La dama silenziosa

La vide uscendo dal suo ufficio: era un giorno qualunque; un altro insignificante e grigio giorno che, per un uomo d’affari come lui, significava nient’altro che altri soprusi, altre speculazioni, altro guadagno. Era ferma all’angolo della strada: gli bastò uno sguardo, e subito s’accese di desiderio per lei.
Antiche e sfarzose vesti avvolgevano la sua sinuosa figura; un turbante cilestrino incorniciava il suo volto, intriso di una rara e languida bellezza, sul quale sfavillavano due grandi e vivi occhi in perfetta simmetria a degli eleganti e splendenti orecchini di perla.

 – Signorina, mi sembra di conoscerla. Ci siamo già visti per caso?
Un banalissimo pretesto. Nessuna risposta. Affidandosi al suo sempreverde fascino, esercitando tutte le armi di seduzione a sua disposizione, egli tentava invano di far capitolare quella ammaliante e silenziosa ninfa.
 – Signorina, la prego! Mi parli almeno! Mi dica il suo nome! – le disse a un certo punto esasperato. – Venga a cena con me stasera: la porterò nel ristorante più lussuoso della città, la ricoprirò d’oro, non ci sarà più nulla che lei non possa avere! Incornicerò il suo viso con lapislazzuli, il suo collo di perle, le sue mani di diamanti …
 – Per altra via, per altri porti, tu verrai a piaggia.
Così disse, con la sua voce lunare: poi, si rintanò di nuovo nel suo seducente e impenetrabile silenzio.

Passavano indistinti i giorni ed egli, pur di poterla far sua, dissipava tutte le sue risorse: economiche, fisiche, mentali. La sommergeva di costosi e opulenti regali che ella rifiutava sdegnosamente, senza neanche concedergli uno sguardo. Passava i suoi giorni in completa apatia, senza bere né mangiare; le sue notti ormai non conoscevano più sonno e la sua bella persona ineluttabilmente sfioriva sempre più. Non provava nessun altro desiderio che non fosse quello di possederla: più del suo corpo, egli bramava la sua stessa essenza; la sua fantasia più fervida era sentire ancora quella sua voce diafana, udirla finalmente pronunciare il suo nome: parlargli della sua infanzia, della sua famiglia, delle sue passioni, del suo modo di far l’amore, delle sue fantasie, del suo uomo ideale, dei suoi progetti per il futuro.

Debilitato e abbruttito da quell’ardere irrefrenabile, in breve tempo egli dilapidò tutto il suo patrimonio: perse il suo remunerativo lavoro e vendé ogni suo possedimento. Indebitandosi all’inverosimile, egli continuava a donare gemme e preziosi all’inespugnabile causa della sua rovina: sempre lì, allo stesso angolo, avvolta nelle sue pregiate vesti, serrata nel suo languido silenzio.


Venne infine il giorno in cui egli, senza neanche più un’insulsa moneta nelle tasche, pur di poterla vedere si presentò a lei a mani vuote, vestito ormai di stracci, nutrito da nient’altro che non fosse il suo desiderio d’averla. Un ultimo raggio di sole illuminava la sua candida ed esile figura; scintillavano le perle lungo il suo collo flessuoso.
 – Signorina – le disse prostrandosi – Io le ho donato tutto ciò che possedevo. Da lei non ho ricevuto nulla: né uno sguardo di compassione, né un sorriso, né una parola di conforto. Io mi struggo, avvizzisco per lei. La prego, se non vuol farmi morire, mi dica soltanto una parola, mi faccia sentire ancora una volta la sua voce.
Disperato, senza più alcuna speranza, con le sue misere mani prese un lembo della sua nobile veste: ancora un ermetico silenzio.
 – Signorina, la prego! Mi parli! Io non ho più nulla da donarle! Non ho più nulla! Posso donarle soltanto il mio povero cuore! Signorina, il mio cuore: è suo! Lo accetti, la prego!

Un moto impercettibile: le perle oscillarono, vibrando luce nell’aria crepuscolare.
Le sue rosee labbra si mossero: restarono per un momento socchiuse, come in attesa di un’inesorabile fatalità; infine si strinsero in un tiepido sorriso.

Danilo Iannelli

Post simili

Kaloù la città fantasma Davanti a me si prestava lo scenario più magistrale della natura: lunghe catene montuose si intrecciavano in un abbraccio, raccogliendo un piccolo rit...
Non condivido, né giustifico: ma purtroppo compren... Il locale della stazione è pieno: dopotutto è l'ora di punta. Un brulicare indistinto invade lo starlounge. Vago con lo sguardo, alla ricerca di un ta...
Le cosmitragiche Erano mesi che la dottoressa Hope Enheimer aveva ultimato la stesura della sua teoria e, finalmente, aveva trovato il coraggio di affrontare la commis...

Rispondi