Affitteresti casa ad uno straniero?

“Ancora con questo razzismo, basta!” decretano i giudici da tastiera nei commenti (più educati) che facilmente si possono trovare sotto le varie pagine facebook di giornali online. Se ottant’anni fa venivano promulgate le leggi razziali in Italia, oggi nonostante la nostra Costituzione tuteli le differenze e l’uguaglianza formale fra i suoi cittadini, il razzismo non è del tutto sparito. Sebbene venga superficialmente identificato con gesti violenti come possono essere pestaggi, in realtà oggi vive soprattutto nelle cose non dette e nell’indifferenza.

Ne è dimostrazione la storia di Mirela Kokallaj, una giovane ragazza che vive in Friuli Venezia Giulia. Arrivata in Italia a 6 anni, cresciuta integrandosi perfettamente, denuncia tramite un post su facebook la spiacevole situazione in cui lei e la sua famiglia si trovano da mesi. La famiglia, a causa di una ristrutturazione del precedente appartamento, per mesi ne ha cercato uno nuovo in affitto a Spilimbergo. Molte delle risposte negative che ha ricevuto, secondo Mirela, si ricollegano proprio alle sue origini. Non importa quanto integrata e puntuale nei pagamenti la sua famiglia sia, il fatto di avere origini albanesi diventa la motivazione delle tante porte chiuse. Se il giorno prima le agenzie le proponevano appartamenti da visionare, le stesse il giorno dopo la chiamavano dicendole “ho letto il tuo cognome, non sei italiana, non posso affittarti nulla’’. Il razzismo è anche questo. L’impossibilità di una famiglia di trovare casa, nonostante le referenze, i contratti e la cittadinanza italiana – sì, Mirela è una cittadina italiana – dimostra come siamo ancora molto lontani dall’essere un paese non razzista. La diversità spaventa ancora. Uno straniero, nonostante gli sforzi, rimarrà sempre uno straniero e la possibilità di sentirsi finalmente a Casa sembra da escludersi.

I cittadini stranieri che vivono in Italia rimangono in questo stato costante di ‘’doppia assenza’’ come affermato dal sociologo Sayad: incapaci di essere parte della società di appartenenza, si trovano esclusi anche da quella di accoglienza. La vita rimane così sospesa tra l’essere troppo Italiano nel paese d’origine e troppo straniero nel paese dove vivono. Quando riuscirà l’Italia a fare il passo successivo ed accettare una società multietnica, con i suoi problemi e con le sue possibilità? La politica, sia di destra che di sinistra, dovrà risolvere presto questo dilemma per evitare che una sempre più crescente fetta della popolazione subisca discriminazioni ingiuste.

Vi lasciamo qui allegato il link della denuncia di Mirela:

https://www.facebook.com/photo.phpfbid=2240162359361307&set=a.923792764331613&type=3&theater

Jovana Kuzman


Foto di Francesco Palumbo

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