Richard Meier, l’architetto candido

“La luce è usata come metafora del bene in tutta la sua perfezione, nel significato attribuitole da filosofi, poeti, pittori, musicisti, politici e papi. Nell’architettura, come in qualunque altra espressione creativa, la luce è sempre stata una fonte di estasi e ispirazione.”

Nato a Newark, New Jersey, il 12 ottobre 1934, l’architetto statunitense Richard Meier compie i suoi studi di architettura alla Cornell University. Interrogato riguardo la sua esperienza universitaria, egli stesso affermò: “Cornell era molto liberale ed aperta e dava agli studenti la possibilità di imparare liberi dalle influenze dominanti”.

Dopo essersi laureato, Meier viaggia attraverso l’Europa e ha l’occasione di incontrare Le Corbusier, in Francia. Quella prima ammirazione per il maestro svizzero giustifica, forse, i paragoni frequenti dei lavori di Meier con quelli di Le Corbusier. Meier stesso ha dichiarato: “Evidentemente, io non potevo creare i miei edifici senza conoscere ed amare i lavori di Le Corbusier. Le Corbusier ha esercitato una grande influenza sul mio modo di creare lo spazio”.

Nel 1963 apre uno studio a New York e inizia un’attività professionale rivolta alla progettazione in particolare di villette, edifici residenziali, ospedali, musei e edifici commerciali. I più noti tra questi sono la Smith House, Twin Parks Northeast, l’edificio Westbeth Artists’, la Douglas House, il Developmental center del Bronx, l’Atheneum, l’Hartford Seminarty, l’High Museum of Art di Atlanta e il Museuo di arti decorative di Francoforte, tutti progetti insigniti del National Honor Award dell’American Insititute of Architects. Per le sue opere Meier ha ricevuto molti altri premi prestigiosi, come il Pritaker Price (1964) e la medaglia d’oro del Royal Institute of British Architects (1969).

L’episodio finora più importante della sua storia professionale è invece l’incarico per la progettazione del nuovo Getty Center di Los Angeles, al quale lo studio Meier, appositamente aperto in California, ha lavorato ininterrottamente dal 1984 al 1997.


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Visione aerea del J. Paul Getty Museum

Le sue opere sono state pubblicate su riviste d’architettura nazionali e internazionali e su libri editi in tutto il mondo. I mobili da lui disegnati, i suoi progetti, disegni, collages e dipinti sono stati esposti in numerose mostre riguardanti il lavoro dei cosiddetti “New York Five”, un gruppo di cinque architetti di New York (Peter Eisenman, Michael Graves, Charles Gwathmey, John Hejduk e Richard Meier), le cui opere vennero presentate per la prima volta all’interno del MoMA da Arthur Draxler nel 1968.

Importante esponente del purismo formale del moderno, i disegni spiccatamente geometrici di Meier sono contraddistinti da un dominante utilizzo del colore bianco. Il suo comporre si basa sulla evidenziazione delle funzioni: i collegamenti interni, le rampe, le scale, gli spazi serviti con le grandi vetrate e quelli di servizio nei volumi pieni. Su questa base l’architetto negli ultimi anni scopre nuovi temi. A Los Angeles crea una Villa Adriana contemporanea per la fondazione Getty sfruttando le due colline e la valle; a Francoforte il rispetto delle alberature, le complesse giaciture, la necessità dell’inserimento di parte del museo in una maglia edificata, lo spingono a sostituire alla logica del vassoio su cui posare i suoi candidi oggetti, le ragioni di un già esistente che non può non deformare, e quindi rendere più ricco e imprevedibile l’esito finale.

Un’altra novità è il progressivo prevalere della sezione sulla pianta, come ispirazione della soluzione architettonica, rivelato dal suo costante riferimento al Guggenheim di Wright a New York. La logica planimetrica (programma, struttura, circolazione, geometria) degli impianti tende così ad arricchirsi con il grande cavo dei percorsi elicoidali che distribuiscono le diverse sale espositive ad Atlanta o con la rampa del museo di arte contemporanea a Barcellona. La coerenza, l’approfondimento, la verifica e la lenta messa a fuoco di nuovi motivi nell’arco di cinque lustri di attività sulla ribalta internazionale, rappresenta il contraltare della sorpresa, della novità, dell’intellettualismo dei suoi ex compagni di strada. Tra il de-costruttivista (che già rifiuta questa etichetta) e il post-moderno si erge il costruttore Meier.

Tre coordinate riassumono insomma il lavoro dell’architetto americano:

  1. Il luogo. Meier è un architetto “classico”, quindi sostanzialmente atopico.
  2. L’astrazione, con l’area della Minimal Art di Sol Le Witt che è quella prevalente
  3. Il manierismo. L’architetto lavora sul lascito della modernità svuotata dei suoi contenuti ideologici.

Paolo Palladino

SITOGRAFIA:

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