Sulla nostra pelle

15 ottobre 2009 – Stefano Cucchi viene fermato dai carabinieri a via Lemonia, Roma.

22 ottobre 2009 – Stefano Cucchi muore all’ospedale Sandro Pertini.

29 agosto 2018 – la sezione Orizzonti del Festival del Cinema di Venezia si apre con “Sulla mia pelle”, film di Alessio Cremonini con Alessandro Borghi a interpretare gli ultimi sette giorni di vita di Stefano.

Il film di Cremonini è elegante, pulito in ogni inquadratura. Scritto insieme alla sceneggiatrice Lisa Nur Sultan, “Sulla mia pelle”, come ha dichiarato il regista, è “tutto incentrato sugli atti processuali, 10.000 pagine che abbiamo letto, vagliato e sviscerato, incontri con la famiglia e gli amici di Stefano. Tutto questo per realizzare un film che fosse il più possibile attinente alla realtà.” E così è. Infatti, va sottolineata la scelta narrativa di rappresentare passo dopo passo la vicenda di Stefano, tranne il momento del pestaggio, a cui “assistiamo” da un asettico corridoio.


C’è poco spazio alla spettacolarizzazione o alla drammatizzazione esasperata, sullo schermo è rappresentata una lenta e inesorabile discesa negli inferi, sommessa e silenziosa e per questo difficile da accettare mentalmente. Il rischio era quello di cadere in una santificazione del personaggio o un tentativo di elevare la storia a una lotta suprema tra un eroe e degli antagonisti. Invece è tutto – giustamente – più sfumato, che lascia spazio alla frustrazione per il malfunzionamento del complesso statale e alla riflessione necessaria sul significato ultimo dell’organizzazione umana in comunità e della coscienza civile.

Da un punto di vista puramente cinematografico “Sulla Mia Pelle” si distingue per uno stile asciutto, con un tono e una fotografia tipiche del cinema nordeuropeo. Infatti, il regista Cremonini ha spiegato in un’intervista a badtaste: “questa è stata la scelta che ho fatto per Sulla Mia Pelle, una regia molto semplice, essenziale, spesso con macchina fissa. A volte, quando le inquadrature sono più larghe, sembra quasi più vicina grazie al magnetismo di Alessandro; hai l’impressione di stargli addosso anche quando la macchina da presa si trova oltre le sbarre.”

Si può discutere se ci si trovi di fronte a un ottimo film in sé o per sé o sia una percezione dovuta al carico morale ed emotivo dell’opera. Ma, a prescindere da queste considerazioni, è bene lodare la volontà di chi l’ha prodotto e realizzato di dare una voce forte a cui appigliarsi. Perché fare un film del genere, in questo momento storico in Italia, è di fondamentale importanza per la nostra democrazia, arte e sviluppo sociale. Il grande cinema di impegno civile non è tramontato, anzi è in lenta ripresa come tutto il cinema italiano. Venezia stessa ci ha regalato un documentario di Roberto Minervini di grande impatto: “What You Gonna Do When The World’s On Fire”, e tra gli altri non dimentichiamo l’orso d’oro a “Fuocoammare” due anni fa.

Altro aspetto importantissimo è l’interesse spontaneo e virale che il film ha suscitato in tutta Italia. La copertura mediatica rivolta a “Sulla Mia Pelle” e l’attenzione particolare e partecipata di moltissimi, testimoniato dalle innumerevoli proiezioni, incontri, manifestazioni scaturite in seguito all’uscita del film, dimostrano come questa vicenda sia tatuata anche sulla nostra pelle in modo indelebile da quell’ottobre del 2009.

Il fatto che dall’11 ottobre il caso sia finalmente giunto a una svolta definitiva, per via della denuncia del carabiniere Francesco Tedesco, rende evidente proprio quanto fosse necessario un film come questo.

Claudio Antonio De Angelis

 

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