Excelsior!

Secondo la tradizione cinese, uno storico che decide di scrivere le gesta di un eroe virtuoso beneficia della sua fama riflessa. La fama di Stan Lee però non è certo oscurata da quella dei suoi personaggi.

Nato nel 1922 da immigrati ebrei di origine rumena, è morto in gloria il 12 Novembre 2018, pianto da un coro di prefiche che si batte il petto per tutto il globo, da New York a Tokyo (passando per la via lunga, s’intende).

Celebre per essere il creatore di uno dei personaggi fumettistici più amati al mondo, Spiderman, è anche stato presidente ed editor in chief della Marvel Comics, alla quale dà lustro e fama collaborando con altri grandi artisti quali Steve Ditko e Jack Kirby (la Triade Capitolina del fumetto americano).

Visto che sono una persona estremamente pesante, potrei cominciare a mettere in discussione la sua fama e i suoi meriti, a puntare il dito contro chi – si dice – abbia tolto a sua volta meriti agli altri due grandi del mondo fumettistico, suoi collaboratori.


Ma lo Stan Lee che conosciamo noi della generazione dei Cinecomics non è lo Stan Lee giovane fumettista, non è lo Stan Lee ‘imbroglione’: è uno Stan Lee più anziano, l’uomo che cerchiamo con lo sguardo, scrutando tra la folla, mentre vediamo un film della Marvel.

È l’uomo che aspettiamo compaia sullo schermo nel modo più insolito, e per questo stiamo sempre in guardia e quando lo vediamo, con quei suoi baffi e i suoi capelli bianchi tirati dietro la nuca, non ci strappa sempre un sorriso.

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Io in realtà ho un primo ricordo di Stan Lee un po’ diverso: la prima volta che sentii il suo nome era in un vecchissimo e orribile cartone animato di Hulk, dove ogni puntata cominciava con una voce profonda che diceva “Sono Stan Lee” e cominciava a narrare la vicenda di come lo scienziato Bruce Banner sia poi diventato una bestia verde.

Un altro ricordo più recente è la sua figura super inanellata che parla di come stia cercando dei supereroi nel mondo reale, presentatore di un programma chiamato Stan Lee’s Superhumans, che in Italia è stato mandato in onda da nientepopodimeno che Mistero, in cui sono state trasmesse un paio di puntate come parte integrante del programma.

I suoi cameo restano però la trovata geniale, che ce lo hanno fatto conoscere e amare tanto quanto i suoi personaggi. Divertenti e mai banali, queste apparizioni improvvise sono riuscite spesso a stupirci: è stato un camionista cafone in Thor, un dongiovanni in Guardiani della Galassia, una guardia in The Winter Soldier, il deejay di un locale di spogliarelliste in Deadpool, e tanti altri.

Aveva inoltre dichiarato che gli piaceva tantissimo fare questi cameo e che gli sarebbe piaciuto farne anche in film della Dc Comics come Batman Begins o Superman Returns, e noi ce lo avremmo visto più che volentieri.

Voci di corridoio dicono che avesse già filmato il suo cameo per il nuovo film degli Avengers, quindi potremo rivederlo (almeno) ancora un’altra volta sugli schermi (in ogni caso lascio il link ad un video in cui sono raccolti tutti i suoi cameo, dal primo nel 1989 (!) fino all’ultimo. Per i più devoti c’è sempre l’opzione di una bella maratona Marvel per commemorarlo a pieno).

Le sue storie sono ispirate alle antiche mitologie, i suoi personaggi agli antichi déi ed eroi, che Stan è riuscito a rielaborare in chiave moderna e a incuriosire i lettori e gli spettatori, innescando una sorta di paganesimo moderno. Se è vero che gli dei dell’uomo moderno sono  i supereroi, allora le loro gesta resteranno un tassello fisso della nostra storia, dando vita ad una nuova mitologia il cui Omero sarà, appunto, Stan Lee.

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Annabella Barbato

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