Preghiera in gennaio

Distrattamente, mentre cucino, ascolto le notizie al telegiornale, una voce monotona racconta di nuove stragi nel Mediterraneo. Nelle ultime ore sono 117 i dispersi nel nord della Libia e 53 quelli nel mare Alborán, mentre un altro barcone in avaria cerca disperatamente aiuto.

La politica italiana sempre più divisa cerca di trovare colpevoli puntando il dito verso ogni direzione, tranne che contro se stessi. Messaggi rimbalzano tra Italia, Francia e Bruxelles: di chi è la responsabilità? Chi ha 160 morti sulla coscienza?

Se chiudo gli occhi immagino le manine di quei bambini che, aggrappandosi alle loro madri, si chiedono quando il loro viaggio finirà e quando avranno un luogo da chiamare casa. Chissà quante promesse e quante rassicurazioni sono state dette, mentre nel cuore si mischiavano speranza e paura dell’ignoto, del mare. Mi chiedo che viaggio abbiano fatto, che terre abbiano toccato i loro piedi nudi, se siano stati rinchiusi, stuprati o torturati e quanta sofferenza abbiano sperimentato prima che la loro vita finisse. Nascere in un paese economicamente sviluppato e in cui vige una Costituzione che rispetta i diritti umani non dovrebbe essere una fortuna, una lotteria vinta. Ed è proprio la casualità di questa nostra esistenza a rendermi ancora più difficile non provare un senso di ingiustizia e rabbia.

Se in questi anni centinaia di migliaia di persone hanno attraversato il Mediterraneo, solo negli ultimi cinque sono morte oltre 17 mila persone. Tra politici che stringono Vangeli e crocefissi, anche i messaggi di un Cristo misericordioso e solidale sembrano essere riadattati e manipolati. Mentre il Papa chiede di pregare per coloro che hanno responsabilità di queste morti, mi chiedo cosa penserebbe una eventuale divinità di ciò che siamo diventati e se non ci rinnegherebbe lui in primis.

Jovana Kuzman

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