Elezioni in Afghanistan: vere elezioni?

Nel 2001 si è concluso, se così possiamo definire, il regime dei talebani in Afghanistan.
Si è andato a formare, grazie all’ultima riforma elettorale, un sistema che porta alle urne
due volte gli elettori Afgani: la prima volta durante questo week-end per eleggere la
camera bassa del parlamento e la seconda, con l’attuazione di un di un’elezione che
porterà ad eleggere il presidente nel 2019.

I problemi come si possono immaginare sono molti: le elezioni sono state rimandate più
volte a causa degli attacchi dei talebani che non si sono fermati ovviamente per far evitare la maggior parte della partecipazione pubblica.

In totale gli attentati registrati sono stati 15, le violenze ieri hanno fatto almeno 170 tra
morti, nonostante aver impiegato circa 70.000 soldati per poter proteggere le urne.
La storicità di queste elezioni è dovuta anche al fatto che per la prima volta, dal 2014, il
Governo Afgano è responsabile delle elezioni e della sicurezza di quest’ultime.
Ovviamente le problematiche di falde elettorali sono tantissime: per prima cosa gli attacchi non porteranno tutta la popolazione a votare, motivo per cui indirettamente i talebani avranno considerato quasi vinta la propria causa.
Gli elettori però sono estremamente coraggiosi, la ribellione contro gli estremismi si sta
sentendo sempre di più e la popolazione vuole cercare di dimostrare di poter scegliere
all’interno del proprio stato. E’ anche vero che una democrazia imposta, sapendo il passaggio storico dell’Afghanistan, è raro che funzioni.

Un secondo problema è come le frodi e la coercizione sia all’ordine del giorno: l’ultima
data per andare al voto era stata fissata nel luglio 2017, ma si è rinviata perché ci sono
state molti dubbi sul numero di votanti e sulla liceità dei votanti.
Perché? Uno dei problemi del rito democratico per eccellenza è, infatti, che ogni cittadino afghano ha diritto di votare presso qualsiasi seggio elettorale del Paese.
Questo significa che potrebbe votare più volte nello stesso giorno in luoghi diversi,
senza che vi sia alcun controllo.


Inoltre, per convincere i cittadini a non votare o a votare un candidato compiacente con
questo genere di criminalità, più d’ogni altra cosa funzionano ancora sin troppo bene il
vecchio metodo dell’attentato terroristico o dell’assassinio di un familiare.

Il ministero degli interni afghano, nonostante le segnalazioni di queste problematiche ha
sottolineato che non vi dovranno essere problemi quest’anno a casa del controllo da parte delle forze dell’ordine.

Se è vero che sono oltre 70 mila gli agenti di sicurezza attivati per garantire il corretto
svolgimento delle elezioni (secondo altre fonti sono meno di 50 mila), pesano tuttavia
molte incertezze su ciò che faranno i Talebani, e come continueranno a muoversi.

In Afghanistan quindi, possiamo solamente pensare di poter parlare di democrazia?
Può essere realmente un sistema ottimo, all’interno di uno stato che presenta gruppi ribelli misti pronti a bloccare qualsiasi forma di partecipazione popolare?
Non bisogna mai dare per scontato, soprattutto quando si parla di democrazia, del peso e
le ripercussioni che essa possa avere: non vi è di certo ragione di definirla un sistema
perfetto soprattutto in situazioni dove non c’è un governo stabile, dove vi sono guerriglie
interne e ancora tribù sconosciute all’interno del territorio che non vivono con l’idea di
avere uno stato centralizzato.
Può essere quindi, per uno stato come questo e con questa situazione, una prima priorità
quella delle elezioni democratiche?

Giulia Olivieri

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