L’arte del disinnamorarci

Con la parola “disinnamoramento”, per definizione, stiamo parlando di una fine di un’attrazione o di una passione amorosa. Si è disinnamorata Angelica di Ariosto scappando dall’Orlando furioso, si è disinnamorato Otello della sua bella Desdemona diventata fulcro della sua follia.

Ci siamo disinnamorati nella nostra vita; è l’esatta ciclicità che spesso cerchiamo di evitare all’interno dei nostri rapporti – umani che siamo, grazie al cielo – cadono in comuni meccanismi definibili ormai quasi prevedibili.

Quello che però mi disturba, in questa domenica un po’ disinnamorata, è quanto sia facile disinnamorarsi della politica facendo politica. Le motivazioni antropologiche e sociali sono innumerevoli, ma sfumatura dopo sfumatura, ogni istante della nostra quotidianità è colorata di disinnamoramento.

È definibile come una condizione sociale e fisica, perché è come se ci si innamorassimo per disinnamorarci.


Ci si disinnamora quando vediamo il ministro Toninelli con un braccio alzato durante l’approvazione di un decreto fuffa, ci disinnamoriamo quando il ministro Salvini e le sue battute sui migranti, ci si disinnamora ogni volta che le sale del parlamento italiane sono vuote. Quando sentiamo addossare tutte le colpe sempre al terzo mostro “Europa”, quando uno stupratore viene assolto perché “la vittima portava un perizoma”, quando vediamo il braccio destro del nostro ministro del lavoro ballare in un villaggio di gruppo.

Ma, non possiamo affliggere la colpa di questo a tutto il corpo istituzionale, perché si cari signori ci si disinnamoriamo anche noi quotidianamente per nostra pura e ingenua volontà.

Come?

Rendendo questo meccanismo quasi automatico, parte di un flusso naturale e dolce, intrinseco dentro di noi. Disinnamorandoci del pensiero, quello complicato, quello che richiede tempo. La storia su Instagram come nostro buongiorno, il selfie di gruppo prima di guardarci in faccia, le faide su Facebook piene di insulti su tutto e tutti. Come possiamo definire il nostro gruppo dirigente disinnamorato quando siamo i primi ad esserlo?

Stanchi, di proseguire obbiettivi complessi, di parlare di sistemi complessi, di infilarsi in situazioni scomode e noiose.

Diffidenti, un po’ da tutti e tutto, ma allo stesso tempo pigri e non propensi a sviluppare una situazione migliore.

Rimpiangiamo il passato, quasi ogni giorno, ricordato quanto gli anni ’80 abbiamo cambiato il nostro mondo e dimenticandoci che se non esiste più un pianeta è forse per l’indifferenza consumistica di quegli anni.

Ci disinnamoriamo anche di noi un po’, mascherandoci, il più possibile. Non esponendoci, viene sempre scomodo, ed è sempre più complesso di quanto possiamo pensare.

Ogni mattina, non ammettendo il proprio lato più debole, ci disinnamoriamo schifando le elemosina e cercando di scappare dal vagabondo di turno che vuole abbracciarci per poi correre a votare diritti sociali e uguaglianza per tutti! (Poveri incoerenti)

Ci disinnamoriamo della coerenza, della pulizia, della chiarezza, dalle storie che hanno un lieto fine.

Ci piace l’uomo moderno, quello che si abbassa al nostro livello, quello che racconta le cose come stanno senza filtri e spiegazioni: perché spiegare qualcosa che non si ama?

Olivieri Giulia

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