Straniera

Nacqui straniera
da un corpo non mio
in un mondo non mio
in una realtà mai stata mia
Una realtà che soffoca, confonde, brucia
E io ardo
Estranea al resto
E io ardo
E non so più se esisto
Perdo la cognizione e la congiunzione
Smarrisco il nesso e la connessione
Non ho un senso e lo cerco altrove

Nacqui straniera
Nacqui d’inverno
nella stagione fredda
Quando fuori gelava ed il cielo piangeva
lacrime umide di malinconia
È forse per questo che nacqui
impermeabile alle intemperie

Ma nacqui sola
in un mondo di persone sole
chiusa
in un guscio di cemento
fragile
come un cristallo
eppure rumorosa
come una risata

E io ancora rido
straniera di me stessa
straniera nel mondo
e continuo ad abitare entrambi
come se poi fosse semplice
restare in bilico
su un filo inesistente
col quale cingo la mia inquietudine.

Francesca Moreschini

 

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