Chesil Beach: storia di un amore (andato a male)

Sempre in questo sito s’è parlato di The Children Act di Richard Eyre ispirato ad un romanzo di Ian McEwan con protagonista Emma Thompson. Chi ricorda però Espiazione di Joe Wright di sicuro non scorderà che il soggetto di partenza è sempre dello scrittore già citato e che una giovane attrice irlandese aveva avuto la sua prima nomina agli Oscar con quel film.

Si tratta di Saoirse Ronan (1994), protagonista stavolta di Chesil Beach, diretto da Dominic Cooke con il supporto in sceneggiatura di McEwan, autore del romanzo omonimo (2007) che fa da base al progetto..

Siamo nel 1962 tra pacifismo, attivismo, scoperta di nuovi rapporti tra sessi: tutte novità che vengono attutite dall’atmosfera dell’Inghilterra profonda. La giovane Florence della Ronan ama ricambiata un ragazzo di campagna, Edward Mayhew (Billy Howle). Lei è alto-borghese di Oxford, che sogna il successo con la sua musica e di sposarsi.

La famiglia di lei è grettissima e lo sfoggia con la figura della madre soprattutto, interpretata splendidamente da una Emily Watson che brilla pur essendo posta in secondo piano. In senso speculare la “cerebrolesa” Marjorie Mayhew (Anne-Marie Duff) si fa notare per il naturalismo con cui entra nei panni della madre di Edward.

I nostri protagonisti, giovani, inesperti e goffi, non hanno figure forti da cui imparare i problemi del sesso e di una relazione complessa come quella del matrimonio: tutto esplode in un albergo sulla spiaggia del titolo. Le incomprensioni di quella notte li faranno pentire per anni.

Il film è uscito in sala il 15 novembre qui da noi ma è stato in sala negli Stati Uniti già il 18 maggio. Lo stile è accademico, teatrale visto che si affida ai dialoghi e ad una recitazione che se non vibrante è almeno corretta. Gli attori sono bravi ma eccellono più le due attrici secondarie sopraccitate.

Si scade nel cerebrale laddove a prevalere dovrebbe essere l’emozione; si pensa a creare per i due innamorati una compensazione sdolcinata nel finale che abbonda in saccarosio quando il lavorio del tempo avrebbe dovuto essere mostrato in modo più freddo, spietato, in linea con le premesse della trama.

Non è un film perfetto, chiuso com’è nella sua matrice letteraria di cui tende ad esporre più i limiti che i pregi. Un consiglio: andate a cercare il brano per piano di Rachmaninov: Symphonic Dances, Op. 45 – 1. Non allegro. Tra tutte le musiche del film è il pezzo che più resta impresso.

Antonio Canzoniere

 

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