Eccola accumulata l’esistenza
Nei vagoni oppressi e illuminati
Sui volti che vorrebbero starsene
Nella propria personale ombra.

 

Nel peggiore dei casi è il cane
Schiacciato tra il petto della padrona
E il sorriso indulgente di una studentessa,
O il neonato infrascato nella culla
Avidamente osservata dalla madre,
Pressati da simili preoccupazioni
Negli occhi delle persone; i ritardi
Le corse, gli affanni, i pesi delle buste
Di cui loro sono altezzosamente indifferenti.
Si guardano curiosi – i due – dall’alto
Della loro comune inconsapevolezza,
Per uno sarà sempre così, per l’altro
Un giorno ci sarà un nuovo infante
Di cui invidierà il momento Prima
Che arrivi silenziosa la coscienza,
Quella madre autoritaria che ci svezza.

Manuel Torre

Rispondi