Arriverà un giorno in cui
Ia scanalatura delle generazioni
Porterà nella tomba
L’ultimo uomo, l’ultima donna
Garanti di queste sensazioni;

Ed è per voi che scrivo
-Con l’urlo taciuto-
Assumendomi
Un doveroso pegno
Scaturito dalla fortuna
Di essere in questo tempo:
Sapendo che
Non ne sarò degno.

Non conosco il treno
Che passa avvolto
Da un cielo plumbeo
Nei meandri di un bosco
Dove aspetta la morte,
Persone svegliate di notte
Dal loro dolce focolaio
Da menti deviate e contorte.

Non conosco le grida disperate
I balconi piangenti patrimoni
Che si frantumano sulle strade,
Mariti che vengono separati
Dalle mogli su diversi vagoni
A cui strappano dalle mani
Le fedi d’oro dei matrimoni.

Non conosco lo sguardo vitreo
Di persone ammassate
Spogliate delle anime.
Il fiato corto, le lacrime
Acide, lo stridio delle rotaie
che graffia il cuore,
La disperazione unanime.

Non conosco le domande
Tremanti di un bambino
Seguite dal silenzio dei genitori
Consci del loro stabilito
Prescelto terribile destino
E che solo la sua fine nell’oblio
Potrà portare giorni migliori.

Non conosco la risposta mancata.

Non conosco il fumo acre
Il ghigno degli orchi in verde,
Le speranze sempre vane
L’eco di un urlo che si disperde.
L’oltraggio rivolto alla vita
E al suo inestimabile valore,
Da chi aveva morte nelle dita
E voleva asfissiare l’amore.

Non conosco la fine del massacro
Coi giorni che provano
A tornare normali,
Dove un brodo caldo ha sapore sacro
Coi bimbi intorno
Giocano, La fine dei mali.

Scrivo di quel che sento
Ma quel che sento
Non lo conosco..
Quel me
Che ci poteva essere
Piange nascosto
Dove non posso vederlo.

Manuel Torre

Rispondi