Di scienza, istruzione e bambini innamorati

L’obbligo vaccinale rappresenta una delle più grandi sconfitte per un Sistema Sanitario. Obbligare le persone a vaccinarsi significa aver miseramente fallito nelle campagne di informazione. Inoltre vuol dire aver perso la fiducia della popolazione, presupposto imprescindibile per il raggiungimento del fine ultimo di ogni Sistema Sanitario: la promozione e la salvaguardia della salute. Ma oggi, allo stato attuale delle cose, è una misura necessaria in Italia. Quello dei vaccini è ormai da anni uno dei temi più caldi in ambito di Sanità Pubblica. Analogamente a quanto accaduto in politica, dove l’ascesa dei populismi e dei movimenti antisistema non può essere slegata dalle colpe della politica, in ambito sanitario non si può dare ogni colpa ai promotori della campagna NoVax. Se questi non avessero trovato terreno fertile non staremo qui a parlarne. Ho già espresso i miei dubbi riguardo la libertà di disinformare.
Oggi passerò dall’altra parte della barricata, dove troviamo insieme al Sistema Sanitario anche la comunità scientifica in toto e il sistema educativo. Quello dei vaccini non rappresenta un problema del solo Sistema Sanitario. Il movimento No Vax è solo una delle tante manifestazioni del diffuso scetticismo nei confronti della Scienza e del Sistema in ogni sua forma. Non riguarda solo la Medicina. Qualche mese fa si parlava ad esempio dell’annullamento dell’esperimento SOX.

Dunque, dove la comunità scientifica e il sistema educativo hanno sbagliato? Ecco alcuni (s)punti tra loro collegati.

Uno dei grossi problemi è che non si è mai provato davvero a rendere la scienza divertente tra i banchi di scuola. A scuola si insegna la scienza, o meglio, si insegnano le sue nozioni, ma non si cerca di far in modo che il bambino se ne innamori. L’importante è che faccia i compiti assegnati. Il più delle volte la curiosità è di chi se la porta da casa. La lezione di scienze, al pari di tutte le altre, è una palla mortale. Non solo non accende la passione, ma è spesso capace persino di spegnerla in chi ce l’aveva di suo. La scuola dovrebbe fornire una cultura di base, certamente, ma anche cercare di instillare negli studenti un amore verso la conoscenza che questi si portino dietro per tutta la vita. Chi scopre la passione per la lettura mangia libri a colazione, ed il difficile è farlo smettere. La lista di libri da leggere durante le vacanze che andava a sommarsi alla mole di altri compiti non ha fatto altro che portare molti ad odiare la letteratura. Magari avranno letto qualche libro in più di quanto non avrebbero fatto da soli. Ma state certi che non ne toccheranno uno per molti anni. Come la lettura, se la scienza riuscisse a far accendere quella curiosità, quell’amore, quel bambino sarà suo per sempre. È la scienza stessa a dirci oggi che il coinvolgimento e la passione migliorano gli outcome educativi. Se davvero ci fidiamo della scienza dovremmo comportarci di conseguenza. Non dico di trasformare ogni ora di chimica in una lezione di Kate Biberdorf, ma esistono tante possibilità nel mezzo.

Il pensiero critico è un altro punto fondamentale. Questo è alla base del metodo scientifico e della distruzione dei dogmi contro cui a scienza si è scontrata nel corso dei secoli. Nonostante questo, oggi è tutt’altro che una priorità per la scuola. Tra i banchi non si punta a formare menti critiche. Se gli studenti sono spinti costantemente a “pappagallare” le sacre critiche scritte da altri invece che a produrne di proprie, come si può pensare quel soggetto possa uscire dalla scuola con un senso critico con cui rapportarsi a ciò che lo circonda? Con quali strumenti dovrebbero rapportarsi alla disinformazione dopo anni passati a “pappagallare” quanto scritto sui libri?


Il mondo scientifico e il sistema educativo hanno inoltre mancato clamorosamente la grande opportunità offerta dall’ascesa di internet e dei social network, che potevano rappresentare il mezzo d’istruzione di massa definitivo. Ma forse per quel substrato di fastidio nei confronti della scienza,

residuo dai tempi della scuola, forse il fatto che si è iniziato troppo tardi a creare materiale scientifico snello e alla portata di tutti senza che fosse un “megapippone” di caratteri neri su sfondo bianco, la scienza ha perso il treno. Ancora una volta, solo a chi interessava già si è offerto uno strumento per ampliare le proprie conoscenze. Non si è andati a caccia degli altri. Piattaforme che offrono corsi di qualità online, come Coursera ed edX, potrebbero fare tanto se utilizzate sapientemente. Lo stesso vale per TED e TEDx. Queste ultime mi portano all’ultimo punto.

La scienza è troppo impegnata. Si è chiusa nelle sue stanze, nei suoi laboratori. E a fine giornata è troppo stanca per giocare con i figli per i quali lavora tanto duro. La progressione scientifica è alla base del miglioramento delle nostre vite, sia in quantità che in qualità. Per questo le risorse sono e devono sempre essere investite nella ricerca scientifica. Ma se non si spiega al bambino che il papà spende tutte quelle ore a lavoro, privandolo della sua presenza, per portargli il pane, lui penserà di esser stato abbandonato. Non capirà, non ha i mezzi da solo per capire che quel sacrificio è necessario per lui. La gente non ha idea di perché si debba investire in viaggi aerospaziali quando c’è chi non ha i soldi per il pane qui sulla Terra. La gente non ha la minima cognizione di cosa sia la ricaduta tecnologica di questi progetti. La gente non ha idea di cosa sia una transizione epidemiologica, delle sue cause e delle sue ripercussioni nelle politiche sanitarie ed economiche. Compito della Scienza è staccare un poco prima da lavoro e trovare almeno dieci minuti ogni giorno per far capire non solo cosa sta facendo, ma anche perché lo sta facendo. Ted e TedX ne sono ottimi esempi. In pochi minuti gli speaker riescono ad offrire piccole pillole di conoscenza e passione alla portata di tutti. Qui (https://www.ted.com/topics/science) trovate la sezione dedicata alla scienza.

In definitiva, per arginare lo scetticismo nei confronti della scienza, è necessario sicuramente agire su tanti punti. Bisogna partire dalle basi. Bisogna insegnare alle persone a crearsi un bagaglio culturale, spingerle al pensiero critico. Bisogna spingerle ad amare e capire la Scienza e la sua importanza. E il primo passo lo deve fare la Scienza.

Fabio Porru

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