La lenta morte del lago Aral

Situato tra il Kazakistan e l’Uzbekistan, il lago Aral è oggi l’esempio di come l’uomo con la sua sconsideratezza possa distruggere in poco tempo quello che la natura ha creato milioni di anni fa. Verso la metà dell’ottocento, con l’arrivo delle forze militari russe, iniziarono le prime esplorazioni del lago, la creazione di città e porti.

Negli anni ‘60 del Secolo scorso le autorità dell’Unione Sovietica decisero di utilizzare dei canali di irrigazione per prelevare acqua dal lago. L’obiettivo era di creare una grossa produzione di cotone, idea che oggi sembra assurda data la siccità del luogo e l’enorme necessità di acqua di questa coltivazione. Bisogna inoltre specificare che solo il 28% dei canali fu impermeabilizzato, creando così un forte dispersione dell’acqua prima ancora che essa giungesse alle aziende agricole.

Il lago iniziò lentamente ad abbassarsi fino ad arrivare ad una media di 90 cm l’anno negli anni ‘80. Questo sfruttamento rientrava perfettamente nei piani quinquennali dell’economia sovietica. Il lago veniva considerato “un  errore della natura” e poiché destinato ad evaporazione era dovere degli ingegneri sovietici farlo morire sfruttandolo al meglio.

Con la caduta dell’Urss e l’indipendenza dell’Uzbekistan nel 1991 il lago continuò ad essere sfruttato dalle politiche agricole del presidente uzbeko Karimov. Politiche ancora una volta assurde che, oltre all’utilizzo di grosse quantità di fertilizzanti, non prevedevano la rotazione delle colture.


Oggi la situazione ambientale dell’area si trova in una situazione critica. L’utilizzo di diserbanti e fertilizzanti ha inquinato il terreno, il forte vento che trasporta la sabbia contaminata ha creato una forte incidenza di malattie respiratorie e renali nella popolazione locale.  Le attività di pesca non sono più possibili nella maggior parte delle zone a causa della salinità dell’acqua.

Negli ultimi anni ci sono stati dei tentativi di recupero da parte del governo kazako e dalla Banca Mondiale tramite la creazione di una diga: Kokaral. Questo intervento non solo ha permesso di diminuire nella parte nord la salinità, ma anche di aumentare il livello dell’acqua e introdurre  nuovamente la pesca. Il resto del lago, separato dalla diga, conosciuto come Grande Aral, sembra invece destinato alla morte tanto che le autorità uzbeke vedono come unica soluzione un tentativo di rimboschimento per ridurre la velocità del vento e il trasporto delle polveri.

Oggi più che mai bisogna essere consapevoli degli errori del passato, per cercare di salvare quello che per anni abbiamo distrutto. La Terra è l’unica casa che abbiamo, ma probabilmente siamo stati i peggiori ospiti che ha avuto.

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Jovana Kuzman

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