Il mio torso è un albero secco
Dove la paura bussa alla corteccia,
Come un picchio fa col suo becco,
Scava l’interno e mi fa breccia.

Qualcosa s’appropria dei miei sogni
Come gli usurai coi commercianti,
Che si fanno gentili a prestare i soldi
E se tardi son pronti a tagliar le mani. 

Sembrano ora danzare un intimo lento
– Questi sogni –
Come foglie a terra reduci dalla tempesta,
Penso che chi le ha mosse è un vento
Che ha voce soltanto nella mia testa.

L’eco vuoto al cui dentro si sente
Sito nell’aria passante le vertebre,
Se avesse un colore questo niente
Tingerebbe di nero a strisce di zebre.

Manuel Torre


Foto di Francesco Palumbo

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