Oh Maria Salvador, te quiero mi amor?

Tutti ne parlano, pochi la conoscono davvero per i suoi effetti biologici. Di certo se in ogni dibattito tv gli esperti fisiologi più autorevoli che si riescono a trovare si dividono tra J-AX e un membro della CEI non si farà mai chiarezza.
Quindi cosa fa davvero la marijuana al nostro cervello?

Essa tramite il suo principio attivo (delta9THC) attiva alcuni recettori (CB1/CB2) che nel nostro cervello mediano un meccanismo fondamentale: l’esostasi ,ovvero colei che ci consente di sopravvivere alla cena di Natale della nonna ,ai pranzi di matrimonio in Molise, a mangiare mezzo mammuth quando eravamo primitivi.

L’esostasi è mangiare oltre la sazietà e accumulare grasso per sopravvivere a un’eventuale carestia.  Ovviamente chi era capace di ciò sopravviveva durante l’evoluzione ,dove il cibo scarseggiava, e passava i propri geni alla prole. Questo meccanismo si attiva in maniera automatica nel nostro cervello grazie agli endocanabinoidi (anandamide/2-arachidonilglicerolo) prodotti al momento giusto.

Questo è quello che fa anche il delta9THC, ma in maniera più potente e non controllata. Ecco spiegata la “fame chimica” associata a cibi spazzatura, ovvero ricchi di grassi e calorie, proprio come se fossimo dei primitivi che accumulano per la carestia, ma anche gli effetti di relax e calma associati alle canne. Infatti i pasti sono associati a uno stato di rest and digest , dove grazie al sistema parasimpatico  risparmiamo gran parte delle nostre energie per digerire e tendiamo a un comportamento pigro e sonnacchioso (una sorta di siesta). Inoltre, alla luce dell’esostasi, appare chiaro il significato biologico dell’attività antiemetica della marijuana (per la serie: non posso permettermi di vomitare se devo ingrassare).

E allora ci sono dei rischi associati alla cannabis? E alla cannabis light? Il principio attivo della marijuana attiva tutti i recettori in maniera potente e non selettiva come gli endocannabinoidi. Questo può causare una slatentizzazione di una patologia psichiatrica cronica degenerativa: la schizofrenia.

Il 50% dei malati di schizofrenia ha una correlazione diretta tra malattia e uso di marijuana, inoltre i consumatori di cannabis sotto i 15 anni hanno un rischio di sviluppare la patologia 10 volte maggiore del resto della popolazione. Questo perché la marijuana consente un attivazione impropria e casuale dei neuroni della corteccia prefrontale, causando delirio e allucinazioni proprie della patologia dalla quale purtroppo non si guarisce.

“Se si parla di slatentizzazione solo i predisposti si ammaleranno”, si potrebbe obbiettare. Vero! Ma la predisposizione non è solo genetica (cosa ho scritto sul mio DNA) ma anche epigenetica (come il DNA è impacchettato nel nucleo) e questo si acquisisce in utero, al momento del parto e a seguito delle cure materne, ovvero fattori non controllabili. Per cui scommettere di non essere predisposti è un azzardo. E la cannabis light? Anche lei ha gli stessi rischi: il principio attivo, seppur a basso dosaggio, tende ad accumularsi nel sistema nervoso centrale e il rischio è dietro l’angolo. Adesso sta al singolo chiedersi cantando come Il Cile: Oh Maria Salvador, te quiero mio amor?

Eleonora Ciocca

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