Questioni di scelte?

Domenica, il tempo non è mai dei migliori durante Dicembre e di certo nessuno può obbligarci ad uscire dal letto. Spesso siamo campioni, campioni nel scegliere se decidere o meno di prendere una posizione: uscire dal letto, andare a vedere una mostra o passare l’intera giornata su Facebook? (fino a quando leggete la nostra redazione, nulla in contrario, anzi!)

Le scelte hanno spesso un peso enorme, nella propria vita, nella vita degli altri, ne siamo complici ogni giorno. La mia scelta è stata diversa domenica scorsa 2 Dicembre, qui a Bruxelles, e insieme a me c’erano circa 70.000 persone. “Claim the Climate” il nome dell’evento, con la collaborazione di tutte le associazioni indipendenti che lavorano da anni spiegando alla nostra generazione i grandi problematiche del clima che stiamo affrontando.

La potenza di “Claim the Climate”, definita la marcia più popolata sul clima di tutto il Belgio, ha avuto la potenza di essere un sinonimo della parola pace. Pace in senso lato, pace in senso stretto: pace in tutti i sensi! Come si può pensare un mondo pacifico senza condizioni climatiche adeguate? Come possiamo pensare, anche solamente per un secondo, che il clima non faccia parte e sia collegato al senso stretto della parola pace?

Ci sono spesso, all’interno delle manifestazioni, quegli enormi tabù, che fanno parte di concezioni strette di quanto e come bisogna comportarsi in determinate situazioni: i bambini si portano alle manifestazioni? Si suonano i tamburi? Ma se urliamo, va bene? Ma all’interno di “Claim the Climate” vi era il grande valore aggiunto di non considerare assolutamente questi falsi tabù, e questo vale e valeva, per tutta la popolazione di Bruxelles (indefinibili solo belgi, perché come ben saprete, qui nessuno appartiene a nessuno stato).

All’interno di una manifestazione non c’erano i petardi, non c’erano i botti, non c’erano toni arrabbiati e c’erano le famiglie – e che famiglie! – Giovani, con figli e passeggini, sulle spalle e in groppa: a chi importava? A noi di certo no!

Vedete, le scelte sono sempre così determinati da permetterti un po’ di tutto: in particolare se decidere o meno di poter fare affidamento su elementi come Cristiano Ceresani. E’ tutto vero, perché io non ci credevo, basta googlare il suo nome per poter aver scritto all’interno del Governo Italiano e la Presidenza del Consiglio dei Ministri il suo nome. Laureato in giurisprudenza, un passato politico abbastanza silenzioso, è il capo di gabinetto del Ministero per la Famiglia e le disabilità, è il più diretto collaboratore del ministro Fontana, vicino a posizioni di estrema destra e fondamentalismo cattolico.

Sostiene che il cambiamento climatico sia colpa di Satana! Che burlone.

So bene che non bisognerebbe mai seguire programmi della Rai ridicoli come “UNO MATTINA”, ma il grado di influenza che possono avere è altissimo e nemmeno ce ne rendiamo conto. Il funzionario parla del suo libro Kerygma, Il Vangelo degli ultimi giorni, in cui illustra le sue teorie sul cambiamento climatico e il riscaldamento globale.

“È colpa dell’uomo se abbiamo calpestato il pianeta, ma nel cuore dell’uomo agiscono forze trascendenti. A Satana resta poco tempo per prendere di mira il creato. Nel libro cerco di spiegare come il fatto che Satana, negli ultimi tempi che precedono la Parusia, sarà scagliato sulla Terra con grande furore, sapendo che gli resta poco tempo proprio per prendere di mira il creato e la creazione, è un dato teologico. (…) Perché andando a leggere nelle Scritture questo tema dello sconvolgimento finale viene evocato? Lo paragono a quel che accade oggi, e quel che accade oggi è qualcosa di totalmente inedito nella storia dell’umanità, che non è mai accaduto”.

Secondo voi bisognerebbe perdere tempo a commentare qualcosa?

Io non credo, vi ho messo sul piatto della bilancia due storie che parlando della stessa cosa, a voi la scelta…

Giulia Olivieri

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