Una scacchiera sul mare: il fenomeno del “mare a croce”

Quando qualche giorno fa capitò nella mia home su Facebook l’immagine che vedete riportata nella copertina dell’articolo pensai immediatamente a un banale fotomontaggio creato allo scopo di racimolare una manciata di like in più, come tante altre che orbitano nei vari social network. In realtà, essa è stata scattata presso la vieille tour des Baleine a Île de Ré, isola dell’Oceano Atlantico situata di fronte alla costa francese di La Rochelle nella regione della Nuova Aquitania, e rappresenta il fenomeno del cosiddetto “mare a croce“.

Questo stato marino è comune negli oceani, e ha origine da due sistemi di onde che si incrociano viaggiando su angoli obliqui, di ampiezze generalmente comprese in un intervallo di ±30° rispetto alla condizione di perpendicolarità.

Il mare a croce può essere generato dall’incontro delle wind wave, le classiche onde di corto periodo alimentate dai venti, con le swell wave, ovvero le “onde morte” non più sostenute dal vento, che possono aver avuto origine anche diversi chilometri di distanza.

Può tuttavia accadere che i sistemi di onde che si vanno a incrociare siano entrambi generati dal vento, nel caso in cui i fenomeni ventosi che da cui scaturiscono cambino di direzione prima che le onde appena sollevate si siano abbassate.


Una situazione così particolare genera un ovvio interrogativo: il mare a croce è idoneo per la navigazione? La risposta sembra essere un categorico no.

Uno studio basato sui dati del Lloyd’s List – quotidiano a diffusione internazionale specializzato nelle notizie relative alla navigazione, alle assicurazioni marittime, alle piattaforme petrolifere e alla logistica – riguardanti 650 casi di incidenti navali avvenuti tra il 1995 e il 1999, dimostra che nel 50% dei casi l’incidente è avvenuto in condizioni classificabili come mare a croce. Se si estende la definizione anche a scontri di moti ondosi compresi in un intervallo di ±45° di perpendicolarità, allora la percentuale degli incidenti avvenuti in condizioni di mare a croce salgono addirittura al 70%.

Insomma, quando il mare dispone la sua scacchiera, meglio non accettare la sfida e riporre le proprie pedine, se non le si vuol vedere affondare.

Paolo Palladino

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