Potessi far scorrere ancora
le tue ciocche corvine
tra le mie dita
si scioglierebbero tra le lacrime
come brina
nella stagione che unisce
tutto quello che nasce a tutto ciò che finisce.

Cade una foglia di paulonia
stanca di danzare con l’amante suo vento.

Ad abbeverarsi del miracolo della pioggia
è un pallone di cuoio screpolato
dimenticato tra i rami dell’ippocastano.

Danzano ebbri i rospi reietti,
febbrilmente attendono nell’ombra le lumache,
un’anima di donna sbuffando
serra le persiane
senza sapere quando le riaprirà.

Non un grano di polvere
turba il cadaverico candore
del crisantemo nato nel mio giardino.

Paolo Palladino

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