10 years challenge… Aspe’, ma perché?

La 10 years challenge spopola su tutti i social insieme a quella somma esagerata di post che si ripropongono di mostrare tutto ciò che 10 anni hanno la forza di raccontare. All’interno di un panorama decisamente triste, dove chi non mette like è fuori dalle dinamiche esistenzialistiche del 2019: ci buttiamo un po’ tutti nella sfida senza chiederci realmente il perché.

Forse io di perché me ne chiedo un po’ troppi, questo come sempre denota un involontario pesce fuori dalla corrente che forse passa più tempo fuori dall’acqua ad annaspare rispetto a starci dentro felice a sguazzare.

Porsi degli obbiettivi, raggiungerli e vedersi realizzati: forse è questo che questi 10 anni devono cercare di richiamare. Ci ritroviamo a fluttuare nel nostro passato che è quasi più importante del presente, un passato che deve essere messo a confronto: se non ti confronti con il social che senso ha fare le cose?

Grazie a questa sfida, spopolano le migliori facce e fisicità, con tanto di collage nel dover descrivere quanto in bene si sia diventati: le categorie sono molte la mia preferita è il “fat-slim”, dove puntualmente si mostrano circa quei 10-20-30 kg di meno e sappiamo benissimo tutti che non si aspettava scusa migliore per far notare al popolo facebookiano quanti progressi l’insalata e l’herbalife abbiano fatto. Come sempre, si pone l’obbiettivo del complimento, che porta con sé il miglior risultato per qualsiasi challenger : “Ammazza aò, sei diventata ‘na gnocca paura!”, “Anvediti, c’hai un vitino oggi che fa invidia!”, etc etc etc.

Senza ricadere sulla banale via di quanto la nostra società lotti per mostrarsi eccessivamente perfetta e stereotipata, senza sottolineare quanto il make-up sia la base esistenziale delle adolescenti frustrate che ripropongo tendenzialmente loro foto a 5/6 anni perché ahimè 10 anni non sono pochi e di certo non erano già avviate alla versione “Lolita” (probabilmente ne soffrono pure), trovo così facile inserire il soggetto “X” all’interno della mossa “Y + infinito”, dove l’infinito è il numero di condivisioni di Y senza che realmente vi sia un perché dietro.

O meglio, ritrovare il perché all’interno del concetto di “conferma di voi-noi stessi”.

Probabilmente vi è del buon pessimismo, o probabilmente 10 anni fa non ero così socialmente accettabile che la mia è una frustrazione così alta da scriverci 500 parole, ma non riesco a capacitare quanto le cose vengano fatte a caso mettendo di mezzo la propria storia e la propria faccia.

Le domande sono tante, ma in particolare modo mi chiedo: se challenge in inglese vuol dire sfida, quindi stiamo parlando di una sfida di 10 anni, ecco una sfida de che? Sfidarsi a ridicolizzarsi online con l’obbiettivo di confermare il proprio progresso o sfidarsi a fare le cose che fanno gli altri e basta?

Ed è proprio così che si raduna la folla, si guarda allo specchio e si conferma che il test dei 10 anni è passato: urlo di gioia, rullo di tamburi, avanti la prossima stronzata!

Giulia Olivieri

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