Oggi mi son imbattuto in un articolo che definiva Napoli la città della felicità. A sostegno di questa affermazione, il fatto che nel suo territorio si registra un record al ribasso in consumo di farmaci antidepressivi.

Per avere un dato altrettanto affidabile avrebbero potuto basarsi sul numero di pizze e caffè consumati. Perché il caffè lo prendi con gli amici e se sei con gli amici sei felice.
E la pizza, beh, quella anche da soli è motivo di giubilo. Specie se la pizza è napoletana.

Trarre conclusioni sulla felicità tramite la misurazione del consumo di antidepressivi è come tirare conclusioni sulla situazione in termini di malattie infettive in Africa basandosi sul numero di vaccini. 

“In Africa non si vaccinano.”
“Beati loro che non c’hanno malattie infettive da prevenire.”

L’autore dell’articolo in questione scrive:
“In Italia tra le regioni più “depresse” c’è la Toscana, con il 6,9% di persone che assumono antidepressivi. Va decisamente meglio in Campania dove la percentuale è del 3,6. In particolare, ad andare contro tendenza è Napoli (da sempre considerata economicamente poco sviluppata) che si afferma come la città con il più basso uso di psicofarmaci.”

La depressione è una condizione che spesso non viene diagnosticata, e che ancora più spesso non viene trattata.
Il tasso di riconoscimento e trattamento ha seriamente a che fare con le condizioni economiche e culturali, per altro.

Secondo i dati Istat la Campania è tra le regioni più povere in Italia. Dovendo spiegare le ragioni del ridotto consumo di psicofarmaci, prima di parlare di felicità, ci andrei estremamente cauto.

Prima di muovere i primi passi nel mondo della ricerca, quando mi capitava di aver a che fare con un articolo scientifico, andavo a leggere l’abstract (ovvero il riassunto), risultati o la discussione. La parte sulla metodologia la saltavo perché era una palla mortale.

Una volta entrato in questo ambito, ho imparato che questa sezione è la più importante. Perché tutto quel che viene dopo dipende da quanto descritto in termini metodologici.
In questa sezione si descrive la raccolta di dati e il tipo di dato raccolto. Qui si capisce quale informazione è stata cercata.
Capita che gli stessi autori di un articolo si dimostrino incoerenti nella discussione e nel titolo rispetto a quanto scritto nella metodologia.

Esempio tipico è quello di chi intitola articoli così: “il 25% della popolazione soffre di depressione”. Titolone.
Magari citano anche l’articolo scientifico da cui hanno copia-incollato il dato. Andando nella sezione della metodologia, si vede poi che oggetto di misurazione era la presenza di sintomi depressivi e non la depressione. Depressione e sintomi depressivi non sono la stessa cosa. La depressione maggiore è una condizione clinica che viene diagnosticata in base alla soddisfazione di cinque criteri. Tra questi, solo un punto consiste nella presenza di almeno cinque sintomi depressivi, per almeno due settimane, quasi tutti i giorni, per quasi tutto il giorno. Altro aspetto importante è che la depressione è diagnosticata da un professionista in un contesto clinico.
I sintomi depressivi sono misurati invece tendenzialmente con questionari compilati dalle persone e valutano solo il numero di sintomi presenti. Sono usati in ricerca per la facilità nel reperire informazioni, dato che è molto più semplice avere un dato riportato da una persona che non ricevere una diagnosi clinica. Su grandi numeri, se non altro.
Sono ottimi strumenti per lo screening. Sono tanti gli studi che sostengono che molti dei soggetti con diversi sintomi depressivi hanno effettivamente depressione. Ma non tutti. I due termini non vanno usati come sinonimi.

Depressione e sintomi depressivi non possono esser usati in maniera interscambiabile. E nemmeno “felicità” e “non utilizzo di psicofarmaci” possono.

Se volete misurare quanto pesate, bisogna usare la bilancia, non il metro. Perché sì, chi è più alto è probabile che pesi di più. Una correlazione c’è. Ma non è una misura poi così affidabile.

Fabio Porru




Fonti:
– Istat: (https://www.istat.it/it/files/2018/06/La-povert%C3%A0-in-Italia-2017.pdf)
– DSM 5
– Soltanto a Napoli la vita è felicità: lo dice una ricerca sull’uso degli psicofarmaci (http://www.vesuviolive.it/vesuvio-e-dintorni/notizie-di-napoli/269067-soltanto-a-napoli-la-vita-e-felicita-lo-dice-una-ricerca-sulluso-degli-psicofarmaci/?fbclid=IwAR2YWQ8ArccydA29gRUHIL7P7n2iyULDCoMcGk0dFbd-IboAcPyhQPDjTio)

Rispondi