McDonald’s e la CSR: come l’impresa può nascondere i lati oscuri dei propri prodotti

Come ben sappiamo è un concetto non nuovo e già visto in questa rubrica: la CSR d’azienda.

Essa è definita come: “Responsabilità sociale d’impresa (nella letteratura anglosassone corporate social responsibility, CSR) è, nel gergo economico e finanziario, l’ambito riguardante le implicazioni di natura etica all’interno della visione strategica dimpresa”.

Il grande colosso americano McDonald’s inserisce, all’interno della propria visione capitalistica, un elemento che potrebbe rendere anche i più scettici favorevoli: decide che entro il 2025 bisogna ridurre gli ostacoli all’occupazione per due milioni di giovani, attraverso la formazione pre-assunzione di lavoro, opportunità di lavoro e programmi di sviluppo sul posto di lavoro.

Dal sito possiamo notare, con un’ottima impaginazione e grafica, le parole coinvolgenti che ci raccontano la loro idea di Young Opportunity:

“Nel 2018 abbiamo lanciato una nuova iniziativa chiamata Youth Opportunity , con l’obiettivo globale di ridurre le barriere all’occupazione per due milioni di giovani entro il 2025, attraverso la formazione pre-assunzione, le opportunità di lavoro e i programmi di sviluppo sul posto di lavoro.

Come parte di questo obiettivo, McDonald’s ha anche aderito alla Global Initiative on Decent Jobs for Youth, guidata dall’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL), per contribuire ad accelerare gli sforzi per affrontare la sfida dell’occupazione giovanile.

La nostra iniziativa Youth Opportunity supporta gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, un’agenda globale per porre fine alla povertà, proteggere il pianeta e garantire prosperità per tutti, in particolare l’obiettivo 8 – promuovere crescita economica inclusiva e sostenibile, occupazione e lavoro dignitoso per tutti.

Adesso facciamo tutti un passo indietro e torniamo al 2015, dove McDonald’s non se la passava molto bene: per la prima volta nel 2014 si concludeva con un negativo rosso.
Le problematiche erano state molte: movimenti ambientalisti e vegetariani avevano preso il sopravvento insieme a sindacati pronti a criticare ancora la catena “Fordista”.

In tutta questa situazione si aggiungeva il famoso scandalo sulla carne usata in Asia insieme alle grida in Virginia per questioni razziste.

Di punto in bianco nel 2015, Donald Thompson, lasciò il posto al britannico Steve Easterbrook che aveva meno di 50 anni e aveva un solo obbiettivo: creare una società “Modern Progressive Burger Company”.

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Decise di intervenire su nuovi menù, rivoluzioni tecnologiche (con il pc al posto di una persona per ordinare), cercando di migliorare la raccolta differenziata ambientale e la qualità del cibo.

Ecco: questo è quello che fa un bravo manager e questo è quello che fa un’azienda che è pronta a funzionare.

Un’azienda che funziona unicamente all’interno di un panorama finto e pieno di  bugie.

Non dobbiamo di certo stare a discutere su quanto il tasso di obesità americano sia alle stelle per colpa dei fast food, o quanto in realtà tutto questo cibo sia terribilmente dannoso per qualsiasi persona che lo consumi.

Non dobbiamo nemmeno discutere su come i lavoratori siano trattati, come siano basse e misere le paghe ed i salari e quanto in realtà il modello “fordista” della postazione prestabilita.  

Quello che volevo cercare di trasmettervi è che nel 2018, con un ottimo marketing e una serie di premesse buone, con investimenti sensati e mobilitazione sociale adeguata si può nascondere di tutto.

Il piano di McDonald’s è un piano indubbiamente vincente: ma nessuno deve dimenticare il film documentario del 2004 “Super Size Me”, che registra esattamente quanto un cibo del genere possa essere dannoso per una società consumistica e affannata come la nostra.

Le parole: “green, equity, CSR, environment” restano pur sempre dei bellissimi ideali, come i “30 Goals of United Nations”, ma è importante ricordare che all’interno delle Young Opportunity, delle Nazioni Unite e del voler diminuire disuguaglianza e fame nel mondo resterà sempre un colosso pronto a sfornare cibo cattivo e non salutare.

In particolare modo, così facendo, porterà quasi ad educare una società che vede nel fast food qualcosa di buono: ma io questo qualcosa di buono devo ancora trovarlo.. a voi le considerazioni!

Giulia Olivieri

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