Una giostra che gira verso destra

Siamo nel 2018, quasi 2019, e in Europa il caos comincia sempre di più a prendere una forma: le ombre della paura, dell’odio e del nazionalismo stanno di nuovo tornando come una tempesta e chi potrebbe contrastarla si ritrova senza parafulmini. Nulla di nuovo, la storia ci insegna che quando il malcontento si propaga tra le persone si è più suscettibili a bere qualsiasi bugia affinché si risolva la situazione: il nemico comune, il capro espiatorio si è rivelato nei secoli della storia umana come una perfetta leva per tirare verso di sé tutte le approvazioni necessarie, ottenendo un controllo senza una forza di opposizione in grado di contrastarlo.

Todd Strasser nel suo romanzo “L’onda” ci aveva visto lungo. Grazie anche al regista Die Welle con il suo film tratto dal romanzo omonimo, nel 2008 si è potuta ammirare una storia che è entrata a far parte dei Cult della cinematografia mondiale.

“È possibile un ritorno del nazismo?” chiede il professore ai suoi studenti, e la risposta come ci aspettiamo è un secco no da parte di tutti. La spiegazione a quella risposta è semplice quanto scontata: la storia ci insegna i nostri errori, sappiamo che non si ripeterà mai una tragedia di quelle proporzioni. Eppure il finale è del tutto opposto a quello che ci saremmo aspettati davanti a questa premessa, infatti la trama centrale si disporrà in una serie di eventi in cui il professor Rainer Wenger, un docente ribelle e incline più ad un orientamento liberale che autarchico, riuscirà a convincere e a far inquadrare i suoi studenti in una nuova forma di pensiero vicinissima al nazismo.

Le domande da farci sono tante, ma due in particolare risaltano più delle altre: come è stato possibile che questi studenti, consci della storia, soprattutto del loro paese (il film è ambientato in Germania), siano riusciti a farsi fare il lavaggio del cervello? E cosa c’entra questo film con la storia politica europea contemporanea?

La risposta risiede in diversi fattori e “leve” funzionali alle richieste umane. Bisogna prima di tutto accettare che la democrazia, come ogni altra forma di governo, ha i sui punti deboli, non è perfetta e nemmeno intoccabile quando, e a maggior ragione, fallisce nei suoi obiettivi primari. Nel film, ma tranquillamente possiamo dirlo anche nella vita vera, il punto principale dei governi totalitaristi è eliminare “l’individualità”; infatti il fatto che la democrazia ponesse l’accento sull’individualità venne considerato come uno svantaggio della democrazia stessa. Questa affermazione è uno dei due punti chiave di questo sistema: l’individuo in sé è un complesso di emozioni e caratteristiche molto complesse e in questa melassa bisogna tenere conto anche degli aspetti negativi come la gelosia, la rabbia, l’invidia, la brama di potere e così via… In un sistema democratico non egualitario in cui la maggior parte degli individui fatica ad arrivare a fine mese, ha una scarsa istruzione e vive ogni giorno con un senso di risentimento verso le forme di potere politiche (come un nemico che non da ciò che a loro spetta) sono proprio questi individui i primi a diventare semplici prede del nazionalismo, il cui principio è agli antipodi del concetto di individualità che ristagna in un pensiero democratico/liberale.

A livello storico il Nazionalismo è sempre stato mascherato come un patriottismo che ha l’obbligo di difendere le virtù e i diritti dei suoi concittadini (per luogo di nascita e assolutamente non per merito) contro ogni “invasore” straniero, che poco a poco ha assunto una fisionomia ben specifica (neri, arabi, stranieri, qualsiasi cosa che sia diverso da “noi”, insomma) e un carico di colpe che comprendono l’essere il problema della loro situazione disastrosa a livello economico o politico. Nulla di nuovo, nella storia dell’uomo, il capro espiatorio a cui attribuire ogni male è ricorrente, ma la domanda che ci poniamo è: è possibile che nel 2018 sia ancora plausibile cascare in questi mezzucci così palesemente studiati? Purtroppo sì, lo è.  Se dovessimo considerare l’avvento di una forma di governo dittatoriale come una ricetta ben specifica, gli ingredienti per poterla fare ci sono tutt’oggi:

  • Veicolare i problemi di una nazione dalla loro origine all’ultimo arrivato, dando così alle persone un volto che possano riconoscere e odiare, si crea una valvola di sfogo a portata di mano, l’odio comincia a scaricarsi e a prendere forma. Come le palline antistress.
  • Un popolo ignorante è facile da manovrare, questo permette a chi si mette al comando di poter mentire e manipolare le menti delle persone come meglio necessita. Secondo la testata giornalistica TPI, il 60 percento degli italiani nel 2016 non ha letto nemmeno un libro, e un recente studio realizzato dal PIAAC (Programme for the International Assessment of Adult Competencies), un programma ideato dall’OCSE, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, ha certificato che il 28% della popolazione italiana è analfabeta funzionale, posizionando l’Italia al 4° posto nel mondo. Dati allarmanti, ormai è chiaro: ci sono più persone ignoranti che istruite, consce e acculturate. Questi dati non saranno prove sufficienti per poter dire con certezza che la maggior parte delle persone in Italia è ignorante, ma sicuramente ne sono un potente presagio, perché i casi si notano sempre di più di persona o nei social network: le persone hanno cominciato a non voler più ragionare e pensare, preferiscono insultare, diffidare della scienza, della cultura e di ogni forma di educazione, non vogliono più basarsi su dati concreti ma solo su quello che i loro sensi e le loro paure gli indicano e insegnano, la trasformazione è già in atto. Non sono ancora passati dieci anni dall’avvento di Facebook e soci e già stiamo riscontrando il primo problema (a livello globale) che hanno queste piattaforme: mettono in comunicazione anche gli ignoranti, dove lì si sono riuniti e si sono resi conto di essere in maggioranza. Hanno permesso la proliferazione di notizie false, senza dati né prove; sta crollando tutto come un castello di carta, sono arrivati a dubitare (dopo secoli di progresso) che la Terra sia tonda.

Ecco perché gente come Salvini è cosi presente sui social network, poiché questi futuri “dittatori” sanno come manipolare i mezzi di comunicazione, sanno che bisogna semplicemente urlare il più forte possibile e sparare a zero, non c’è bisogno di verificare se la notizia sia vera o falsa. L’Europa sta cadendo poco a poco in un altro periodo buio, un’ombra nera dilaga tra gli Stati dove ogni giorno che passa i partiti di estrema destra acquistano potere. L’onda è questo: popoli come alunni e dittatori come professori, se gli ingredienti e la ricetta ci sono il pasto sarà presto pronto e servito.

Elson Dauti

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