Morte d’un operaio

Soave, passo soave verso l’ignoto.
Cammina con eleganza, e non teme l’avvenire. Ha il freddo controllo in petto e la tenacia nella testa, e non soffre, lui non soffre delle turbe umane con la facilità del nuovo millennio.
È superiore.
Mente soave verso l’ignoto.

La mattina stupisce moglie e colleghi, che increduli pensano “ancora tiene”, come se un cattivo scherzo della natura si fosse burlato di lui. E così era stato, ma elegantemente lui non temeva l’avvenire. Un duro scoglio nel mare al quale tanti, aggrappati, non si sentono oppressi, perché un po’ di spazio lo riserva a tutti, e mai, mai si spezza.
Saldo, acciaio.

Alla sera, moglie e colleghi, pensano che sia ancora tempo per soffrire senza annegare, perché lui è saldo nel suo mare, e le braccia sono potenti. Alla sera, moglie e colleghi, pregano di nascosto il loro Dio, supplicandolo di lasciare loro quell’uomo, quel dono divino.
Perché mai la natura si mise in un gioco così sporco con loro?
Perché mai Dio lo rivolle indietro così presto, così bruscamente?

Fu soave. Un passo soave verso il definitivo. Fu la morte d’un operaio.


Serena Valente

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