In un minuscolo villaggio di nome San Isidro, al confine tra gli stati messicani di Oxaca, Puebla e Veracruz, si svolge la sentitissima e agguerrita partita contro i rivali della Pizpireta. L’aria è infuocata e tesa: volano insulti e oggetti nel campo; quelli del San Isidro sembrano spacciati: il loro matador, Quintino, non ri regge in piedi: le sue energie sono infatti prosciugate da una notte d’amore con la bella Antonia, sua innamorata. Tutto sembra precipitare, quando lo stesso Quintino, cadendo su una linea laterale, si riprende e vince la partita da solo.
Magia? Niente, affatto: merito di un eccezionale fertilizzante di Alvaro Cristòbal, usato al posto della calce per delimitare il campo di gioco.
Ben presto però questo fertilizzante, raccolto dall’ignaro e ingenuo Alvaro da un misterioso aereo precipitato vicino al villaggio, risulta essere cocaina e la narrazione prende il via.

Da questo spunto Pino Cacucci riesce a tirar fuori un’esilarante romanzetto: esso mescola l’atmosfera western e quello della commedia, producendosi in una lettura divertente e assai piacevole.
Il calcio funge da spunto, ma il ritrovamento della cocaina e il conseguente interesse economico da essa mosso sono senz’altro il motore della narrazione; c’è posto anche per l’amore, quello tra Quintino e Antonia.

I pregi principali del racconto sono senz’altro l’atmosfera ricreata e le descrizioni delle figure umane che si muovono in questo scenario: l’ambientazione è quella tipica del piccolo paesino messicano, lontano ad ogni urbanità, raccolto intorno alle sue poche figure di riferimento, impregnata di rusticitas, sia nell’accezione più negativa che in quella più meritevole di interesse.
Pino Cacucci ricostruisce un piccolo atomo di civiltà rurale, a suo modo pura e incontaminata – imperniata sul fùtbol e sul mezcal – che sembra essere messa in pericolo dal ritrovamento della cocaina e dal sopraggiungere di loschi figuri che tentano invano di recuperare il carico perduto. Il principale contrasto infatti sembra essere quell’opposizione dialettica tra l’ingenua popolazione di San Isidro che difende il suo fertilizzante e gli interessati trafficanti e federali che tentano di recuperarlo.

A sbrogliare la matassa arriverà l’imponente e burbero missionario basco Padre Pedro Iscazcoicea, unica autorità religiosa di un vasto territorio che comprende lo stesso San Isidro. In un contrasto che potrebbe ricordare quello di Don Camillo e Peppone con Don Cayetano Altamirano, alcalde di  San Isidro, egli riuscirà a mediare con gli invasori, ristabilendo la tranquillità del piccolo paese, dotandolo persino di una chiesa, di cui era privo.

Il piccolo romanzo di Cacucci risulta essere narrativamente una perla: assai breve, dal ritmo elevato, pregno di ironia e che sa divertire; lo spunto è sagace e la realizzazione narrativa non delude le aspettative. La vicenda si muove su contrasti semplici e risulta lineare e priva di intoppi; il linguaggio è colloquiale, a tratti cronachistico.
La vera forza di San Isidro Futból è l’ambientazione, l’assolato San Isidro, descritto in efficacemente con tratti semplici, degni di un macchiaiolo, popolato da figure tipiche, da commedia, talvolta un po’ stereotipe, ma che non perdono mai la loro originalità e la loro forza espressiva.

Danilo Iannelli

 

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