C’era una volta un poeta: Aleksa Santic

Nato a Mostar nel 1868, Aleksa Santic è uno dei poeti ed intellettuali più famosi dell’ex Jugoslavia. Aleksa raccoglie al meglio nei suoi lavori i sentimenti e le idee dell’Erzegovina fra i due secoli (XIX-XX).

Ispirato soprattutto da poeti serbi romantici come Vojislav Ilic, subisce l’influenza anche di artisti stranieri come Heine, che tradusse in lingua serba. La sua maturità poetica si può indicare tra il 1905 e il 1910, anni in cui troviamo anche le sue opere più belle.  I temi che si alternano nelle sue poesie sono i sentimenti, la perdita dei suoi cari, la solitudine che sembra accompagnarlo fino alla fine della sua vita e la delusione per la situazione sociale del suo popolo. Tra le sue poesie famose rientrano anche quelle d’amore ispirate alle sevdalinke, canzoni malinconiche che venivano accompagnate dal saz (un tipo di mandolino orientale). La più famosa è probabilmente Emina, la cui protagonista era la figlia di un Imam e che a causa delle differenze di età, religione e gruppo etnico  a lui non era permesso di corteggiare.

La storia di Aleksa Santic si intreccia dunque inesorabilmente con la storia dei tanti poeti ed intellettuali della regione che, nonostante il forte sentimento di appartenenza e la voglia di costruire una propria identità, si ritrovano a vivere sotto l’Impero Austro-ungarico. Insieme ad altri intellettuali fa parte di quel movimento culturale serbo che porterà alla nascita di associazioni, giornali e cori. Importante è la creazione del giornale ”Zora”, il quale divenne uno dei punti di riferimento culturali, grazie alla lotta per il miglioramento dell’istruzione e delle condizioni socio-economiche della popolazione serba dell’Erzegovina.

Contrario all’imposizione culturale dell’Impero austro-ungarico, dopo l’annessione ufficiale della Bosnia ed Erzegovina all’impero nel 1909 fu costretto a scappare in Italia insieme ad altri accademici. Divenne ostaggio degli austriaci durante la Prima Guerra Mondiale e nel novembre del 1914 il governatore austriaco a Sarajevo decise di proibire la sua raccolta di poemi, “Poesie”, poiché considerata pericolosa per l’unità dell’impero.

Considerato poeta di unione e convivenza, è ironico pensare che la famosa via con il suo nome a Mostar sia passata dall’essere lo sfondo di passeggiate romantiche, probabilmente anche tra coppie multietniche, a scenario di scontro tra le forza bosgnacche e croate nel 1992.

Poeta che credeva nella possibilità di una convivenza pacifica tra i Slavi del Sud, rimane oggi ancora punto di riferimento per tutti coloro che credono in una società multietnica e aperta.

Jovana Kuzman

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