Pensavo fosse abuso e invece era fascismo

Nella giornata del 13 novembre 2018 il Centro per l’Accoglienza dei Migranti Baobab Experience è stato sgomberato per la ventiduesima volta, forse questa volta in maniera definitiva. Verso l’alba la polizia con i blindati si è presentata davanti il centro nei pressi della Stazione Tiburtina invitando tutti i presenti a lasciare l’area. Non avendo trovato altra soluzione alternativa alla collocazione dei migranti, due bus della polizia li hanno scortati all’ufficio immigrazione. 120 le persone scortate, 30 richiedenti asilo o con regolari documenti allontanate, tra cui anche una famiglia italiana. Successivamente, a vista di telecamera, le ruspe hanno iniziato a buttare giù le baracche.

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Fonte: https://www.ilmessaggero.it/roma/cronaca/baobab_tiburtina_sgombero-4104302.html

Dalle parole del Ministro degli Interni:

“Ordine e sicurezza. Vogliamo riportare la legalità a Roma quartiere per quartiere. Faremo altri sgomberi, usando criteri oggettivi: quattro per edifici pericolanti e 23 perché hanno iniziative giudiziarie in corso. Non ci fermeremo: intendiamo passare dalle parole ai fatti

Dal sito del Baobab:


“A oggi, più di 70.000 persone sono passate dai nostri campi, allestiti con mezzi donati dalla cittadinanza, ricevendo cure mediche, cibo, una sistemazione per la notte, assistenza legale. Sono donne, uomini e bambini in transito verso altri paesi europei o richiedenti asilo in Italia, che a Roma, dopo viaggi estenuanti in cui rischiano dalle torture alla morte, sono costretti ad aspettare circa un mese e mezzo in strada prima di poter accedere alle pratiche legali. L’esperienza del Baobab ha dimostrato che a Roma e nei suoi dintorni c’è una società civile cosciente e umana che alla necessità agisce per gli altri lì dove le istituzioni sembrano indifferenti.”

A tutt’oggi, il Comune di Roma non ha saputo dare una risposta duratura all’ingente numero di richiedenti asilo e immigrati in attesa delle procedure legali. Il Baobab e i suoi attivisti più volta avevano provato, tramite lo strumento dell’occupazione di stabili abbandonati e edificio in disuso, a porre un freno a quest’emergenza umanitaria. Non si sa dove andranno gli immigrati del centro dopo essere passati per l’ufficio immigrazione. Una risposta non si ha. Per ora il Governo si è limitato a tirarli fuori dal centro occupato, buttando giù l’edificio e le baracche e liberando l’area. Non possiamo però non considerare la necessità di rendere le zone di rilevanza sociale della Capitale, quali la Stazione Tiburtina, luoghi consoni e in sicurezza, senza strutture illegali e flussi di migranti irregolari. Giusto. L’occupazione rimane un’azione fuori dalla legalità che necessita di immediati interventi. Giusto.

Non molto distante da un’altra stazione di Roma, Stazione Termini, possiamo d’altro canto analizzare un altro interessante stabile, abusivamente occupato, in cui vivono un po’ di persone da parecchio tempo. La sede di CasaPound ospita il movimento di estrema destra ormai dal 2003 nello stabile occupato a via Napoleone III. Naturalmente non parliamo di baracche ma di una ventina di appartamenti in centro con un prezzo di mercato non indifferenti. Sebbene lo stabile sia rientrato nella lista dei 74 immobili occupati senza titolo dall’allora commissario straordinario Paolo Tronca nel 2016, in tutti questi anni non è mai stato portato avanti un tentativo di sgombero in ben 15 anni. Secondo l’inchiesta dell’Espresso, molte personalità del centro destra risiedono stabilmente nella sede del partito, tra cui il leader Simone Di Stefano e la moglie del Presidente Gianluca Iannone, Maria Bambina Crognale.

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Fonte: https://www.giornalettismo.com/archives/2651139/casapound-corte-conti

Di questa questione se ne sta occupando, naturalmente, il Sindaco. No, non il sindaco di Roma Virginia Raggi, bensì il sindaco di Cerveteri Alessio Pascucci. Il primo cittadino del Comune laziale, nonché coordinatore del movimento sindaci antifascisti “L’Italia in Comune”, ha infatti inviato una lettera scritta al Ministro dell’Interno per chiedere l’intervento nella sede del partito neofascista. Pascucci è inoltre membro del Consiglio della Città Metropolitana di Roma. Dalle parole della lettera del sindaco:

“Sarebbe un bel segnale di legalità se il ministro Salvini venisse a via Napoleone III, magari indossando le felpe con gli slogan di CasaPound, e spiegasse a queste persone che quel palazzo è del Demanio dello Stato e non può essere occupato e trasformato in sede politica. Lo farà o proseguirà ad inseguire gli immigrati che arrivano sui barconi?

Naturalmente il Ministro dell’Interno ha immediatamente dichiarato che dopo il Baobab toccherà anche a CasaPound, perché chi occupa abusivamente verrà sgomberatoe aggiungendo che “il calendario lo fanno le emergenze, prima vengono gli stabili di cui ho parlato, poi toccherà anche a loro”.

Ci sarebbe da chiedersi in che scala emergenziale un gruppo di 150 stranieri, di cui parte regolari e richiedenti asilo, in attesa delle procedure legali parte dell’ufficio immigrazione, sia un’emergenza maggiore di uno stabile occupato abusivamente da 15 anni da forze neofasciste con croci celtiche, busti del Duce, e fenomeni di violenza e apologia al fascismo, pienamente in contrasto con la XII disposizione finale del nostro testo Costituzionale e contro la legge Mancino del 1992.

Attendiamo con ansia dunque l’espletamento dei doveri delle forze d’ordine anche in contesti estranei da fenomeni di immigrazione e povertà. In tutto ciò, nella sua piena capacità di adattamento alla situazioni, il Ministro è riuscito anche questa volta a modellare le sue precedenti dichiarazioni alle necessità politiche e elettorali per uno slogan che, in questa occasione e soltanto in questa occasione, potrà finalmente recitare prima gli stranieri.

Matteo Caruso

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