Lungo Bacio 

Sono Amante nel contado di notte
Prostrato dalla sete della tua assenza.
E quando finalmente giungo dopo
Tante aride notti all’umido pozzo,
in fondo la cavità, le labbra e lo smalto,
Poggiata sulla falda nell’atro fondo,
Odo riposare l’essenza della vita.
Sulla carrucola appendo la mia lingua
E non esala un arrugginito cigolio
Ma il rapido sospiro percorso
Dal suo assopito destarsi,
Quando lieve e sorda melodia
La pone pronta a pronunciare
Un bilabiale umido
Saluto di desiderio.

E nella sua discesa riconosce
I profumi, le molli pareti, le umide
Insenature dov’essa tende
Ad esplorare, a volersi perdere
Per non essere più portata
Alla luce: cerca un appiglio.
Io osservo dall’alto
senza proferire parola
Piegato col viso sull’orlo
E le braccia flesse intorno,
Sui fianchi, ad occhi chiusi
Immagino il lento viaggio
Per l’eterea china, che ora
Si posa sul bramato fondale;
E quella che non è più nella
bocca, trae in modo tale
Non sia mai appagato
Il desiderio.

E come il secchio nella risalita
Urtando l’interno e inclinandosi
sprazzi d’acqua In fugaci cascate
Perde, nel rivederla alla luce
Non mi contento di quel margine
Tra il pelo dell’acqua e il bordo,
e lo ricalo ancora;
Così la lingua alla fine di un bacio
ne richiede un altro, cùpidi
Finché i nervi arrivano ad intorpidirsi
E la fatica non ci trascina
Gli occhi nel comune sonno.
Ascolto quel che il nostro
Petto sente: bocca di pozzo
terra il tuo corpo
Giace qui con me
Il tuo intimo mistero,
Ti bacio profondamente
Di caldo
avido desiderio.

Manuel Torre

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