Andra e Tatiana Bucci, bambine ad Auschwitz

Sabato 26 gennaio nella splendida Libreria Nuova Europa – I Granai le sorelle Andra e Tatiana Bucci hanno presentato il libro di testimonianze Noi, bambine ad Auschwitz, edito da Mondadori nella collana Strade Blu. Hanno partecipato all’evento anche il presidente della comunità ebraica di Roma Ruth Dureghello e uno dei curatori del testo, Stefano Palermo, il quale ha preso per primo la parola.
La cronistoria comincia con la descrizione dell’origine russa della famiglia, sfuggita ai pogrom e rifugiatasi a Fiume, allora sotto il dominio del multietnico Impero Austro-Ungarico. Da qui la narrazione segue gli eventi storici fino a quella nefasta sera di fine marzo del 1944, quando i soldati tedeschi andarono ad arrestare e prelevare la famiglia Bucci per deportarla ad Auschwitz-Birkenau. Quando Andra e Tatiana arrivarono al campo di concentramento avevano soltanto 4 e 6 anni: insieme a loro c’era la madre, la zia e il cuginetto Sergio, di 7 anni.

Le scene evocate sono potenti e sconcertanti: a partire dal secchio usato per i bisogni fisiologici in quell’angusto “carro bestiame” che le conduceva al campo di prigionia; la macabra cerimonia di arrivo e depersonalizzazione al campo, attraverso lo svestimento, il taglio dei capelli, la “disinfestazione” e l’immatricolazione, processo al quale accedevano soltanto i più “fortunati”, ovvero coloro che superavano la prima selezione; la separazione dalla madre e il loro smistamento nel kinderblock di Mengele, insieme al cuginetto Sergio; il loro innocente giocare con gli altri bambini tra i cadaveri e gli scheletri di chi non ce l’aveva fatta; fino alle coraggiose e fugaci sortite nottetempo della madre, scarna ed emaciata, irriconoscibile e spaventosa per le figlie, la quale ricordava loro i loro nomi, che altrimenti avrebbero certamente dimenticato.

Immagini queste che hanno scosso gli animi degli astanti: nonostante il tono commosso e gli occhi lucidi nel rievocare sì dolorosi ricordi, la narrazione delle sorelle Bucci ha avuto un’intensità e una forza inaspettata, consapevoli di quanto sia importante il loro compito di testimoni attivi degli orrori della Shoah nel mondo di oggi.

Nel gennaio del 1945 i russi liberarono il campo di Auschwitz-Birkenau; mentre la mamma e la zia Gisella riescono a sopravvivere alla “marcia della morte” e a tornare in Italia, Andra e Tatiana vengono prima portate in un orfanotrofio di Praga e poi in un centro di recupero per bambini nei pressi di Londra: qui ricomincia finalmente l’infanzia perduta di Andra e Tatiana. Da qui riusciranno poi a ricongiungersi con la propria famiglia grazie all’aiuto della Comunità ebraica di Roma e altre associazioni.

Ben diversa fu la sorte del loro cuginetto Sergio. Mentre Andra e Tatiana furono avvisate e istruite da una blockova sul comportamento da tenere, Sergio insieme ad altri diciotto bambini fece un passo avanti alla domanda dello stesso Mengele: “Chi vuole rivedere la mamma?“. I diciannove bambini furono portati ad Amburgo dove vennero usati come cavie per esperimenti sulla tubercolosi e barbaramente uccisi pochi giorni prima della resa della Germania.

Il peso di questi ricordi atroci non è stato poco nella crescita e nella vita di donne di Andra e Tatiana: hanno affermato che ricordare e testimoniare inizialmente era complicato e che solo con il tempo e la rielaborazione di vaghe memoria di un’infanzia distrutta è stato possibile. La consapevolezza del dovere di ricordare e testimoniare ciò che era accaduto è stata però più forte: ben presto le sorelle Bucci hanno incominciato il lavoro di testimonianza, affinché la memoria rimanga viva ogni giorno e non soltanto nelle date prestabilite. Concludendo le sorelle hanno lanciato un forte monito: ricordare è l’arma più potente da usare nei confronti dell’odio e dell’indifferenza nei confronti del diverso e dello straniero che anche oggigiorno imperversa nel nostro Paese e nel mondo.

Danilo Iannelli
Paolo Palladino

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