Christene: 3 anni, è la prima personalità ad emergere, quando Billy aveva quattro anni.
  • Christopher: 13 anni, fratello di Christene
  • Adalana: 19 anni, timida, scrive poesie. È l’unica personalità ad avere la capacità di sostituirsi a quella emergente, è quella che commette materialmente gli stupri. Diverrà successivamente una personalità indesiderabile.

Le altre personalità sono, appunto, le indesiderabili, quelle bandite perché giudicate pericolose per la libertà e la sopravvivenza delle altre. Hanno il divieto categorico di “uscire dal posto”, ma nei momenti di confusione ne approfittano ed escono all’esterno.

L’ultima personalità, la ventiquattresima, prende il nome de “Il Maestro” ed è la fusione delle sue 23 diverse personalità, attuata in maniera conscia da Billy con l’aiuto del dottor George Harding.

Purtroppo durante il processo, il puzzle ricomposto da Billy si frantuma di nuovo portando il ragazzo in uno stato di depressione, con un tentativo di suicidio e fuga. Non resta che il manicomio criminale.

Nel 1988 torna in libertà poiché ritenuto non più socialmente pericoloso. Muore di cancro nel 2014, all’età di 54 anni.

Giorgia Andenna

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