Dall’alba di mercoledì viviamo in un mondo nuovo, un mondo post Adrian, la serie evento di Adriano Celentano trasmessa lunedì e martedì su Canale 5. La sua risonanza mediatica l’ha resa la serie evento dell’anno, una sorta di Capodanno Cinese anticipato che dà inizio non all’anno del Cinghiale, ma all’anno di Adriano. Ma partiamo dall’inizio.
Il progetto nasce nel 2005 dalla mente del sommo, che aveva in mente di creare un cartone che sarebbe uscito per Natale 2006. Il progetto rimane teorico fino al 2009, quando la casa discografica di Celentano e Sky firmano un contratto nel 2009 per una serie animata di 26 episodi la cui uscita era prevista nel 2011. Dopo un mostruoso ritardo nella produzione e la seguente scissione del contratto con Sky, nel 2012 è la Mediaset ad interessarsi al progetto e finanziarlo, ma anche in questo caso la sua messa in onda viene ritardata di tre anni rispetto alla data prevista, arrivando sui nostri schermi solo a Gennaio 2019.

La pubblicità è cominciata in sordina quest’estate per poi riprendere verso dicembre in modo a dir poco roboante, con un audio superiore ai decibel massimi consentiti, e una serie di immagini molto casuali che ci ha lasciati pieni di interrogativi: Di che parla? Perché Celentano è disegnato come un Jojo dei tempi d’oro? Quanto hanno pagato per Manara, ma soprattutto chi lo ha convinto a disegnare Celentano? Perché il fuoco? Come mai ci sono tre pubblicità con tre font e impostazioni grafiche completamente diverse?
Si intravede un futuro apocalittico, con un’enorme scritta che troneggia a mo’ di monito dantesco “L’ITALIA, NUOVA TERRA DEI FUOCHI”, e un Adriano Kujō che cammina fiero in mezzo all’inquadratura con un basco in testa, pronto a fare a botte anche coi cartelloni.
Il dubbio sale e non si dissipa, quando viene mandato in onda un trailer un po’ più completo, però cominciamo ad intravedere più pezzi dell’opus magnum: abbiamo dei soldati vestiti di nero, degli agenti che ricordano quelli dell’FBI nelle serie americane, una bona poco vestita a fare da compagna al nostro Adrian, botte, coercizione, la mafia (immancabile, se vogliono venderlo all’estero come farebbero sennò a capire che la serie è ambientata in Italia?) e altre percosse. Tutti però, dalla mafia al regime, cercano il nostro eroe.

Ora, viste le premesse assolutamente confusionarie ma molto autocelebrative, io come molti altri abbiamo ritenuto nostro dovere indagare sulla serie, e per questo abbiamo atteso trepidanti che arrivasse il fatidico Lunedì.
Ore 21.20, la televisione viene sintonizzata su canale 5, alle 21.30 sarebbe dovuto iniziare il capolavoro ultimo e assoluto, ma in realtà ciò che comincia è uno spettacolo teatrale tipo varietà che dovrebbe fare da preludio all’opera. Io, confesso, ho deciso di ignorare questa parte andando a cenare. Il cartone si annuncia con un rombo di tuono, forte ma comunque di molti decibel in meno rispetto alla pubblicità. Corro trafelata al mio posto, pronta a godermi l’opera che cambierà la mia vita, come quella di molti altri.

2068 – Nella periferia malconcia di una Milano futuristica, in via Gluck, c’è un orologiaio intento a lavorare su degli ingranaggi, mentre scorrono una serie immagini apocalittiche che denunciano la violenza e la censura del governo che guida l’Italia. Due anziane, Anidride e Carbonica, entrano nel negozio a conversare amabilmente col nostro orologiaio, che dopo un po’ viene rapito dalla sua amata che lo desidera carnalmente. Seguono scene confuse di bozzetti di Manara (con tanto di firma in bella vista), fotogrammi ripetuti dei due che limonano, disegni di Manara, nudità in movimento, disegni di Manara, il tutto con una canzone di Celentano in sottofondo.
Questa scena costituisce praticamente l’80% del primo episodio, che conta quattro scene di “sesso” lunghissime e sconclusionate, ad un certo punto i due colti dalla passione (?) si ritrovano a cavallo di cammelli nel deserto, e arrivano davanti a La Casa.

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Tra scene di soprusi e bozzetti di Manara, arriviamo al fulcro della puntata: ci sarà un concerto di fine anno organizzato dal governo per accontentare il popolo e permettergli di continuare a perpetrare violenza senza che si ribellino, cosa già di per sé molto difficile, perché la modernità ha reso tutti indifferenti.
Al concerto decidono di partecipare anche Adrian e Gilda, che emblematicamente raggiungono il posto del concerto su due biciclette.
Il cantante scelto per tenere il concerto è Johnny Silver, una superstar vicina al governo e che tutti amano, biondino e che ricorda vagamente (ma terrificantemente) Griffith di Berserk. La musica parte. Sorpresa. È Mentre tutto Scorre dei Negramaro e Johnny canta vagamente come Giuliano Sangiorgi. A testimonianza della famosa indifferenza, sulle note della nostalgica canzone una ragazza nel pubblico viene assalita da dei bruti che cercano di stuprarla. Interviene un uomo, confusione generale, intervengono dei soldati per ristabilire l’ordine e punire i colpevoli, arrivano due agenti simil-FBI e indagano sulla faccenda, incrociando l’eroe, Adrian.

“Come hai detto che ti chiami?” “Non l’ho detto” “Dove abiti?” “In Via Gluck – ROMBO DI TUONO sarà, penso, il nuovo dialogo epico della storia del cinema.

L’ordine viene ristabilito, Johnny finisce la sua canzone e decide di coinvolgere il pubblico, facendo salire sul palco qualcuno per cantare con lui. La sua scelta cade su Adrian che, titubante accetta e decide di cantare una canzone scritta da lui e un suo amico. Johnny gli lascia il palco ignaro di ciò che sta per accadere. Adrian, chitarra alla mano, canta I Want to Know, brano di Celentano del 1970. La sua canzone colpisce il pubblico ed è subito successo: la folla si esalta, Adrian si muove sul palco con le classiche mosse del molleggiato, Gilda balla, le ragazze del pubblico piangono, quelle del palco gli fanno da coro, un delirio coronato dal cortocircuito di tutti i congegni elettronici, dalle telecamere alle luci, e da una tempesta.
Il giorno dopo, tutta Milano è alla ricerca dell’orologiaio, l’uomo che ha fritto il sistema.
Ad un certo punto della storyline c’è uno strano stacco su Napoli, ancora più sommersa dai palazzi e dai rifiuti, in cui troneggia un alto grattacielo che reca la scritta Mafia International.
Il motivo di questo stacco? Ancora me lo chiedo, però ad un certo punto un barbone risponde in maniera insolente al boss di questa Mafia International e lui incarica i suoi scagnozzi di metterlo a tacere per sempre a suon di botte.

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A Milano il governo cerca l’orologiaio senza sapere però chi sia, dato che tutti le telecamere e videocamere hanno smesso di funzionare nel momento in cui lui è stato inquadrato. In via Gluck Adrian non è per nulla preoccupato per le ricerche, scrive sulla sua insegna una frase sulla bellezza e aiuta un giovane a conquistare la sua fiamma, ripetendole una poesia che altro non è che una canzone di Celentano. I cattivi continuano a cercarlo senza successo.
Se non avete capito qualcosa, tranquilli: nemmeno io ho capito cosa ho guardato per un’ora della mia vita. Se possibile, il pilot della serie ha aggiunto ulteriori dubbi a quelli esistenti. Mia nonna mi ha addirittura chiamato il giorno seguente, per chiedermi se io lo avessi capito.
Al pubblico sui social è rimasto l’alto potenziale memico della puntata, che ha prodotto una serie di meme con questo specifico fotogramma.

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Gli internauti stranieri sono molto perplessi da questo boom, noi speriamo di esportare il meme anche all’estero e coronare un sogno. Alcuni, gli eletti forse, non solo hanno capito ciò che hanno visto ma ne sono anche estremamente entustiasti. “E se non lo capite, vi resta solo Uomini e Donne” commenta spavaldo un utente di Twitter, a cui sinceramente chiederei spiegazioni.
Con una grande confusione, ho deciso di dover vedere il secondo episodio, sia perché ingenuamente pensavo la serie fosse in realtà una miniserie di due episodi, sia perché speravo di avere chiarimenti.

21.34 mi rimetto alla tv, questa volta con un occhio guardo lo spettacolo teatrale pre-cartone, ma effettivamente avrei fatto meglio a non vederlo, anche perché pure quello è un insieme confusionario di cose e comici.
Secondo episodio, cominciano a circolare volantini su Gli Amici dell’Orologiaio, un gruppo di supporter che si riunisce in un pub per scambiarsi informazioni sulla figura mitologica. Un universitario, affascinato dalla figura dell’uomo misterioso, decide di recarsi ad un incontro e lo stesso decide Adrian, curioso di vedere in cosa consista questo gruppo. Gilda è preoccupatissima e gli consiglia di recarvisi indossando una maschera o perlomeno di portarsi la maschera con se.
Nel mentre i due agenti incaricati dal governo di trovare l’orologiaio decidono di setacciare la città perquisendo ogni singola orologeria, non riscuotendo molto successo.
La sera dell’incontro del gruppo filo-orologiaio, una giovane sostiene di averlo visto al concerto, l’universitario si esibisce in un discorso molto politicizzato su come la società odierna stia perdendo i propri valori e di come l’orologiaio abbia ragione. C’è un gruppo di guastafeste che disturba la giovane che ha precedentemente parlato e la sua amica, arrivando a palpeggiarle. Stizzite, le due escono dal locale seguite a ruota dai brutti ceffi che cercano di aggredirle.
A questo punto, quando tutte le speranze sembrano svanite, entra in scena Adrian che, indossata la maschera di Gilda, combatte i loschi figuri a colpi di valzer. Lui chi è? È la volpe, dice.

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La scena di lotta è incredibile, se non altro perché non si capisce nulla dei suoi movimenti, ci sono fotogrammi ripetuti e sembra che per colpire i bruti Adrian torni indietro nel tempo.
Infelice è l’uscita finale dell’eroe, che fa notare alle ragazze che se avessero bevuto un po’ meno, non si sarebbero trovate in quella situazione pericolosa. Per uno che si oppone al sistema, questo victimblaming è un atteggiamento molto omologante.
La polizia quindi ha una nuova gatta (o volpe) da pelare. Cominciano le indagini sull’uomo-volpe e nel frattempo continuano le ricerche per l’orologiaio, essendo tutti ignari del fatto che si tratti della stessa persona. Viene arrestato il giovane universitario e torturato per cercare di capire se lui abbia informazioni sull’orologiaio, ma senza successo, poiché il giovane sovversivo non l’ha mai incontrato.
Nel frattempo, due ricchi orologiai svizzeri cercano una nuova mascotte per la loro campagna pubblicitaria e attirati dai giornali italiani, decidono che il misterioso orologiaio è proprio ciò che fa al caso loro. Per questo mettono una sorta di taglia sulla testa dell’orologiaio, e chiunque riuscirà a portarlo da loro otterrà questi bei trenta denari.
Seguono altre scene a caso che mostrano scene di migranti su barchette e barconi messi in mare in pessime condizioni e straripanti di persone che finiscono per affondare, una denuncia molto attuale e dovuta da un cartone che dovrebbe svegliare gli animi dall’indifferenza.
Mentre continuano le ricerche, Adrian viene portato da Anidride e Carbonica nelle fogne di Milano, dove a quanto pare è stata imbastita una Corte dei Miracoli, dove si rifugiano tutti quelli che non possono vivere in città forse perché scomodi al governo o perché immigrati non legalizzati.
Adrian assiste infatti alla cerimonia fatta da questi reietti per un loro compagno, un extracomunitario che è riuscito ad ottenere il permesso di soggiorno e che quindi può cominciare a vivere all’aria aperta.
L’uomo esce da un tombino (!), incontra tre italiani che pensano che lui sia l’orologiaio, in seguito a dicerie sull’aspetto fisico del misterioso, ai quali lui offre i suoi orologi (!) – ne ha la giacca piena, in barba agli stereotipi – confermando in qualche modo il loro sospetto.
Questi tre si avventano su di lui e gliene danno di santa ragione, fino a che non torna sulla scena l’uomo-volpe a salvare la situazione, questa volta con una lotta più comprensibile, degna però dei migliori AMV su Dragon Ball che spopolavano nei primi 2000 (e infatti, noi abbiamo chiesto e dio ha risposto).
Il secondo episodio si conclude più o meno dopo quest’ultima scazzottata e ho giusto dimenticato di citare una scena totalmente casuale di Gilda che si reca in un grande centro commerciale per mettere due mele – avvelenate? contaminate? – tra la frutta, una donna distratta prende questa mela un po’ butterata, la guarda e sviene (!). Suo figlio, temerario, la raccoglie da terra e la mangia. I telegiornali parlano di mela avvelenata, ma il bambino nel precedente frame stava più che bene, non so.
Se arrivati a questo punto della recensione con un gran mal di testa, anzitutto benvenuti nel mio mondo e secondo non preoccupatevi, perché la confusione regna sovrana in Adrian. Provare per credere, dato che i due episodi sono disponibili in streaming online.

L’unica cosa certa è lo share, che tra Aspettando Adrian e il primo episodio si è ridotto di ben 1 milione di spettatori circa, e di due milioni di spettatori il secondo giorno. L’inizio moscio del numero di spettatori di lunedì si è dimezzato martedì, con circa 3 milioni di telespettatori.
Tirando le somme di questi primi due episodi, possiamo dire che si tratta di un’opera autocelebrativa fatta da qualcuno che aveva i soldi per permetterselo, un inno a se stessi fatto da Celentano a Celentano per Celentano. C’è chi sostiene che vada lodata il progetto per la sua innovazione, ma ci sono molte opere d’animazione più valide di questa, l’esempio più recente è stato Gatta Cenerentola prodotto animato tutto italiano e con un background e una tecnica migliori di quelli che troviamo in Adrian, che è stato più forte dal punto vista economico e pubblicitario.

L’Italia ha una situazione disastrosa dal punto di vista del settore dell’animazione, perché il talento c’è ed è tanto, ma i finanziamenti dati a progetti di animazione sono così parchi che ci si riduce ad usare manodopera estera più economica e quindi di minore qualità, e lo vediamo in quest’opera.
Se Celentano avesse davvero voluto fare un’opera sensazionale e veramente contro il sistema, avrebbe dovuto cercare di includere dei professionisti del settore e pagarli a dovere, ma questa è un’altra storia.
Non so se continuerò a seguire la serie, forse sì per amor di trash, ma sicuramente possiamo tranquillamente affermare che il gioco non valga la candela, a meno che la candela non siano la profusione di meme che sta venendo fuori da queste due sole ore di cartone.

Concludo l’articolo con una notizia molto fresca, ovvero la querela che l’associazione Noiconsumatori vuole far partire contro Celentano per aver presentato Napoli come capitale della Mafia.

Annabella Barbato

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