Internazionale a Ferrara 2018

Dal 5 al 7 Ottobre si è svolta a Ferrara la dodicesima edizione del festival di Internazionale.

“Oltre 215 ospiti, di cui quasi il 50% donne, provenienti da 44 paesi e da 5 continenti, 112 incontri per 250 ore di programmazione. Questi i numeri della dodicesima edizione di Internazionale a Ferrara”, queste le parole di Chiara Nielsen, vicedirettrice di Internazionale.

download

Anche quest’anno Ferrara per 3 giorni si è trasformata in uno dei centri di aggregazione culturale più interessanti del Paese, soprattutto per la sua capacità di concentrare in un solo luogo appassionati e professionisti di settori cruciali della vita pubblica: giornalismo, cinema, editoria, istruzione, politica (da chi lavora nella cooperazione a chi nella Commissione Europea).

Si è parlato dell’ascesa del populismo su tutto il territorio europeo, della differenza tra nazionalismi e sovranismi, di democrazia e di popolocrazia. Nonostante questa grande attenzione alla politica nazionale ed internazionale, (le due non potrebbero attualmente essere più connesse), senza dubbio non è stato lasciato indietro il tema dei Diritti, sviscerati da relatori di altissimo livello quali Annalisa Camilli, Ida Dominijanni, Gad Lerner, Marta Fillon ed esponenti di un’enorme quantità di associazioni come Medici Senza Frontiere e affini.


Questo dimostra come quest’anno si sia spinto ancora di più sull’acceleratore per quanto riguarda tematiche e iniziative proposte. Lo stesso direttore di Internazionale ha dichiarato, nella conferenza stampa di preparazione al festival: “Più che reagire, è arrivato il momento di agire”. A testimonianza di questa forte volontà, oltre al logo del festival disegnato da Anna Keen – la sveglia è un simbolo piuttosto chiaro – vi è stato soprattutto l’evento “Fino a quando resisto”, con il fumettista Gipi che ha letto tutti i nomi delle trentamila persone morte dal 1993 a oggi nel viaggio alla ricerca di una vita migliore in Europa.

fb_ferrara_2018

Insieme a “Fino a quando resisto”, la manifestazione è stata inaugurata dal premio giornalistico Anna Politkovskaja, assegnato al giornalista curdo-iraniano Behrouz Boochani.

La caratteristica fondamentale che differenzia questo festival da altri è proprio l’idea stessa di “festa”. Internazionale è una festa della cultura, del sapere attivo e non didascalico, della partecipazione e del confronto, non dell’imposizione delle opinioni.

E, per una volta, facciamo i complimenti a un’iniziativa italiana. Perché questo festival rappresenta una delle armi più potenti contro i vari “in Italia non si fa niente”, “la cultura non interessa più a nessuno”, “i giovani hanno perso interesse”. Non è così, non deve essere così e non potrà essere così. Da questo punto di partenza, da questi tre giorni che si ripetono ogni anno, bisogna ripartire per creare qualcosa, non distruggere quel poco che già esiste.

Un consiglio? L’anno prossimo prendete un biglietto, chiamate i vostri amici, abbandonate ogni pregiudizio o timore di sorta e partite per Ferrara.

Bianca Motawi
Claudio Antonio De Angelis

Post simili

Non ti scorTrump mai di me Come un vecchio o uno specchio di fronte a un altro specchio la Storia si ripete. Gli uomini sono vittime delle proprie stesse paranoie, e come vittim...
Burundi: referendum costituzionale e la deriva aut... Nel corso della sua storia il Burundi è stato un paese martorizzato dalla lotta etnica e politica, un paese che troppe volte ha visto scorrere sulla t...
Non ci resta che ridere È la tua ultima occasione, se rinunci non ne avrai altre. Pillola azzurra, fine della storia: domani ti sveglierai in camera tua, e crederai a quello ...

Rispondi