Tanto immensamente hai amato
e tanto intensamente hai scritto
quando le tue spoglie mortali
calpestavano ancora la terra
che ora calpesta loro.

I versi che creasti giacciono ancora
in infiniti sepolcri di carta
ma cosa resta dell’amore che li generò?
Se nulla si crea e nulla si distrugge
dov’è l’energia del tuo sentimento?

Nell’aria immobile il fumo di una sigaretta
galleggia sulle tombe sotto il lamento dei corvi,
ormai distante dalla bocca
che per ultimo lo ha baciato.
I gatti
silenziosi custodi
schivano con indifferenza i passanti,
troppo vivi per essere loro amici.

Cos’è rimasto? Ancora mi chiedo
Dov’è la tua Fanny? Non mi ricordo,
sicuramente lontana.
Forse la raggiunge la farfalla
che ora si posa sulla tua pietra
e veloce vola via.

Cos’è rimasto? Domando di nuovo
Forse il tuo amore mischiato all’inchiostro
lo hai lasciato in eredità ad ogni tua pagina,
e come fluido risale agli occhi di chi legge
e dalla sua bocca al cuore di chi ascolta.

Paolo Palladino

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